MELANIA REA/ La lettera di Parolisi: “L’ho tradita ma non ammazzata”

- La Redazione

Salvatore Parolisi, indagato dell’omicidio della moglie Melania Rea, avvenuto lo scorso 20 aprile a Ripe di Civitella, decide di scrivere una lettera e inviarla alla giornalista Ilaria Mura

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Un particolare della lettera

“Non avrei mai pensato di scriverti in questa situazione. L’ho tradita ma non l’ho ammazzata. In termini di legge il tradimento non costituisce nessun reato, allora non mi spiego il motivo della mia permanenza qui, in carcere”. Salvatore Parolisi, unico indagato dell’omicidio della moglie Melania Rea, avvenuto lo scorso 20 aprile a Ripe di Civitella, decide di scrivere una lettera e inviarla alla giornalista di “Quarto Grado” Ilaria Mura e a suo marito. Ecco alcuni passaggi pubblicati in esclusiva dal sito del Tgcom: “Ho bisogno di tutti voi per acquisire sempre più fiducia in me … per uscire da questa ingiustizia. Sono sempre stati gli affetti più cari che ci danno la carica per andare avanti e superare le difficoltà, sempre con l’aiuto del Signore”. Parolisi racconta poi della vita nel carcere di Teramo in cui attualmente si trova: “Le mie lunghe e interminabili giornate le trascorro leggendo, scrivendo e pregando con quella poca fede ancora rimastami e con l’aiuto di persone estranee che mi inviano lettere per offrirmi la loro solidarietà. Non tutti mi hanno già condannato… dirvi come sto io adesso solo Dio lo sa, ma sono un combattente non mollo facilmente e combatterò fino a quando dimostrerò la mia innocenza, per la memoria di mia moglie e per mia figlia. L’impatto che ho avuto con questa terribile esperienza mi lascerà un segno indelebile nel cuore che non andrà mai più via, ho trascorso moltissime notti in bianco…”.

Salvatore Parolisi riguarda poi le immagini andate in onda nel corso della trasmissione “Quarto Grado” e “a volte chiudo gli occhi e rivedo tutta la mia vita, partendo da quelle immagini del mio matrimonio che voi avete trasmesso in TV. Bè cosa vedo io? L’immagine di un ragazzo con lo sguardo smarrito che con un si segna il suo destino. Quel ragazzo, volontario in Kosovo, in Afganistan, con una grande e sana voglia di vivere, di sperimentare nuovi orizzonti, di sognare…”. Ma quel ragazzo, ammette, non esiste più, e “tutti coloro che mi hanno distrutto la vita frantumando i miei sogni  non troveranno mai pace finché io sarò in vita”.



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