DAT/ Toccafondi (Pdl): una legge per non dare ai giudici l’ultima parola sulla vita

- Gabriele Toccafondi

Si riapre la discussione (e le votazione) sul fine vita. Un argomento su cui sembra prevalere il pregiudizio ideologico sull’osservazione della realtà. L’articolo di GABRIELE TOCCAFONDI

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Il Cardinale Angelo Scola (Imagoeconomica)

“Il realismo esige che per osservare un oggetto in modo tale da conoscerlo, il metodo non sia immaginato, pensato, organizzato e creato dal soggetto, ma imposto dall’oggetto”. Ho iniziato così il mio intervento alla Camera in merito alle DAT (Dichiarazione Anticipata di Trattamento) perché sul tema del “fine vita” chi parla sembra non voler fare i conti con la realtà.

Dico questo perché nel dibattito di questi mesi mi sembra ci sia stato e ci sia poco realismo e molta ideologia, insomma che ci sia poca conoscenza della legge, ma anche del motivo che ci ha portato come Pdl e come maggioranza a volerla, a difenderla, migliorarla e a dire che è necessaria.
Bisogna essere chiari su un punto, l’alternativa a questa proposta esiste: è l’anarchia di singole sentenze di singoli tribunali, alla faccia di chi dice che con questa proposta di legge si metterebbe nelle mani dei giudici la vita di alcune persone.

Non è così. È quell’alternativa a mettere, quella sì, la vita di persone indifese nelle mani dei giudici. Questa proposta – lo dice bene sia l’articolo 1 che tutto l’articolato – ha degli obiettivi chiari: dire di sì alla vita, alla tutela della stessa e alla dignità della persona, dire di no all’aiuto al suicidio, all’eutanasia e all’accanimento terapeutico. Altre interpretazioni della legge sono di assoluta fantasia.

La domanda che dovremmo farci a questo punto è: perché dobbiamo ribadire tutto questo, tutti i sì e i no che ho appena elencato? Perché c’è stata una sentenza passata in giudicato grazie alla quale una persona è stata accompagnata alla morte. Una “legge” oggi in Italia c’è ed è la sentenza Englaro. Siamo già nell’anarchia totale sul tema della vita e sulla sua parte più delicata. Per questo bisogna andare fino in fondo.

Da parlamentare mi sento di dover ribadire che è nostro dovere scrivere una legge. Serve una legge perché ci sono 3.000 persone in Italia che attualmente sono in stato vegetativo. Ci sono migliaia di persone che hanno depositato presso notai, enti locali, comuni, proprie dichiarazioni artigianali di trattamento. Sono tutti casi che sono pronti a percorrere la strada delle sentenze, la strada segnata dalla vicenda di Eluana.

Il precedente che si è creato è ancora più pericoloso: le proprie volontà possono essere ricostruite o desunte addirittura dagli stili di vita. Non a caso chi parla esplicitamente di eutanasia sta chiedendo a gran voce di non approvare questa legge, perché è più comodo percorrere la strada già aperta dalla sentenza. È dovere del Parlamento affrontare quello che si è manifestato come un possibile arbitrio dell’interpretazione della volontà soggettiva, stabilendo delle regole.

Camera e Senato provarono a impugnare la sentenza dei tribunali di fronte alla Corte costituzionale, dicendo: le leggi in Italia le fa il Parlamento, non la sentenza del tribunale. La Corte costituzionale però, nell’ottobre 2008, dichiarò inammissibili i ricorsi. Allora, a chi dice che non serve una legge rispondo da parlamentare fiero di esserlo: no, questi dati ci dicono che una legge serve assolutamente e in fretta. Siamo arrivati al punto che qualcuno può decidere per te se la vita che stai attualmente vivendo è o non è dignitosa e se può continuare a essere vissuta.

A margine, mi si permetta di annotare un dato politico. Anche se si sta ancora votando, Pdl, Lega e Udc, con pochi casi di dissenso, votano la legge respingendo i 2.000 emendamenti presentati. Il Pd è invece unito nel voto contrario, anche se diviso tra i cattolici che dicono che questa legge aprirebbe le porte all’eutanasia e i radicali che non vogliono questa legge perché chiedono di aprire a forme di autodeterminazione e a forme eutanasiche.

Con questa proposta di legge il Pdl e la maggioranza vogliono tutt’altro. Vogliono che non si lasci discrezionalità alle sentenze, ai giudici, all’interpretazione degli stili di vita e vogliono dare un colpo all’anarchia e certezza alla legge e alla vita.

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