SANTO DEL GIORNO/ 28 giugno 2011: sant’Ireneo di Lione Vescovo e martire

- La Redazione

Santo del giorno martedì 28 giugno 2011: sant’Ireneo di Lione Vescovo e martire. E’ sua una frase molto nota ancora oggi: “L’uomo vivente è gloria di Dio”, del Trattato contro le eresie

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Santo del giorno 28 giugno 2011: sant’Ireneo – Oggi si festeggia come santo del giorno sant’Ireneo, discepolo di san Policarpo e, attraverso di lui, dell’apostolo san Giovanni, fu una personalità di grandissima importanza nella storia della Chiesa. Molto significativo è anche il suo apporto alla Dottrina cristiana: pubblicò una celebre opera contro le eresie a difesa della fede cattolica.
Sant’Ireneo proveniva dall’Asia, probabilmente era nato a Smirne, arrivò in Gallia e nel 177 succedette nella sede episcopale di Lione al novantenne vescovo san Potino, che venne ucciso durante la persecuzione contro i cristiani. Sant’Ireneo non era presente a Lione durante queste sommosse, perché era stato inviato a Roma dal suo vescovo per chiarire alcune questioni dottrinali. Tornato a Lione, quando ormai erano sedate le rivolte anticristiane, fu chiamato a succedere al vescovo martire: si trovò davanti a uno scenario desolante, la Chiesa era stata decimata dei suoi preti e di molti fedeli. Sant’Ireneo si trovò a essere l’unico vescovo di tutta la Gallia. Era greco ma studiò le lingue dei barbari per evangelizzare le popolazioni celtiche e germaniche.
Oltre alle preoccupazioni pastorali sant’Ireneo dedicò anche molto tempo agli scritti dottrinali, dai quali emerge la sua fedeltà alla Tradizione della Chiesa primitiva, la sua scienza teologica e l’impegno apologetico nel difendere in ben cinque scritti “contro gli Eretici” la fede di Cristo, così come l’avevano trasmessa gli Apostoli. Un filo lo teneva legato proprio ai primi che avevano conosciuto Gesù: sant’Ireneo infatti aveva ricevuto l’educazione cristiana da Policarpo, vescovo di Smirne, lui stesso discepolo di San Giovanni apostolo.

Proviene proprio da uno degli scritti dottrinali di Sant’Ireneo, il “Trattato contro le eresie”, Libro IV, una frase molto nota ancora oggi e presente nella Liturgia delle ore odierna: “L’uomo vivente è gloria di Dio”.

(…) il Verbo si è fatto dispensatore della grazia del Padre per l’utilità degli uomini, in favore dei quali ha ordinato tutta l’«economia» della salvezza, mostrando Dio agli uomini e presentando l’uomo a Dio. Ha salvaguardato però l’invisibilità del Padre, perché l’uomo non disprezzi Dio e abbia sempre qualcosa a cui tendere. Al tempo stesso ha reso visibile Dio agli uomini con molti interventi provvidenziali, perché l’uomo non venisse privato completamente di Dio, e cadesse così nel suo nulla, perché l’uomo vivente è gloria di Dio e vita dell’uomo è la visione di Dio. Se infatti la rivelazione di Dio attraverso il creato dà la vita a tutti gli esseri che si trovano sulla terra, molto più la rivelazione del Padre che avviene tramite il Verbo è causa di vita per coloro che vedono Dio.

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