AMANDA KNOX/ Tutti i punti oscuri che la sentenza di Perugia non chiarisce

Tutti i punti rimasti oscuri dopo la sentenza della Corte d’assise d’appello di Perugia che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall’accusa di omicidio

04.10.2011 - La Redazione
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Amanda Knox (foto Ansa)

Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti dall’accusa di avere ucciso Meredith Kercher. In attesa di conoscere le motivazioni, la sentenza della Corte d’assise d’appello di Perugia non chiarisce però alcuni aspetti della vicenda.

CONCORSO IN OMICIDIO, MA CON CHI? – In primo luogo, come sottolineato in una conferenza stampa da Lyle Kercher, fratello della studentessa inglese assassinata, «se hanno rilasciato Amanda e Raffaele, noi ci chiediamo chi è che ha collaborato con Rudy Guede a uccidere Meredith?». L’ivoriano, con sentenza confermata in Corte di cassazione, è stato condannato a 16 anni di carcere per concorso in omicidio. Ma concorso in omicidio con chi? Tre gradi di giudizio non sono bastati a chiarirlo.

LA POSIZIONE DI RUDY – Guede, ritenuto colpevole con sentenza definitiva, non può per il momento presentare una richiesta di revisione del suo processo per inconciliabilità con la sentenza che riguarda Amanda e Sollecito: prima deve attendere infatti che anche la Corte di cassazione si pronunci sul loro conto. Non è detto inoltre che l’assoluzione dei due ex fidanzati, anche qualora dovesse diventare definitiva, sia di per sé incompatibile con la condanna dell’ivoriano, in quanto le prove che riguardano i tre protagonisti del giallo di Perugia sono diverse tra loro. In alternativa, Guede potrebbe presentare richiesta di revisione del processo se emergessero nuove prove in grado di scagionarlo: in questo caso, i suoi avvocati non hanno alcun limite di tempo.

LE PROVE CONTRO AMANDA – Per il momento, l’unica certezza è che la sentenza d’appello ha ritenuto insufficienti le prove contro la Knox e Sollecito presentate dall’accusa. Tra le altre il Dna riconducibile a Raffaele trovato sul reggiseno di Meredith e il coltello con tracce di Amanda sul manico e di Kercher sulla lama. Per i pm inoltre nel bagno dell’appartamento dove è avvenuto il delitto ci sarebbero tracce miste di Meredith e di Amanda, e sul tappetino comparirebbero delle impronte di Raffaele. La Procura è convinta di avere smontato con delle perizie tecniche anche l’alibi dei due accusati, che hanno raccontato di avere guardato un Dvd al computer, mentre questo non risulterebbe. Inusuale anche il fatto che quella sera i due abbiano tenuto i telefonini spenti.

IL CLOCHARD CURATOLO – Infine, ci sono due testimonianze, quella di un addetto di un supermercato e quella dell’ex clochard Antonio Curatolo. Quest’ultimo in particolare avrebbe visto Amanda e Raffaele la sera del delitto nella piazza di Perugia da cui partono i pullman, vicino alla casa di Meredith. Ancora a poche ore dalla sentenza di secondo grado, l’uomo ha confermato la sua versione dei fatti e non ha ritrattato le accuse a Sollecito e alla Knox. Curatolo, che oggi vive in una casa del Comune nel centro storico di Perugia, ha testimoniato in altri due processi per omicidio. Per i difensori dei due ragazzi, questo lo renderebbe poco attendibile, ma l’ex clochard ha ribattuto che vivendo per strada vedeva tutte le persone che passavano.

 

LA FAMIGLIA: “NON CI ARRENDIAMO” – Lyle Kercher, a nome di tutta la famiglia di Meredith, ha invece dichiarato: “Abbiamo accettato la decisione, rispettiamo la corte. Non siamo il partito dei colpevoli. Vogliamo sapere quello che realmente è successo. Faremo appello affinché venga cambiata la decisione’”. Il giovane inglese ha quindi aggiunto: “Continuiamo ad avere fiducia nella giustizia italiana. Sappiamo che quanto accaduto era una possibilità, che si può verificare in ogni sistema giudiziario e in ogni Paese. Ma adesso si apre un altro interrogativo su che cosa è realmente successo a Meredith. La cosa più triste per noi è che ci sia qualcuno fuori che ha commesso questo crimine. Nessuno uscirà immune o felice da questa situazione, né noi né Amanda”. Mentre la sorella, Stephanie Kercher, ha annunciato davanti alle telecamere: “Finché non abbiamo la verità completa è molto difficile che ci possa essere un contatto con Amanda. E’ stato uno choc. Siamo stati molto delusi dalla sentenza. E’ stato molto difficile perché non abbiamo nessuna risposta”.

 

LA KNOX NEGLI USA – Il passaporto scaduto sembra non avere nel frattempo complicato particolarmente le cose ad Amanda Knox. La ragazza si è infatti imbarcata su un volo British Airways da Roma Fiumicino per Londra e quindi per Seattle.

 

(Pietro Vernizzi)

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