GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE/ Lo psichiatra: “La scomparsa della figura paterna”

- int. Willy Pasini

Oggi 25 novembre è la Giornata contro la violenza sulle donne. Lo psichiatra WILLY PASINI spiega cosa si cela dietro a fenomeni di cronaca sempre più frequenti

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Una immagine di violenza (Foto: ANSA)

Istituita con delibera dell’Assemblea delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999, oggi è la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. La data prescelta, quella del 25 novembre, fa riferimento a un episodio accaduto nel 1960 nella Repubblica Dominicana, quando tre donne, le sorelle Mirabal che si stavano recando a trovare i mariti in prigione, furono rapite da alcuni agenti dei servizi segreti, torturate, violentate e poi strangolate. Per far sembrare la loro morte un incidente, vennero poi gettate da un’auto. Un episodio seppur caratterizzato da motivi politici (erano tre attiviste contro il regime allora in carica nel loro Paese) che sintetizza tutta la brutale violenza contro le donne a cui si assiste ancora oggi: è di pochi giorni fa il caso di un ragazzo francese che ha violentato una ragazzina di 13 anni, uccidendola e bruciando il suo corpo.
Un dato che riguarda il nostro Paese, a proposito di violenza sulle donne, vede in aumento il numero di omicidi: le donne uccise nel periodo 1992-94 rappresentavano il 15,3% del totale, nel biennio 2007-08 sono diventate il 23,8%. Un altro dato che risulta in aumento è quello della violenza minorile, molto spesso di gruppo, di ragazzi nei confronti di ragazze della stessa età. A proposito di questo, IlSussidiario.net ha interpellato Willy Pasini, psichiatra e sessuologo, per chiedergli di spiegarne le ragioni. “In casi come questi, di violenza di gruppo di minori su altri  minori” ha detto Pasini, “vanno individuati come motori dell’azione due meccanismi, uno psicologico e uno sociologico”. Secondo Pasini, “il motivo psicologico sussiste nel fatto che oggi il fenomeno sessuale è diventato un fenomeno di urgenza. Non a caso è cresciuta numericamente la figura del cosiddetto sexual addict in ogni generazione e quindi anche nei più giovani”.
Una dipendenza dunque, in questo caso dal sesso: “Ci sono molti casi del genere, denunciati da loro stessi, senza arrivare alla violenza naturalmente, ad esempio quello del golfista Tiger Wood o dell’attore Michael Douglas. Ma si tratta di un fenomeno, quello della dipendenza, che sfocia in tantissimi esempi, ad esempio la dipendenza da certi giochi online come il poker, o dai social network”. Dunque, dice ancora Pasini, “si tratta di un bisogno sessuale che è gioco patologico. Le dipendenze sono in aumento”. E l’aspetto sociologico? “Soffermandoci sulla violenza di gruppo, si assiste non a un fine erotico, ma al bisogno di vendetta. Questi ragazzi vogliono riprendere il ruolo di potere che sentono compete loro, di fronte a ragazze che si sono dimostrate meglio di loro negli studi, nei rapporti, che hanno meno timidezza. In poche parole: devono dare loro una lezione”.

Che ruolo giocano i genitori e certi programmi televisivi in tutto questo? Secondo Pasini, “certi programmi mostrano un concetto usa e getto del sesso e influenzano certamente tutte quelle persone che non hanno una propria identità precisa e seguono l’abitudine del gruppo, stimolando un istinto gregario”. Parlando del ruolo dei genitori invece, Pasini sottolinea come “manca sì una presenza educativa forte dei genitori, ma manca soprattutto la figura del padre. Il padre è più presente rispetto alla mia generazione quando il figlio è piccolo, ma quando diventa adolescente, il padre scompare. Sparisce quando arriva il momento di dire no: nessuno oggi vuole dire di no ai figli adolescenti”.



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