Via le Br dalle Procure: Lassini indagato

- La Redazione

Lassini, l’auore dei manifesti “Via le br dalla procure” è indagato dalla procura per vilipendio dell’ordine giudiziario. Pressing perché riunci alla candidatura a Palazzo Marino 

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Foto Ansa

La trovata potrebbe costargli molto cara. La sua battaglia contro la malagiustizia rischia di ritorcersi conto, di travolgerlo ancora una volta. Roberto Lassini, presidente dell’associazione “Dalla parte della democrazia”, autore dei manifesti che sono apparsi recentemente negli spazi riservati alla campagna elettorale per le comunali milanesi “Via le Br dalle procure”, è indagato. Lassini, era stato sindaco della Democrazia cristiana della cittadina di Turbigo, nell’hinterland milanese. Arrestato con l’accusa di tentata concussione, rimase in carcere a San Vittore per 42 giorni, per poi rivelarsi innocente. La sua carriera politica fu distrutta, così come – aveva lui stesso raccontato – la sua stessa vita, e per risarcimento ottenne solo 5mila euro, con i quali non potè neanche pagarci le spese processuali.  Ora è indagato, assieme ad altre due persone, per vilipendio dell’ordine giudiziario. L’intervista che aveva rilasciato domenica al Giornale è stata acquisita agli atti delle indagini dai pm Armando Spataro, Grazia Pradella e Ferdinando Pomarici. Per procedere, tuttavia, la Procura ha bisogno dell’autorizzazione del ministero della Giustizia: questa verrà inoltrata quando saranno completati tutti gli accertamenti necessari. Ai tre indagati il reato è contestato fino al 16 aprile e riguarda, oltre al manifesto con scritto “Via le Br dalle Procure” un altro che recitava “Toghe rosse. Ingiustizia per tutti”. Dalla maggioranza, al di là della condanna del gesto, arriva la richiesta di ritirare la sua candidatura. Lassini è nella lista del Pdl come candidato in Consiglio comunale, e secondo molti la sua presenza a Palazzo Marino non è opportuna. Il sindaco di Milano Letizia Moratti e il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi stanno facendo pressioni sul coordinatore lombardo del Pdl, il senatore Mario Mantovani, perché a sua volta convinca Lassini a non correre per la carica di consigliere. Le liste sono già state presentate, e qualora Lassini non dovesse desistere e rinunciare spontaneamente, la Moratti pare che sia intenzionata a presentare a Mantovano una lettera di pubblica dissociazione dal personaggio. Al quale, tuttavia, non sarà possibile impedire di gareggiare nella tornata elettorale. 

In Consiglio comunale, nel frattempo, infuria la polemica. La sinistra ha esposto in aula una bandiera tricolore e cartelloni che recitavano: “Lassini sei la vergogna di Milano”, “chi non lo dice è complice”, “solidarietà ai magistrati” e “Non vogliamo Lassini in consiglio comunale”. Dal canto suo, la maggioranza ha replicato con un coro di “buffoni”. E mentre  Basilio Rizzo, esponente della sinistra radicale, ha minacciato di fare ostruzionismo a oltranza, bloccando tutte le sedute  dell’aula, fino allo scadere del mandato della Moratti, il presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmieri ha dovuto interrompere per due volte i lavori. 



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