SE NON ORA QUANDO/ Manifestazione delle donne, Finocchiaro: siamo più di un milione

- La Redazione

«Siamo più di un milione nel mondo. Ci siamo appena contate». È l’annuncio di Angela FInocchiaro dal palco di Piazza del Popolo a Roma.

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Susanna Camusso (Foto Imagoeconomica)

Prosegue la giornata di mobilitazione per la dignità delle donne nelle piazze di oltre 200 città italiane e internazionali. «Ci siamo appena contate, siamo di più di un milione nel mondo», ha annunciato Angela Finocchiaro, tra gli sponsor della giornata, dal palco allestito a Piazza del popolo a Roma. Nel corso della manifestazione è stato citato più volte il messaggio del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, per cui le manifestanti sarebbero state «poche e radical-chic».

Impressionante il colpo d’occhio non solo a Roma ma in molte città italiane, da Milano a Palermo. A Parigi i manifestanti si sono dati appuntamento sulla scalinata di Montmartre, luogo simbolo della città e grande attrazione turistica. A Tokyo, in Giappone, sono stati esposti striscioni che inneggiavano al «bunka-bunka» (cioè «cultua-cultura» in Giapponese) contro il «bunga-bunga» berlusconiano.

La manifestazione di Roma si è aperta con l’intervento dell’attrice Isabella Ragonese, ma sono intervenute anche – tra le altre – la segretaria della Cgil Susanna Camusso e sur Eugenia Bonetti, missionaria delle Consolate, in Africa per 24 anni. «Voglio dare voce a chi non ha voce – ha detto la consacrata – alle nuove schiave che vengono nel nostro Paese pensando di trovare un futuro migliore. È per loro e per tutte noi che faccio appello perché sia riconosciuta la dignità della donna. Di queste schiave siamo sorelle e madri per noi e per loro dobbiamo dire basta a questo indegno mercato del mondo femminile, a quei diretti umani fondamentali che sono negati».

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Molta ironia negli slogan. Dalla metafora "automobilistica" usata per contrapporre il premier Belrusconi al presidente Napolitano («Napolitano: una Clio tutta la vita. Berlusconi: una Escort tutte le notti»), all’«io lavoro, tu Ruby» scritto a pennarello sulla faccia di una donna in piazza del Popolo. Spazio anche per striscioni più seri, come quello firmato "Donne del Sud": «Non chiamatemi escort, sono una puttana. Non chiamatemi puttana, sono una schiava».

 

Non sono mancati poi i cartelli di carattere più politico. Molti gli inviti al premier affinché si dimetta. A Roma un centinaio di donne ha raggiunto a piedi la sede del ministero delle Politiche sociali, dove le manifestanti hanno simbolicamente "rispedito al mittente" un pacco contenente alcune leggi: la legge 40 sulla procreazione assistita, il collegato sul lavoro e la proposta di legge Tarzia sui consultori.

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