VAL DI SUSA/ No Tav, black bloc in azione, quasi 200 poliziotti feriti

- La Redazione

Violenti scontri alla manifestazione No Tav di ieri in Val di Susa. Il bilancio vede quasi duecento poliziotti rimasti feriti. Ferma condanna delle forze politiche

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Foto Ansa

Il bilancio, pesantissimo, degli scontri di ieri in Val di Susa: 188 poliziotti feriti. Come al G8 del 2001, protagonisti sono stati i black bloc, giunti da mezza Europa per incendiare la Val di Susa. Erano due i cortei previsti ieri alla manifestazione No Tav in Val di Susa: quello con gli abitanti della zona guidato da una ventina di sindaci e alcuni esponenti politici, e quello dei centri sociali. I quali sin da subito hanno dato vita ad azioni di guerriglia, prendendo la strada dei boschi e attaccando il cantiere di Chiomonte, dove hanno tentato di sfondare le recinzioni per occuparlo. Inevitabili gli scontri con le forze dell’ordine. I black bloc erano armati di pietre, bombe carta e altri oggetti contundenti e quasi duecento poliziotti alla fine della giornata avevano riportato ferite e contusioni. Il primo corteo, secondo gli organizzatori 70mila persone, secondo la questura meno di diecimila,  ha sfilato pacificamente raggiungendo la zona del cantiere. La condanna del mondo della politica: dal Capo dello Stato che ha parlato di infiltrazioni para terroristiche al segretario del Pd Bersani che ha chiesto la condanna di tutto lo schieramento politico nei confronti dei violenti. Anche Casini dell’Udc ha condannato fermamente le violenze, qualche distinguo e giunto dall’area di Sinistra e libertà. Alla manifestazione era presente anche Beppe Grillo che ha tenuto un comizio in cui ha invitato i poliziotti invece di “picchiare” i manifestanti” ad andare in Parlamento a picchiare i politici: “I black bloc sono in Parlamento” ha detto.

Le forze dell’ordine hanno arrestato cinque manifestanti, si tratta di trentenni tre dei quali provenienti da Modena, definiti dalla questura “anarco-insurrezionalisti, pluripregiudicati per reati specifici”; un altro proveniva da Padova e uno da Bologna (“antagonisti con precedenti specifici”). Erano circa duemila gli esponenti dei centri sociali: ottocento appartenenti all’ala radicale dell’antagonismo, trecento provenienti da Francia, Spagna, Austria e Germania.

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