VARESE/ Finanziere uccide la figlia a coltellate la sera di Pasqua

- La Redazione

Un ex finanziere di 69 anni ha ucciso a coltellate, la sera di Pasqua, la figlia di 32 anni e ha ferito il figlio di 34. Non è consapevole e non ricorda quanto accaduto.

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Immagine d'archivio

Un ex finanziere di 69 anni ha ucciso a coltellate, la sera di Pasqua, la figlia di 32 anni e ha ferito il figlio di 34. Non è consapevole e non ricorda quanto accaduto.

Alle sette di sera di Pasqua, la rabbia, la sofferenza e il rimorso per aver perduto la propria vita, si sono esacerbati fino al punto di rottura, quando nel proprio equilibrio mentale quel limite che separa la lucidità dalla follia va in frantumi; e così Mario Camboni ha ucciso la figlia e ferito gravemente il figlio. L’uomo, un finanziere in pensione dopo 30 anni di servizio, aveva visto dopo 40 anni il proprio matrimonio distrutto. Qualcosa, nel rapporto con la moglie si era via via andato dissolvendo e Camboni era stata mandato via di casa.

Viveva da solo in anonimo monolocale di Gavirate, in provincia di Varese, dove la figlia Alessandra, psicologa a Padova e il figlio Federico, praticante in uno studio legale, avevano deciso di andare a trovarlo. Non appena, però, i figli sono entrati in casa è scoppiato un violento litigio. Il padre ha preso un grosso coltello da cucina, con 30 centrimetri di lana e ha colpito Alessandra con tre fendenti. Anche Federico è stato colpito, ma è riuscito a fuggire in strada, dove è crollato a terra. I carabinieri, giunti sul posto, hanno trovato Camboni l’uomo immobile, in stato confusionale. Non ricordava il crimine che aveva appena compiuto. Federico è stato portato in ospedale.

Per la figlia non c’è stato nulla da fare. Sul suo corpo non erano presenti le tipiche ferite che si trovano sulle mani e sulle braccia di chi tenta di difendersi, segno del fatto che il raptus dell’uomo deve essere stato improvviso e inaspettato. Portato in caserma, a Varese, «davvero ho ucciso mia figlia?», ha chiesto agli investigatori che cercavano di interrogarlo. In ogni caso, non è stato in grado di dare risposte sensate. Portato in carcere, ai Miogni, è stato posto sotto stretta osservazione. Il momento in cui riprenderà consapevolezza di se stesso potrebbe sortire effetti traumatici. Per il momento l’accusa nei suoi confronti è di omicidio volontario e di tentato omicidio aggravati dal fatto che le vittime fossero parenti. 

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