ILDA BOCCASSINI/ Il Pm del caso Ruby parla con gli studenti dell’Università di Milano

Ilda Boccassini, titolare dell’inchiesta sul caso Ruby, è intervenuta ad un’assemblea organizzata dall’associazione antimafia Libera di fronte a 400 studenti dell’Università di Milano.

05.05.2011 - La Redazione
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Foto: Imagoeconomica

Ilda Boccassini, titolare dell’inchiesta sul caso Ruby, è intervenuta ad un’assemblea organizzata dall’associazione antimafia Libera di fronte a 400 studenti dell’Università di Milano.

Più che per il processo a Berlusconi, la Bocassini è stata ascoltata nella sua veste di capo della Dda di Milano. Dopo aver chiesto alle telecamere presenti di allontanarsi, si è dedicata ad illustrare agli studenti ciò per cui da anni spende gran parte della sua esistenza, la lotta alla mafia. Parlando della legislazione antimafia del nostro, ha spiegato come sia considerata una delle migliori al mondo, invidiataci da tutti, «soprattutto dagli Usa» anche se, secondo lei, probabilmente troppo garantista: «a mio avviso non dovrebbe esistere il 2° grado dei processi». Affrontando il tema del rapporto tra polizia giudiziaria e magistratura, oggetto, tra le altre cose, della riforma della Giusizia,  sottolinea come «una delle più grandi garanzie della tenuta democratica in Italia» sia «l’articolo che stabilisce che l’autorità giudiziaria dispone della polizia giudiziaria. Se venisse meno questo capisaldo si tornerebbe ai tempi dei fermi della polizia e degli arrestati senza legali». 

Il magistrato è tornato anche sulla presenza a Milano della criminalità organizzata, e di come stiano facendo la loro comparsa alcuni elementi tipici della Sicilia di 50 anni fa: «Stiamo constatando – ha detto – impressionanti fenomeni di reticenza. Nessuna vittima di usura o estorsioni ha in qualche modo aiutato gli investigatori. Anche qui – ha aggiunto – ci sono le “vedette” pronte a segnalare l’entrata nel quartiere degli estranei. Anche qui ci sono le famiglie che generano timori autoreverenziali». Una stoccata, infine, ai colleghi, e ad alcune inchieste condotte dalla procura di Palermo e Caltanissetta: «Io non avrei mai dato credito a chi collabora a distanza di 17 anni come Ciancimino Junior».

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