TEMPI/ Quali possibilità di reinserimento per i carcerati?

- La Redazione

Nel nuovo numero di Tempi la vita dei carcerati, tra una vita infernale e le possibilita di reinserirsi nella scoietà. Poi il reportage sulla violenza contro le donne cristiane in Pakistan

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La copertina di Tempi in edicola

Ammassati come sardine in celle minuscole, ridotti alla fame e costretti all’inattività. In Italia nessuno sembra disposto a concedere ai detenuti la possibilità di “provarci ancora”. Sul numero 27 di Tempi, in edicola da giovedì 7 luglio, un’inchiesta sulla drammatica situazione delle carceri italiane che, secondo dati del ministero, contengono 67.174 persone a fronte di una capienza di 45.551. Ben 28.178 le persone ancora in attesa di giudizio. In cella si trascorrono anche 20 ore al giorno, le condizioni igieniche sono pessime, il vitto è insufficiente e il sopravvitto ha rincari del 40 per cento.

Il viaggio di Tempi non si limita a fotografare la situazione attuale, valuta anche l’alternativa prevista dalla legge Gozzini, che apre al reinserimento dei detenuti in società, anche se di rado viene applicata. Nel 2010 solo 895 persone hanno avuto il permesso di lavorare all’esterno. Eppure le misure alternative hanno funzionato nel 94 per cento dei casi. In più, viene raccontata la storia di Franca e Salvatore e della loro famiglia che poteva essere distrutta dalla “mala” e dal carcere e invece si è ritrovata grazie alla fiducia di un amico.

La copertina del numero 27, dal titolo “Schiave cristiane”, rimanda all’articolo che racconta il dramma in Pakistan di «più di 1.000 donne di minoranze religiose che vengono ogni anno rapite e violentate o costrette a un matrimonio dopo una  conversione all’islam contro la loro volontà».

Sempre nella sezione esteri, da New York Mattia Ferraresi descrive la situazione degli Usa, che devono tagliare mille miliardi di dollari in dieci anni se non vogliono morire di debito. Le alternative sono tagliare la spesa pubblica (così cara agli elettori democratici) o alzare le tasse. Di sicuro, adesso il presidente Barack Obama sa per che cosa entrerà nella storia.

Da non perdere infine la storia di Mariacristina, morta rifiutando la chemio per salvare il figlio che aveva in grembo. Così ha cambiato la vita di chi l’ha incontrata a partire da quella di suo marito Carlo: «Non era un’eroina, ha solo detto “sì” a Dio».

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