PAPA/ Benedetto XVI ricorda la crisi delle famiglie e dei giovani precari

- La Redazione

Benedetto XVI ha celebrato oggi la Messa nello stadio Serravalle nel corso della sua vista pastorale nella diocesi di San Marino e Montefeltro. Alcuni passaggi della sua omelia

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Benedetto XVI (Foto Imagoeconomica)

Benedetto XVI ha celebrato oggi la Messa nello stadio Serravalle nel corso della sua vista pastorale nella diocesi di San Marino e Montefeltro. Durante l’omelia, ha voluto anche parlare della crisi delle famiglie e della difficoltà che vivono i giovani precari.

In questa fase storica e sociale, ha detto il Papa, non vanno dimenticate “la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata da molti educatori nell’ottenere continuità formativa nei giovani, condizionati da molteplici precarietà, prima fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilità lavorativa».

Benedetto XVI ha poi voluto fare un richiamo sui rischi che l’edonismo della società presenta per gli uomini, che rischia di cancellare ogni moralità. “Si è insinuata la tentazione – ha spiegato il Papa – di ritenere che la ricchezza dell’uomo non sia la fede, ma il suo potere personale e sociale, la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacità di manipolazione scientifica, tecnologica e sociale della realtà”. Ed è così che “si è iniziato a sostituire la fede e i valori cristiani con presunte ricchezze, che si rivelano, alla fine, inconsistenti e incapaci di reggere la grande promessa del vero, del bene, del bello e del giusto che per secoli i vostri avi hanno identificato con l’esperienza della fede”.

Il Santo Padre ha però ricordato che l’amore di Dio è più grande del male e dei peccati dell’uomo. “Nel mondo c’è il male, c’è egoismo, c’è cattiveria e Dio potrebbe venire per giudicare questo mondo, per distruggere il male, per castigare coloro che operano nelle tenebre. Invece Egli mostra di amare il mondo, di amare l’uomo, nonostante il suo peccato, e invia ciò che ha di più prezioso: il suo Figlio unigenito”, il quale “ha dato la sua stessa vita per noi: sulla croce l’amore misericordioso di Dio giunge al culmine. Ed è sulla croce che il figlio di Dio ci ottiene la partecipazione alla vita eterna, che ci viene comunicata con il dono dello Spirito Santo”. Per questo «nel mistero della croce, sono presenti le tre persone divine: il Padre, che dona il suo figlio unigenito per la salvezza del mondo; il figlio, che compie fino in fondo il disegno del Padre; lo Spirito Santo -effuso da Gesù al momento della morte- che viene a renderci partecipi della vita divina, a trasformare la nostra esistenza, perchè sia animata dall’amore divino».

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