MEETING/ E se Napolitano e don Giussani si fossero incontrati?

- Alberto Contri

ALBERTO CONTRI, che ha avuto la fortuna di conoscere da vicino sia Don Giussani che il presidente Napolitano, immagina come sarebbe andato l’incontro tra queste due personalità

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Don Giussani con alcuni studenti (Foto Ansa)

Vorrei fornire una mia analisi degli intensi, affettuosi e calorosi applausi tributati a Giorgio Napolitano dal pubblico del Meeting. Lasciando ad altri le osservazioni di carattere più politico, preferirei fantasticare su come sarebbe avvenuto un ipotetico incontro tra il Presidente e Don Giussani.
Come molti lettori sanno (V. articolo su IlSussidiario del 9-4-2009), ho avuto l’incommensurabile fortuna di accompagnare “il Gius” in moltissimi incontri simili, in particolare nel periodo in cui avevo avuto da lui l’incarico di aiutare la crescita delle vocazioni artistiche e giornalistiche nel movimento di CL. Oggi ho la rara fortuna di condividere anche alcuni momenti delle poche vacanze del Presidente Napolitano a Stromboli, dedicati soprattutto a scambi di opinioni e ascolti di musica al tramonto tra gli ulivi.
Posso quindi affermare che per ciò che attiene alla visione del mondo, i due si sarebbero piaciuti non poco, pur essendo ben radicati ciascuno nella propria cultura e nella propria tradizione, quella laica e quella religiosa.
A dispetto delle reiterate e risibili accuse di integrismo, Don Giussani era di una apertura culturale assai rara, e ancora dopo tanti anni, proprio il Meeting sta lì a dimostrarlo. Essendo la prima manifestazione importante dopo le vacanze, per molti è stata ed è inevitabilmente anche una passerella politica. Ma la sua vera essenza è nelle mostre, nei volontari, nelle centinaia di incontri con personalità nazionali e internazionali provenienti dalle esperienze e dalle culture più diverse.  Non so cosa il Presidente abbia colto di tutto ciò, certo non potrà non essere stato colpito da un’accoglienza filiale così intensa, come si deve ad un vero padre della patria.
Il Gius aveva un fortissimo senso delle istituzioni, un gran rispetto dell’autorità, e teneva in gran conto le virtù civiche, come espressione di una convivenza solidale e giusta, ispirata da un cristianesimo profondamente vissuto.  Anche senza conoscerlo da vicino, basta leggere i discorsi del Presidente per capire che questa sarebbe stata una prima assai forte sintonia.
E’ nota la passione di Don Giussani per l’educazione: il suo movimento, in sé, nasce proprio come ambito di educazione alla fede. Con i suoi immediati corollari legati allo sviluppo famiglia, all’educazione dei figli, allo studio e alla formazione delle giovani generazioni. Su questo punto, nel pensiero di Napolitano si avverte lo stesso anelito, la stessa coscienza del fatto che le nuove generazioni potranno avere un futuro solo se saranno state costruite intorno a solide esperienze formative e culturali.

Altri tasti su cui batte spesso il Presidente sono quelli della coesione sociale e dell’integrazione: nel metodo educativo del Gius, gli atti di solidarietà vissuti in comunità per andare incontro al bisogno dell’altro –chiunque esso sia- sono sempre stati un momento ineliminabile. Ed è da questo spunto che hanno preso vita le centinaia di iniziative di solidarietà che si sono consolidate nel tempo: cito tra tutte solo il Banco Alimentare, come esempio di una struttura che è in grado di venire incontro quotidianamente ai bisogni di migliaia di convivenze che altrimenti non potrebbero operare. Penso si possa dire che le opere di solidarietà non effimere, costituite e alimentate dagli aderenti a Cl, sono state anche la chiave della diffusione del movimento nel mondo. Altro aspetto che Don Giussani non avrebbe mancato di far notare ad uno statista così attento alle grandi questioni internazionali e ai rapporti tra i popoli, in particolare quelli del Mediterraneo.
Per celebrare la totalità della sintonìa, non resta che citare la musica.
Don Giussani l’amava intimamente, al punto di farne un perno dei momenti educativi, per predisporre l’animo alla riflessione e allo stupore di fronte alla bellezza del creato. Amava ripetere l’aforisma di Platone (il bello è lo splendore del vero) e nelle lunghe ore di silenzioso ascolto durante i nostri viaggi in macchina per andare da Papi, Cardinali, Uomini di Stato, si pasceva con grande godimento spirituale delle note di Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Haydn.
Non dimenticherò mai una tersa mattina di settembre, lungo le strade in saliscendi vicino ad Albano, quando gli feci ascoltare il Koln Concert di Keith Jarret: entusiasta della scoperta, lo volle risentire più volte, mentre scorreva accanto a noi il panorama degli azzurri laghi del Lazio.
E’ lo stesso godimento intellettuale che ho letto negli occhi del Presidente durante l’ascolto al tramonto del Bach di Glenn Gould: perché anche lui è molto sensibile all’eco della musica capace di far risplendere la bellezza del vero.

Due anni fa (sarei poi partito per il Meeting per tenere un incontro sulla comunicazione), facendo una amara analisi del degrado cui il paese stava andando incontro, gli dissi che a mio parere c’erano pochi luoghi capaci di formare una classe dirigente, e che uno di quelli era il movimento di CL, proprio per la sua tradizione di educare al bello, al giusto e al vero.
Mi auguro che se ne sia potuto rendere conto di persona. Sono contento che Emilia Guarnieri gli abbia regalato una copia del Senso religioso, perché lì c’è la sintesi del pensiero di Giussani, che ha dato così tanti frutti, Meeting incluso.
Sono anche particolarmente contento degli affettuosi e calorosi applausi che gli sono stati tributati, dedicati all’uomo per quello che è, per ciò che fa, per quello che dice.  Ma anche applausi liberatori per uno statista di cui poter apprezzare finalmente in toto competenza, cultura e passione civile, senza doversi esercitare in faticosi distinguo con imbarazzanti abitudini private.

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