CASO REA/ Le foto smentiscono Parolisi: nessuna traccia di Melania a Colle S.Maro

- La Redazione

Stando ad alcune foto e alle testimonianze di un gruppo di studenti, Melania Rea non sarebbe mai stata Colle San Maro. E’ da qui che potrebbe arrivare la soluzione del giallo di Ascoli

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Foto Ansa

Stando ad alcune foto e alle testimonianze di un gruppo di studenti, Melania Rea non sarebbe mai stata vista a Colle San Maro. E’ da questa novità che potrebbe arrivare la soluzione del giallo sull’omicidio della donna di Ascoli Piceno.

FOTO-RIVELAZIONE – Per il caporal maggiore Salvatore Parolisi, sua moglie sarebbe scomparsa dall’area giochi di Colle San Maro il 18 aprile 2011 tra le 14.30 e le 14.40. Ma non c’è nessuno che ha confermato la presenza di Melania Rea a quell’ora e in quel luogo. Anzi, nessuno può confermare che il militare fosse giunto a Colle San Maro prima delle 15.20. A rivelarlo è un articolo del quotidiano La Stampa, firmato dall’avvocato Grazia Longo. La procura e i carabinieri hanno acquisito come prove per l’inchiesta alcune immagini riprese con il telefonino da una classe di studenti di un istituto tecnico in gita a Colle San Maro il 18 aprile scorso. In quei fotogrammi Melania però non si vede, come pure la figlia Vittoria e il marito Salvatore. «Non l’abbiamo visto – testimoniano i giovani – siamo arrivati lì tra le 14.30 e le 14.40, abbiamo posteggiato i motorini, ma lui non c’era». Certo, nulla esclude che gli studenti non l’abbiano notato, intenti com’erano a fare fotografie e a giocare a calcio. Resta il fatto però che tutti gli scatti hanno orario e date precise. Quello che è certo è che il caporalmaggiore sarà chiamato a fornire la sua spiegazione ai pubblici ministeri.

CONTRADDIZIONI E BUGIE – Il suo primo interrogatorio da indagato per l’omicidio della moglie 29enne è incentrato alle molte contraddizioni che caratterizzano diversi particolari delle sue deposizioni degli ultimi due mesi. Il cadavere di Rea, uccisa con 32 coltellate, è stato ritrovato il 20 aprile nella pineta di Ripe di Civitella. Tra i molti interrogativi, se si fosse recata lì con il marito o in presenza di qualche altra persona, o se sia stata trasportata sul luogo dopo l’omicidio. Parolisi, che lavorava alla scuola femminile Clementi del 235° Piceno dell’Esercito, è difeso dagli avvocati Gentile e Biscotti e continua a proclamarsi innocente. Eppure molte delle sue dichiarazioni rese fin qui sono state sconfessate dai fatti. Come quelle sulle amanti Ludovica e Rosa, o sulle foto mai scattate dall’amico Paciolla sul luogo del delitto. Per non parlare del fatto che Parolisi ha nascosto un cellulare in un terreno vicino alla sua abitazione. Il movente potrebbe essere il fatto che un anno fa la Rea minacciò la soldatessa Ludovica, ex allieva del marito, di raccontare a tutti la relazione nata nella scuola femminile, rovinando così la carriera militare di entrambi. Quel «vi rovino» secondo gli inquirenti potrebbe avere provocato una lite tra marito e moglie, che potrebbe avere portato all’omicidio in un impeto d’ira. La famiglia di Melania, che si è costituita parte civile ed è rappresentata dal legale Gionni, spera che dai nuovi interrogatori di Parolisi possano emergere ulteriori dettagli.

L’«ASSALTO ALLA SENTINELLA» – «Ci auguriamo che Salvatore racconti tutto quello che sa – sottolineano i genitori di Rea -. Avvalersi della facoltà di non rispondere sarebbe una scelta brutta, che non aiuta nessuno. Speriamo tanti che parli. E che, stavolta, dica la verità». Tra le novità delle indagini, anche il fatto che Melania Rea sarebbe stata uccisa con tecnica militare. Prima è stata messa a tacere con una mano sulla bocca, poi le è stata procurata una brusca torsione del capo e poi è partito il primo fendente alla gola, un colpo molto forte con lesioni amplificate a causa della quella torsione. I militari la chiamano assalto alla sentinella ed è una tecnica da manuale, studiata e ripetuta più volte negli addestramenti per imparare a neutralizzare l’uomo di guardia. A rivelarlo sono i documenti dell’autopsia del professor Tagliabracci. Carte che neppure i legali Biscotti e Gentile finora ha potuto vedere perché non erano state incluse nella prima documentazione giunta al loro perito di parte, il professor Varetto. Già un mese fa i giornali avevano pubblicato delle indiscrezioni, secondo cui i pantaloni della donna sarebbero stati trovati completamente abbassati. E questa è un’altra tecnica puramente militare: i pantaloni del nemico abbassati proprio fino alle caviglie per precludergli qualsiasi tentativo di fuga. Infine oggi a Pomeriggio Cinque, in onda su Canale 5, è attesa la testimonianza del padre Gennaro, che racconterà perché ritiene che Salvatore sia innocente .

 

(Pietro Vernizzi)

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