SANTO DEL GIORNO/ 18 luglio 2011: san Rufillo di Forlimpopoli vescovo

- La Redazione

Santo del giorno 18 luglio 2011: san Rufillo di Forlimpopoli vescovo. Narra la leggenda che insieme al vescovo di Forlì riuscì a sconfiggere un drago che infestava la regione

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Santo del giorno 18 luglio 2011: san Rufillo di Forlimpopoli – Il santo che viene ricordato oggi, san Rufillo, fu il primo vescovo di Forlimpopoli (Forlì). Riguardo la vita del santo sono giunte fino a noi alcuni documenti letterari tardi e poco sicuri; mentre sono le testimonianze del suo culto in tutta l’Emilia Romagna ad assicurarci della sua esistenza reale e della venerazione che san Rufillo ricevette nei secoli.
Secondo le fonti medievali erano ben tredici chiese a lui dedicate nella regione, una a Bologna, vicino al ponte San Rufillo, una a Casola Valsenio (diocesi di Imola), una a Vitignano di Meldola (Forlì), una a Ravenna, tre in diocesi di Faenza, tre in diocesi di Forlimpopoli, una a Firenze e infine la Basilica sepolcrale del santo (Collegiata di S. Rufillo) fuori dalle mura di Forlimpopoli. Dagli studi che sono stati condotti è emerso che l’abside della chiesa è del V secolo (mentre il resto dell’edificio è stato soggetto a diversi rifacimenti a causa di distruzioni, l’ultimo è del 1378): si tratta dell’unica basilica paleocristiana della città e molti studiosi ritengono sia la primitiva cattedrale di Forlimpopoli. Questo sarebbe un ulteriore elemento a conferma del grande culto intorno alla figura di san Rufillo, nonostante alcune incertezze agiografiche.
Possiamo trovare alcune informazioni su san Rufillo in un antico sermone dell’XI secolo, che viene recitato nel giorno della festa del santo: si racconta che tra le due città di Forlimpopoli e Forlì si era insediato un drago mostruoso, che rendeva l’aria pestilenziale con il suo solo fiato e portava alla morte diverse persone.

Per cacciare questo essere terribile, il vescovo Rufillo esortò i suoi fedeli a pregare e digiunare e invitò il vescovo di Forlì Mercuriale (anch’egli poi santo) ad aiutarlo nell’impresa: andarono insieme alla tana del drago, lo strozzarono usando le proprie stole e lo gettarono in un pozzo profondo, che richiusero apponendovi un memoriale (ossia un monumento o un’iscrizione). Lo stesso episodio viene riportato anche nella «Vita» di san Mercuriale e in quella dei santi Grato e Marcello. Nel dragone si può individuare un simbolo dell’idolatria diffusa ancora la tempo, che san Rufillo come altri vescovi della regione si impegnarono a scacciare.

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