PADOVA/ Cadavere di una persona scomparsa come Yara in obitorio da 7 anni

- La Redazione

Da sette anni il corpo senza vita di un uomo si trova in una cella frigorifera in attesa che qualche familiare lo riconosca. Il cadavere è conservato all’obitorio dell’ospedale di Padova

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Foto Ansa

Da sette anni il corpo senza vita di un uomo si trova in una cella frigorifera in attesa che qualche familiare lo riconosca.

DIMENTICATO DA SETTE ANNI – Il cadavere è conservato all’obitorio dell’Azienda ospedaliera di Padova. L’ipotesi più probabile, ma non certa, è che si tratti di uno straniero. E sembrerebbe che al momento del decesso fosse un uomo di mezza età, più giovane che vecchio. Come scrive Federica Cappellato su Il Gazzettino, a indicarlo è un codice, perché nessuno finora si è presentato per chiedere notizie di quel corpo, nessuno è stato in grado di fornire a quel cadavere un nome e una storia. In apparenza un uomo dimenticato da tutti, anche se magari da qualche parte del mondo c’è una fidanzata, o dei vecchi genitori che lo stanno cercando, sperando che sia ancora vivo. Per questa salma, che ormai potrebbe essere identificata solo grazie all’esame del Dna, sta per iniziare una procedura di tipo giudiziario.

LE INDAGINI DELLA PROCURA – I giudici infatti, dopo avere completato una serie di verifiche, daranno l’autorizzazione necessaria per la sepoltura, che avverrà con una lapide senza nome. Solo a Padova, non si tratta dell’unico caso: un secondo cadavere è conservato in una cella frigorifera dell’obitorio ospedaliero da tre anni. La Procura è al corrente di entrambi i casi e ha incrociato i dati in suo possesso con quelli della Polizia giudiziaria, che riguardano le denunce di scomparsa. In questo modo si spera di ricostruire di chi sono i cadaveri, anche se finora le ricerche non hanno dato risultati. Nelle stanze mortuarie dell’ospedale sono depositati anche alcune parti anatomiche che gli investigatori stanno analizzando.

MOLTI SONO STRANIERI – In tutta Italia sono diverse le banche dati, gestite dalle Questure e dai dipartimenti di Medicina legale, dove gli esperti cercano di fare luce su vite oscure e spesso finite tragicamente. Gli indizi possono essere i lineamenti di un volto, un orecchino, un anello, un tatuaggio, quel che resta dei vestiti. La maggior parte dei cadaveri senza nome sono di persone straniere, e negli ultimi anni con l’intensificarsi dei flussi migratori il problema si è aggravato. Se la legge prevede infatti che a tutti gli extracomunitari regolari siano prese le impronte digitali, questo non vale per gli irregolari che spesso per di più arrivano in Italia senza documenti. Come scrive il sito web genovapost.it, dal 1 gennaio 1974 al 31 marzo 2010 le persone scomparse nel nostro Paese sono state 24.804, di cui 10.121 italiani e 14.683 stranieri. I maggiorenni sono stati 14.456, di cui 8.310 italiani e 6.146 stranieri. I minorenni erano 10.348, di cui 1.811 italiani e 8.537 stranieri, in Liguria sono 605, solo nella provincia di Genova 428.

 

SEPPELLITI DALLA BUROCRAZIA – Per ognuno di questi numeri, c’è un mistero irrisolto e una storia spesso inquietante. Anche per tentare di darvi una risposta, per poter procedere alla sepoltura di un cadavere senza nome è necessaria una decisione del Tribunale. Come dichiarato a genovapost.it da Vincenzo Lorenzelli, dell’associazione Penelope Italia, che si occupa di questi casi irrisolti, «purtroppo per i familiari degli scomparsi non è semplice identificare un cadavere: gli istituti di medicina legale non sono accessibili ai privati cittadini, spesso l’iter burocratico per ottenere l’esame del Dna si trasforma in un vero e proprio calvario, a meno che non sia fatto a proprie spese, e agire privatamente è quasi impossibile se non c’è un provvedimento del magistrato».

BASTEREBBE UN CONTROLLO DEL DNA – E aggiunge Lorenzelli: «Un controllo incrociato con l’esame del Dna potrebbe far terminare per molti l’incubo, perché in molti casi i cadaveri sono i nostri scomparsi. Oggi non esiste una legge che lo prevede, una proposta di legge giace in parlamento da tre legislature. Oltre alla banca del Dna, la proposta di legge prevede il braccialetto per le persone affette da Alzheimer e altre patologie simili, un commissario permanente per le persone scomparse al ministero degli Interni, mentre oggi è soltanto un commissario straordinario». Il Labanof, Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano, cura una Banca dati delle persone scomparse e dei cadaveri non identificati.

 

PERSONE AI MARGINI – Come dichiarato a Il Giorno da Cristina Cattaneo, direttrice del laboratorio, gli scomparsi «sono persone che vivono ai margini della società e della legalità e non c’è nessuno che ne denuncia la scomparsa, ma anche queste persone hanno il diritto a essere identificate. Per questo è stata voluta la banca dati, per cui noi a Milano abbiamo spinto tantissimo. E a Milano abbiamo creato il sito con le ricostruzioni facciali, affinché chiunque possa accedervi, come fanno alcuni siti americani di pubblico accesso: è l’unica possibilità per alcune persone di essere identificate».

 

(Pietro Vernizzi)

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