SANTO DEL GIORNO/ 15 giugno 2011: san Vito

- La Redazione

Santo del giorno 15 giugno 2011: san Vito. Veniva invocato nel Medioevo per scongiurare la lettargia, il morso di bestie velenose o idrofobe e, appunto, il ballo di san Vito

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Santo del giorno 15 giugno 2011: san Vito – Si celebra oggi come santo del giorno san Vito: molto popolare nel Medioevo, fu inserito nel gruppo dei Ss. Ausiliatori, i santi la cui intercessione veniva considerata molto efficace in particolare occasioni e per sanare determinate malattie. Infatti, egli veniva invocato per scongiurare la lettargia, il morso di bestie velenose o idrofobe e, malattia tuttora conosciuta con il nome del santo, il “ballo di San Vito”. È patrono dei danzatori e degli epilettici.
Secondo alcuni testi era lucano, altri lo dicono siciliano. Nacque da una ricca famiglia, rimasto orfano della madre da piccolo, fu affidato ad una nutrice Crescenzia e poi al pedagogo Modesto, che essendo cristiani lo convertirono alla loro fede. Fin dai sette anni, narra la leggenda, iniziò a compiere miracoli. Ma nel 303 scoppiò in tutto l’impero romano, la persecuzione di Diocleziano contro i cristiani; allora san Vito era già molto noto nella zona di Mazara del Vallo. Nonostante i tentativi prima del padre (pagano convinto), poi del preside Valeriano di farlo abiurare, egli si rifiutò sempre. Quando Valeriano voleva arrestarlo per la seconda volta, un angelo apparve a Modesto, ordinandogli di partire su una barca con il ragazzo e la nutrice. Durante il viaggio per mare furono assistiti da un’aquila che portò loro acqua e cibo, finché sbarcarono alla foce del Sele sulle coste del Cilento, inoltrandosi poi in Lucania (antico nome della Basilicata). Intanto san Vito continuava a compiere miracoli e aveva fama di taumaturgo.

Così venne rintracciato dai soldati di Diocleziano e condotto a Roma dall’imperatore che gli mostrò il figlio, malato di epilessia. San Vito guarì il ragazzo e come ricompensa Diocleziano ordinò di torturarlo, perché si rifiutò di sacrificare agli dei, Venne sottoposto quindi a torture terribili, come l’immersione in un calderone di pece bollente, poi venne gettato fra i leoni, ma ne uscì sempre illeso. Allora venne appeso insieme a Modesto e Crescenzia ad un cavalletto, ma mentre le loro ossa venivano straziate, la terra cominciò a tremare e gli idoli caddero a terra; lo stesso Diocleziano fuggì spaventato. Gli angeli portarono via i loro corpi sul fiume Sele allora in Lucania, dove morirono il 15 giugno 303.

(Fonte: santiebeati.it)

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