VICENZA/ Compra una pagina di giornale per ricordare la morte tragica di figlio e moglie

- La Redazione

Un uomo ha comprato una pagina di giornale per il figlio ucciso da un automobilista ubriaco e per la moglie morta suicida per il dolore, pubblicando le foto di entrambe le tragedie

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L'immagine sul Giornale di Vicenza
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Un uomo ha comprato una pagina di giornale per il figlio ucciso da un automobilista ubriaco e per la moglie morta suicida per il dolore.

AUTOMOBILISTA UBRIACO – Piero Di Stefano ha pubblicato le foto di entrambe le tragedie nello spazio a pagamento: quella del ragazzo travolto da un automobilista ubriaco, e quella della sua donna che a 48 anni si è tolta la vita perché non riusciva a reggere al dolore. Tutto è incominciato il 2 giugno scorso quando Alex Di Stefano, 24 anni e residente a Torri di Quartesolo in provincia di Vicenza, è stato ucciso da una Polo in contromano sulla tangenziale. A guidarla c’era Mirco Vendramin, un elettricista 23enne di Padova che, dopo essere stato sottoposto all’alcol test, si è scoperto essere sotto l’effetto di alcol e droga. Portato in ospedale per le ferite riportate nell’incidente, il responsabile è stato ricoverato per 20 giorni e messo quindi agli arresti domiciliari, con l’accusa di omicidio colposo aggravato dalla guida sotto effetto di alcol. Nell’incidente si era salvata un’amica di Vendramin. Dopo il frontale con la Mini Cooper di Alex Di Stefano era volata fuori dall’abitacolo, restando ferita gravemente.

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IL SUICIDIO DELLA MOGLIE – Ma ad aumentare il dolore di Piero Di Stefano, il fatto che meno di due giorni dopo aveva perso anche la moglie. La mamma di Alex, una donna di 48 anni, non aveva resistito a quanto accaduto. La notte successiva aveva atteso che il marito e la figlia dormissero, era scesa in garage e si era impiccata. Così nei giorni scorsi il padre ha comprato uno spazio a pagamento sulle pagine del «Giornale di Vicenza», per ricordare i suoi familiari scomparsi prematuramente, ma soprattutto per lanciare un atto d’accusa contro chi sceglie di guidare dopo avere abusato dell’alcol o essere ricorso alla droga. Nella pagina del «Giornale di Vicenza» compare l’immagine dell’incidente, e vicino alla Polo dell’investitore una freccia con l’annotazione «alcol e droga (ancora vivo)», in riferimento al risultato degli esami cui era stato sottoposto Vendramin. Sulla pagina c’è poi una seconda freccia, rivolta all’immagine di Carla Tessari, madre di Alex. Di Stefano, augurando buon compleanno alla moglie scomparsa prematuramente, scrive: «Chiediamo giustizia per Alex e Carla, non vorremmo vergognarci di essere italiani». E aggiunge, riferendosi a Vendramin: «Irresponsabile al volante, responsabile per tutta la vita». Come scrive sempre «Il Giornale di Vicenza», su Facebook è stata aperta una pagina intitolata «Giustizia per Alex» che, in pochi giorni, conta già 2700 iscritti.

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LA PAGINA SU FACEBOOK – Ma non è questa l’unica iniziativa della famiglia Di Stefano. Da due mesi Piero Di Stefano continua a dire: «Voglio giustizia e non vendetta». Già il mese scorso l’uomo aveva deciso di farsi intervistare: «Ho aspettato tanti giorni, per riordinare le idee. Spero che parlare serva ad evitare altre tragedie. Voglio che sia fatta giustizia. Non la solita giustizia italiana, dove c’è sempre un cavillo di troppo. E neanche una giustizia esemplare. Mi aspetto giustizia e basta, perché non ci siano altri Alex che devono pagare con la vita, perché non ci siano altre famiglie distrutte in questo modo». Su Facebook ormai non si contano i commenti sulla vicenda. Amici del ragazzo, conoscenti, ma anche persone che hanno letto di lui sui giornali hanno voluto dare il loro sostegno alla famiglia Di Stefano. In tanti inoltre reclamano pene certe per chi, sotto la guida di alcol e droga, stronca delle vite umane. Fabio Pinelli, avvocato di Mirko Vendramin, ha dichiarato a «Il Giornale di Vicenza»: «Ho il massimo rispetto per l’enorme dolore di queste persone. Per quanto riguarda lo spazio acquistato sul quotidiano preferirei non entrare nel merito. Credo sia doveroso attendere la fine delle indagini prima di esprimere qualsiasi commento».

 

(Pietro Vernizzi)

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