TUTOR/ Il giudice accetta il ricorso e annulla la multa

- La Redazione

Un giudice di pace di Casarano ha dato ragione ad una signora che si era opposta alla multa recapitatagli in seguito al superamento dei limiti di velocità rivelato dal tutor.

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Immagine d'archivio

Una sentenza destinata a far discutere. E in grado di rappresentare un importantissimo precedente, dalla conseguenze dirompenti: una valanga di ricorsi. L’avvocato Franco Giustizieri, giudice di pace di Casarano ha, infatti, dato ragione ad una signora che si era opposta alla multa recapitatagli in seguito al superamento dei limiti di velocità rivelato dal tutor. Non solo. Il giudice ha anche fissato un fondamentale principio, ovvero a chi spetti la competenza a giudicare su casi di questo genere. Dal momento che il tutor rivela il superamento dei limiti sulla velocità media, non è possibile stabilire il luogo in cui è avvenuta l’infrazione. Anche perché, di solito, i tutor sono collocati lungo un tragitto che comprende più comuni. Quindi, la questione è molto semplice: la competenza è del giudice del comune di residenza del trasgressore, perché lì gli è stata notificata la sentenza da impugnare. Trasgressore che, in questo caso, non è tale. La signora di Casarano, infatti, ha permesso di rilevare la mancanza di validità dei verbali, opponendosi per «errore nell’accertamento». Le era stata, infatti, calcolata la tolleranza del 5 per cento.

Si tratta di un criterio, tuttavia, che va applicato agli autovelox e non ai tutor. «Nel caso in questione o non deve essere applicata riduzione alcuna, oppure occorre adottarne una diversa, una riduzione “’progressiva” del 5%, 10% e 15%. Con il solo 5% sulla velocità media non vi è infatti certezza del superamento della velocità consentita», ha scritto il giudice, sottolineando come «la verbalizzazione effettuata è dubbia in quanto applicato un criterio di riduzione del 5 % non previsto  per legge». Giustizieri ha anche fatto presente che il sistema di rivelazione in questione potrebbe esser soggetto a profonde modifiche e rivisitazioni. Il problema, infatti, è che registrando la velocità media dei veicoli, «non sanziona una determinata violazione, ma rileva una presunta media di infrazione compiuta, così ledendo i principi fondamentali di diritto alla difesa e certezza del diritto». Profonda soddisfazione giunge da Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento tematico nazionale “Tutela del consumatore” dell’Italia dei valori nonché fondatore dello “Sportello dei diritti”.

Secondo D’Agata la sentenza costituisce un importante precedente «per quanti vorranno ricorrere a questo tipo di sanzioni amministrative che in effetti non denotano una particolare trasparenza nella loro emissione».

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