INDIGNATI/ Pamparana: quale proposta per il futuro dei nostri figli?

- Andrea Pamparana

Domenica 16 ottobre, per ANDREA PAMPARANA il giorno dopo la vergogna. Che cosa resta? Non una proposta alternativa, né una cultura, ma solo la rabbia. E molti cattivi maestri ancora in giro

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Imagoeconomica

Domenica 16 ottobre, il giorno dopo la vergogna. Il giorno dopo la manifestazione degli Indignati italiani, sfregiata da circa duemila guerriglieri, alcuni, non tutti, esponenti dei Cobas, No Tav, sinistra antagonista, anarco insurrezionalisti, No Ponte di Messina, militanti dei ben noti centri sociali, accanto a ragazzini senz’arte né parte. 

Durante la mia trasmissione radiofonica su Rtl 102,5, che da ben tredici anni si fregia del titolo di “Indignato speciale”, ha chiamato una signora di Roma, madre di un bimbo di 11 anni, Andrea, impiegata presso la Questura di Roma con un contratto a tempo determinato. Sabato era in piazza per protestare contro una società che anziché mettere l’uomo, la persona, al centro, pone il dio denaro, il consumismo sfrenato. Ho insistito per saperne di più, per capire le ragioni di questo movimento che non è solo italiano ma planetario. Le ho detto, quasi a provocarla: “Signora, se lei domani trovasse una lettera in cui le si dice che il suo contratto sarà trasformato da determinato in indeterminato, finirebbe la sua indignazione?” “No” è stata la risposta. E nel proseguire il suo ragionamento la signora ha finalmente dato una risposta concreta: “Il problema non è il posto fisso. Il dramma è nel sistema in generale, perché senza quel contratto a tempo indeterminato non posso costruire il futuro di mio figlio, non avrò credito da una banca, non potrò comprare una casa, garantire gli studi al piccolo Andrea”. 

E questa è una risposta emblematica: è vero, ha ragione la signora, è il sistema che sta facendo, non da oggi ma da anni, acqua da tutte le parti. Valentino Parlato, vecchio e intelligente comunista mai pentito, ha scritto sul “Manifesto” di domenica la sua ricetta: tornare alle nazionalizzazioni, rimandare la famosa lettera della Bce al mittente, respingere drasticamente l’idea delle liberalizzazioni e dei tagli. Ecco, penso abbia torto, penso che questa sua ricetta vetero marxista porterebbe al disastro definitivo. Però è una ricetta che nasce da una cultura, che contrasto e che ritengo superata, ma che ha precise basi ideologiche. Molte delle persone in piazza sabato, quelle normali, sane, non violente, non hanno ricette, sono, più  che indignate, sfiduciate, prive di un substrato ideologico che faccia da sostegno alla protesta. Anche questo è un drammatico problema, forse il più grave. 

Non c’è una cultura alternativa, c’è solo la rabbia, spesso del tutto giustificata, soprattutto verso una politica, non solo italiana ma mondiale, che non solo non sa dare risposte ai cittadini, che non si sentono più rappresentati, ma sembra sia succube del potere degli gnomi della finanza, dei banchieri e degli speculatori internazionali e di casa nostra. 

Già… chissà quanti indignati sanno che il dottor Mario Draghi futuro presidente della Bce e attuale Governatore della Banca d’Italia, che sabato mattina appoggiava la protesta giustificando la rabbia dei giovani contro la finanza, non è stato eletto nei due prestigiosi incarichi dal popolo ma dalla politica. E non faceva l’impiegato, l’operaio o altro lavoro normale, ma il finanziere alla Goldman Sachs, una delle cause dell’attuale disastro mondiale.

Oggi non sono preoccupato per quale futuro potrà avere il piccolo Andrea, figlio di quella signora precaria della Questura di Roma, o mio figlio Simone. Sono angosciato dal fatto che i nostri figli possano “avere” un futuro. E sono indignato nel vedere quanti cattivi maestri ci sono ancora in giro.

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