ALLUVIONE GENOVA/ Siro, volontario: il “miracolo” del fango? La voglia di ricominciare

- La Redazione

Camminando sotto la pioggia tra i rottami delle auto accumulate ai bordi delle strade di Genova, si vede un popolo che vuole ricominciare, con speranza. Il racconto di SIRO RONCALLO

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L'alluvione a Genova (Ansa)

Camminando sotto la pioggia tra i rottami delle auto accumulate ai bordi delle strade ci si rende immediatamente conto dell’eccezionalità dell’evento che ha colpito Genova in queste ore.
La gente è frastornata, sono morte in modo atroce delle persone, i danni sono rilevantissimi… c’è bisogno di un abbraccio che dia senso a queste ore.
Mi viene in mente quello che dicevano i vecchi di fronte a queste catastrofi naturali: “queste tragedie sono un castigo di Dio”. Penso che, in fondo, questa fosse una  affermazione (certamente rozza e parziale) della positività delle cose, un modo di dire che al fondo delle vicende umane e della storia c’e’ un senso, un significato, anche se a volte è doloroso e contraddittorio. Noi invece siamo afflitti dal positivismo dominante,  angosciati nel trovare i responsabili (che beninteso ci sono); siamo prigionieri della tragedia.

Però, a Genova, così come nei giorni scorsi a La Spezia, assistiamo stupiti, assieme alla rabbia, anche allo spettacolo di un popolo che si muove per affermare la positività della realtà. Come diceva uno dei primi intervistati dalle televisioni locali stamattina, “uno, di fronte a questa tragedia, si rende conto delle cose importanti…”.
Con un gruppo di amici abbiamo pensato di dare una mano ai soccorsi, sono subito fioccate le disponibilità: Arnoldo, il titolare di uno dei più importanti studi tecnici di Genova ci scrive: “Non posso spalare (ha più di settant’anni) ma metto la mia struttura professionale, per quanto possibile, a disposizione”.

Marina, una professoressa delle superiori, scrive: “mi ha colpito la mossa dei ragazzi che, già stamattina, volevano interessarsi e fare qualcosa invece di stare a casa a guardare i filmatini su internet! La ragazza che è morta in motorino era amica di Gina, una mia alunna, io le ho detto che preghiamo per lei, mi ha colpito la sua serenità; tra l’altro stava lavorando coi suoi genitori, che sono panettieri e avevano il negozio da rimettere in sesto perché tutti stamattina correvano a far provviste”.

Nei giorni scorsi a La Spezia c’è stato un reale movimento di popolo, ecco alcune testimonianze. Fabio scrive: “Ci aspettavamo di incontrare disperazione e invece abbiamo visto soprattutto gente con la voglia di ripartire e la speranza nello sguardo. Il proprietario di un’attività commerciale che aveva intorno a lui decine di persone che svuotavano il suo locale da rottami e fango, aveva l’espressione di chi rimane colpito da qualcosa di inatteso e ringraziava quelli che gli passavano a fianco”. Pigi, un giornalista freelance, annota “È come se questi uomini e donne avessero tolto dal proprio sguardo i soliti preconcetti e la solita scontatezza con cui abitualmente tutti affrontano la vita”.

Paolo sul traghetto verso La Spezia mi racconta la sua vita, le aspettative, i problemi futuri dopo aver perso due negozi, di suo padre, della fidanzata. Insomma, persone addolorate e preoccupate di quello che le attende, ma umanamente diverse, ridestate. È lo stesso anche per Nicola, il farmacista. Ha i detriti che arrivano all’insegna del suo negozio, ma è già andato più volte in città a prendere le medicine per tutti. Mi ha colpito anche Don Giorgio, che dopo aver visto un’immagine della Madonna del Rosario ancora attaccata a una parete di una casa pericolante a Brugnato, si è chiesto “visto che Dio parla nelle circostanze, cosa vuole comunicarci? Che cosa significa quella Madonna sul muro?”. Non le solite risposte scontate, ma un interrogativo su di sé.

Giuditta scrive: “arrivati a Brugnato, Laura e io, uniche donne del gruppo, abbiamo deciso di andare a sgombrare una casa. Siamo state accolte dai proprietari e abbiamo iniziato a pulire il cortile della loro casa. Senza acqua e armate di sole scope siamo riuscite a rendere visibile il pavimento del cortile, direi che la frase che ha segnato maggiormente questi due giorni è stata “si inizia a vedere il pavimento!”, esclamato più volte nella gioia di vedere finalmente il fondo e non solo il fango e la terra che hanno sommerso i nostri luoghi”. 

Oscar, che ha coordinato gli interventi, rilascia il 30 ottobre al programma Domenica Cinque la seguente intervista:  “…noi siamo venuti qui soprattutto per il rapporto di amicizia che ci lega con i sacerdoti di Brugnato e Borghetto Vara, ma anche perché ci siamo posti la domanda, almeno io in particolar modo: se fosse successo a me cosa vorrei veramente ora? Se fosse successo a me, quello che vorrei è vedere delle persone che condividano con me il mio bisogno di ripartire, di speranza, il mio bisogno materiale di spalare il fango, di mettere a posto la cantina, il fondo. D’altronde questo è lo spirito cristiano che ha mosso me ed i miei amici”.
Oscar mi invia queste note e aggiunge: “Mentre scrivo mi arriva la notizia che un ragazzo che era lì con me, Marco di Monza, è morto in un incidente stradale: ora, più che mai, è sempre più urgente la mia domanda “Ma cosa c’entra, quello che succede, con le stelle?”.

(Siro Roncallo)

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