J’ACCUSE/ Il caso Bisignani, l’ultimo simbolo di una classe dirigente in declino

- int. Alberto Contri

L’invettiva di Vittorio Sgarbi sul caso Bisignani lanciata proprio dalle pagine di questo quotidiano ha acceso un dibattito. ALBERTO CONTRI vi si inserisce

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Luigi Bisignani (Foto: IMAGOECONOMICA)

“Non mi stupisce l’intemerata di Sgarbi contro i magistrati che indagano sulla cosiddetta P4. E nemmeno il suo gridare allo scandalo per le intercettazioni e la loro pubblicazione. Mi stupisce però che una persona così intelligente commetta un così grave errore di prospettiva nel non vedere un disastro ben più grave”. Così inizia l’intervista con Alberto Contri, di recente insignito della Laurea Honoris Causa in Relazioni pubbliche delle imprese e delle istituzioni dall’Università IULM di Milano, dove insegna Comunicazione Sociale.

La materia di questa laurea abbraccia proprio le questioni sollevate dall’inchiesta sulle vere o presunte trame del faccendiere Bisignani: la liceità o meno dell’esistenza delle lobby, sostenuta a spada tratta da alcuni improvvisati esperti della materia, i rapporti tra stato, mercato, manager pubblici e privati e società di servizi, il ruolo del procacciatore d’affari. Mi stupisce che invece di parlare di questo, i più intelligenti opinionisti si scatenino sempre e soltanto contro la oggettiva piaga delle intercettazioni pubblicate. La loro veemenza, poi, comincia davvero a stancare. Sembra quasi che tutto debba essere sempre o bianco o nero, e che basti un torto per cancellare mille altre ragioni. Vediamo di astrarci per un attimo dalla questione delle intercettazioni, su questo la penso esattamente come il direttore di Avvenire Marco Tarquinio: la loro pubblicazione prima che il processo sia avviato a maturazione è certamente frutto di un perdurante malcostume, che certamente lede molti diritti. Ma questo non può esimere dal dirci esterrefatti del livello della conversatio della classe dirigente del paese.

Lei ritiene che si debba quindi separare il giudizio su questo fatto illecito  dall’analisi dei loro contenuti?

Assolutamente sì. Troppo facile nascondersi dietro un errore per non voler parlare degli altri. E’ un metodo assai rozzo che non fa onore alla raffinata intelligenza di persone come Sgarbi e altri. Non capisco come Vittorio non si renda conto nella sua foga (affermando che Bisignani è una pura nullità) che così facendo sostiene che un’intera classe dirigente è altrettanto “di poco rilievo”.

Ci dovrebbe spiegare allora perché ministri, sottosegretari, magistrati, onorevoli, ufficiali, manager pubblici e privati avrebbero passato ore al telefono o di persona con questa “assoluta nullità” con la fedina penale irrimediabilmente macchiata (già condannato per la maxi-tangente Enimont), consigliandosi e facendosi consigliare, impetrando favori e trattando affari, discutendo questioni di governo, trattando carriere e promozioni. Se gli dànno così tanta importanza, e avesse ragione Sgarbi, per la semplice proprietà transitiva, non ci sarebbe che da trarne una semplice quanto drammatica conclusione: poiché trovano tanto interesse a confidarsi con una nullità, significa che sono una nullità essi stessi. Tertium non datur.

 

Lei che ha lavorato in diverse multinazionali americane e conosce bene il loro modo di lavorare, cosa pensa della definizione che è stata data di Bisignani come lobbista?

Chi lo dice non sa nemmeno di cosa parla. In America il lobbista è un lavoro serio, che si basa innanzitutto sulla trasparenza. Là le lobbies hanno uffici e indirizzi. Se una lobby farmaceutica dà una donazione per una campagna elettorale, deve essere tutto pubblico, di modo che gli elettori di quel partito o di quel senatore sappiano che appena potrà farà anche gli interessi di quelle imprese. Vi pare il caso di Bisignani?

Qui da noi c’è gente che s’è improvvisata lobbista o ha messo in piedi dal nulla una società di consulenza di comunicazione senza mai aver fatto studi specifici in materia. Solo fidando sulle proprie relazioni o sulle proprie amicizie politiche…inevitabilmente assomigliando più a Bisignani che alle più consolidate società di PR…

 

Cosa intendeva quando alludeva al grave disastro?

Alludevo al fatto che osservando tutto quello che succede da un po’ di tempo, analizzando che cosa riflette lo specchio dei mass media, dovremmo accorgerci che si sta commettendo un delitto collettivo, anche con la fattiva collaborazione di intelligenze tutte dedite unicamente a difendere con spericolati artifizi dialettici il proprio punto di vista. Il delitto è contro il significato di ciò che giusto, di ciò che è bello, di ciò che è vero. Titolacci urlati, insulti, accuse infamanti, pernacchie, abusi di metodo Boffo, stratosferiche menzogne, patenti di nobiltà d’animo attribuite a personaggi da suburra, esibizione di mera volgarità come virtù civile da opporre a presunti moralismi, trionfo assoluto di un diffuso relativismo a seconda delle convenienze del momento. Quello che emerge dalle intercettazioni dell’affaire Bisignani è un’Italietta dove conta solo se sei amico degli amici, se puoi fare favori o ricattare qualcuno per trarne dei vantaggi. Comincio a rendermi conto che chi si è mosso per anni seguendo le logiche della concorrenza e fidando sul riconoscimento del merito è stato un vero eroe civile, se è riuscito bene nella sua carriera. 

I discorsi sul perseguimento del bene comune sembrano vetusti arnesi da estrarre solo un attimo nel momento delle cerimonie istituzionali. E’ l’Italietta delle scorciatoie, della visione a breve, delle piccole furbizie. E anche delle intercettazioni pubblicate illegalmente, certo. Ma se ti fanno vedere che la classe dirigente è quella che passa il tempo dietro a Bisignani, significa che il paese non ha più   una classe dirigente degna di questo nome, e ad ogni livello della vita sociale. Un paese in bilico sul nulla che si scopre a correre dietro a una nullità pur di lucrare qualche favore.

 

Un quadro assai pessimista. Dal quale si può uscire?

C’è un paese da ricostruire. Ci sono virtù civili da riscoprire. Valori da far amare ai più giovani. Personalmente mi sto impegnando molto sull’insegnamento, anche perché provo una immensa tristezza e tenerezza ad un tempo per tanti universitari sbandati, destrutturati nel linguaggio, incapaci di concentrarsi e destinati, a forza di credere fin da giovani nella virtù della scorciatoia, a vivere poi tutta una vita di espedienti e di lavoretti.

Però che impresa cercare di spiegare loro che il circo Bisignani è il paese peggiore, e che bisognerà tornare a fare fatica e puntare tutto sul merito…

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