SCIOPERO MEZZI E TRENI 31 MARZO E 1 APRILE/ Il sindacalista: dopo 28 mesi, non potevamo fare altrimenti

- La Redazione

Giovanni Abimelech, segretario della Fit-Cisl Milano, spiega a ilSussidiario.net le ragioni dello sciopero dei mezzi pubblici di giovedì 31 marzo e venerdì 1 aprile 

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Foto Ansa

Giovanni Abimelech, segretario della Fit-Cisl Milano, spiega a ilSussidiario.net le ragioni dello sciopero dei mezzi pubblici e dei treni di giovedì e venerdì e quale reazione hanno avuto i cittadini quando sono stati spiegati loro i motivi dell’agitazione, durante un volantinaggio nelle stazioni di Porta Garibaldi e Cadorna di Milano.

In tutta Italia chi è avvezzo a servirsi dei mezzi pubblici per i propri spostamenti nelle giornate di giovedì 31 marzo e di venerdì 1 aprile dovrà, probabilmente, organizzarsi in altra maniera. I lavoratori del trasporto pubblico locale, urbano ed extraurbano, e dei treni hanno indetto uno sciopero di 24 ore. L’agitazione è stata proclamata dalle principali rappresentanze sindacali: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Orsa Trasporti, Faisa e Fast. Si parte giovedì 31 marzo, con lo sciopero dei mezzi pubblici del trasporto extraurbano, si prosegue il giorno dopo con il trasporto urbano. Convogli fermi sui binari, invece, dalle 21 di giovedì alla stessa ora del giorno dopo.

Nel corso della manifestazione, saranno garantite le fasce orarie di maggior frequentazione, in modo da consentire a chi viaggia di riuscire – nei limiti – a giungere a destinazione e tornare a casa. Non sempre, tuttavia. Disagi, ritardi, cancellazioni o soppressioni si potranno verificare, di città in città, fino a mezz’ora prima dall’inizio e mezz’ora dopo la fine dello sciopero. Perché i cittadini, è la domanda che tutti si pongono, devono sopportare un simile calvario? «Sono 28 mesi che il contratto nazionale non viene chiuso, più di due anni che attendiamo la firma dell’accordo», è la risposta di Giovanni Abimelech.

«In Finanziaria, inoltre – continua – sono stati effettuati tagli al trasporto pubblico locale, poi riportati a livello regionale, dove si è cercato di ridurli; ma non è bastato, Siamo, infine, in attesa di 425mila euro di sostegni al trasporto pubblico che non arrivano. A questo punto, dopo aver differito per 17 volte lo sciopero, i lavoratori non ne possono più». Secondo il sindacalista, in ogni caso, non si tratta solamente di una difesa di interessi di parte o dei salari, «ma anche della difesa del servizio. Meno contributi vuol dire meno treni, autobus e tram per gli utenti». 

Resta in ballo pure la questione ambientale, e del finanziamento, in tal senso, al trasporto pubblico: «non si può pensare  – dice – che il blocco del traffico o le targhe alterne, quando l’inquinamento raggiunge certi livelli, siano la panacea di tutti i mali». Ottime ragioni, probabilmente; che, tuttavia, lasciano i cittadini in balia di due giorni di fastidiose seccature. «Noi  abbiamo fatto volantinaggio, scusandoci per il disagio», racconta il segretario milanese della Fit-Cisl. «Quando spiegavamo ai passanti che lo sciopero era anche in difesa del servizio di cui loro usufruiscono, capivano. Non ci son state contestazioni, la gente ha compreso». 

Sull’entità dei problemi che l‘interruzione del pubblico servizio provoca, infine, Abimelech minimizza: «Garantiamo sempre ai cittadini di andare a lavorare al mattino e tornare  a casa alla sera. Va poi precisato che il fatto che lo sciopero sia articolato su due giorni non lo ha deciso il sindacato, ma la Commissione di garanzia per garantire maggiormente i servizi minimi».

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