SALVATORE CUFFARO/ Depositate le motivazioni della sentenza: ci fu accordo con la mafia

- La Redazione

Sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia, a sette anni di carcere.

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Foto: Imagoeconomica

Sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione che ha condannato Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia, a sette anni di carcere.

La Corte di Cassazione ha depositato  le motivazioni della sentenza con la quale, il 22 gennaio, condannò Salvatore Cuffaro ex governatore della Sicilia, a 7 anni di carcere per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento personale con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. Secondo i giudici, sarebbe «accertata» la «sussistenza di ripetuti contatti» tra Cuffaro e «vari esponenti» mafiosi. La Corte ha così giustificato «l’atteggiamento psichico» con il quale Cuffaro avrebbe rivelato che erano in corso indagini sul capo mandamento al boss di Brancaccio Guttadauro, «con il quale aveva stipulato un accordo politico mafioso»,

I supremi giudici fanno presente che i giudici della corte di appello di Palermo, di cui ne ratificano la sentenza che ha elevato la condanna per Cuffaro da cinque a sette anni, avevano provato l’esistenza dell’accordo politico mafioso tra il capomandamento Guttadauro Giuseppe e Salvatore Cuffaro, in maniera corretta e riscontrata. Il politico siciliano avrebbe inoltre avuto piena avvertenza di aiutare Cosa nostra nell’inserire nelle liste elettorali per le elezioni del 2001 personaggi legati o graditi ai boss ai quali più volte avrebbe rivelato che si stavano effettuando indagini nei loro confronti. 

La Cassazione, inoltre, ha spiegato che Guttadauro strinse l’accordo con Cuffaro, e che tale accordo fu mediato dal portavoce Miceli, «proponendo all’uomo politico, che accetta (e inserisce nella lista) la candidatura alle elezioni regionali del Miceli, mobilitando l’intera famiglia mafiosa per le consultazioni, al fine di ottenere il sostegno per un ridimensionamento del regime carcerario del 41 bis, per il controllo dei flussi della spesa pubblica e per il condizionamento delle attività economiche sul territorio, tutti interessi dell’associazione mafiosa che Miceli si era impegnato a realizzare».

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