TAV/ In Val di Susa si compirà di nuovo la “profezia” di Pasolini?

- Andrea Pamparana

Il Presidente Napolitano ha parlato di violenza eversiva a proposito degli scontri in Val di Susa. ANDREA PAMPARANA ci spiega perché la situazione su questo tema è incandescente

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Alcuni giovani si preparano allo scontro con le forze dell'ordine in Val di Susa (Foto Ansa)

Il Presidente Giorgio Napolitano ha detto le parole più consone alla situazione creatasi negli scontri in Val di Susa: “Violenza eversiva”. Dunque, se tale è stata, se il primo tra i magistrati così ha bollato quei sassi, quelle molotov, quelle vigliacche aggressioni ai poliziotti, che sia la magistratura a fare il suo dovere, incriminando quei violenti con la loro sacrosanta etichetta di terroristi, riuniti in un’associazione a delinquere a scopo eversivo. Ovviamente con tutto quel che ne conseguirà.

Le bombe di ammoniaca non sono simboliche. Non fanno rumore e basta. Nemmeno uccidono, ma sfregiano per sempre il volto della vittima addosso cui vengono lanciate. E questo gesto di estrema violenza viene giudicato da un certo signor Beppe Grillo, ex comico oggi miliardario, come un gesto eroico compiuto da veri eroi! C’è qualche pubblico ministero che abbia il coraggio di ravvedere in queste deliranti affermazioni anche solo una ipotesi di reato? Che so, istigazione alla violenza o il tanto caro a certi pm “appoggio esterno” in associazione sovversiva? Che aspettiamo, che ci scappi il morto?

A quei giovanotti con maschere anti-gas, caschi e cappucci per nascondere il volto, molti dei quali provenienti dall’estero, nulla importa della Tav, che forse manco sanno di cosa si tratti. Nulla hanno a che vedere con le povere famiglie con bambini al seguito che vogliono manifestare in modo pacifico, e democratico, il proprio legittimo dissenso da questa importante opera infrastrutturale.

Famiglie, uomini e donne, che si sono fatte, loro malgrado, strumentalizzare dagli eversori. Far avanzare i terroristi con le bombe, le molotov e le pietre e aggregarsi a loro subito dietro è stato comunque un grave e irrimediabile errore da parte di molte persone sicuramente per bene che non hanno voluto o saputo gestire una situazione che appariva da subito incontrollabile.

Vendola e Di Pietro, sì, proprio il Tonino che negli ultimi tempi mostrava inusitata moderazione, hanno portato nei giorni scorsi la loro solidarietà alla valle “occupata militarmente” e proclamata da non si sa chi Repubblica autonoma. Un terrificante errore politico che non potrà non ripercuotersi nel futuro immediato di questi due leader, che hanno dimostrato sul campo un grado di irresponsabilità impressionante.

Grillo è un capopopolo, Vendola invece il governatore di una Regione, Di Pietro il leader di un partito che siede in Parlamento. Ogni loro frase in appoggio a questa vera e propria guerriglia eversiva è un concreto atto di connivenza con i violenti, con gli eversori evocati dal Capo dello Stato.

Il movimento No Tav aveva le sue buone e legittime ragioni di dissenso, oggi quelle motivazioni sono state definitivamente seppellite da quelle bombe piene di ammoniaca e da un bilancio di feriti tra le forze di Polizia davvero impressionante. Poliziotti che, come ai tempi di Valle Giulia a Roma, primo focolaio di una tensione che sarebbe poi sfociata nel terrorismo degli anni di piombo, come magistralmente scriveva Pasolini su Il Corriere della Sera, erano e sono uomini e donne del popolo, gente con stipendi non adeguati, ma che hanno saputo tener testa alla violenza di giovanotti, ragazzi e ragazze, italiani e non, spesso con la carta di identità di figli di quella buona borghesia che dai salotti profumati di soldi incitano alla violenza vigliacca dell’“armiamoci e partite”.

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