GB/ Bambini di 5 anni con l’anoressia. Meluzzi: il sintomo della dissoluzione familiare

- int. Alessandro Meluzzi

In Gran Bretagna scoppia un nuovo “allarme anoressia”, questa volta ancora più pericoloso perché le vittime sarebbero bambini di 5 anni: 98 i bambini ricoverati in ospedale

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Immagine d'archivio
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In Gran Bretagna scoppia un nuovo “allarme anoressia”, questa volta ancora più  pericoloso perché le vittime sarebbero bambini di 5 anni. Già dopo l’asilo i bambini assumerebbero pratiche alimentari sbagliate. Una tendenza preoccupante evidenziata dai dati del Servizio Sanitario Nazionale (Nhs) e ottenuti grazie al Freedom of Information Act e da molte organizzazioni che si battono contro le malattie da dieta: 98 bambini tra i cinque e i sette anni sono stati ricoverati in ospedale negli ultimi tre anni a causa di disturbi alimentari solitamente associati ad adolescenti e adulti. Una piaga che interroga inevitabilmente il mondo degli adulti. «L’anoressia – spiega a IlSussidiario.net il Professor Alessandro Meluzzi – è una psicopatologia che interessa l’attaccamento delle figure genitoriali, in particolare la figura materna. Generalmente si manifesta in una aggressività rivolta verso la madre,  anche se il più delle volte implicita, nell’età dell’adolescenza». Ma com’è possibile che il disturbo oggi interessi anche i bambini? «È il segno che il contesto familiare si sta deteriorando sempre più, coinvolgendo in questo modo anche fasce d’età che fino ad oggi erano esenti. I ruoli genitoriali infatti sono sempre più spesso contraddistinti da instabilità, insicurezza, ansia. Laddove la madre dovrebbe essere accogliente, avvolgente e nutriente è disturbata e assente. Questi dati fotografano le conseguenze inevitabili di questa drammatica situazione».

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«Purtroppo – prosegue Meluzzi – le società anglosassoni hanno anticipato trend che poi hanno coinvolto i paesi latini. Per questo è un campanello d’allarme che non può lasciarci indifferenti. I dati, tra l’altro, ci dicono che per quanto riguarda la dissoluzione famigliare non siamo così lontani dalla Gran Bretagna. Una famiglia su tre in Italia non regge alle prove della vita e forse, molto spesso, sono i nonni a mettere una pezza sui danni fatti dai giovani genitori. Cosa che in Inghilterra non accade, per il diverso grado di autonomia tra le persone». Se questa è la situazione attuale, da dove si riparte? «Soltanto da una famiglia armoniosa, stabile, presente e rassicurante. Legami certi, ruoli definiti e attaccamento. Dove questo viene a mancare, ormai è stato sperimentato, insorgono inevitabilmente problemi di salute e psicopatologie».

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