IL CASO/ L’eutanasia in diretta che uccide anche le nostre coscienze

- Assuntina Morresi

Sabato si è diffusa la notizia di un sito che avrebbe trasmesso in diretta la morte di un uomo che aveva chiesto l’eutanasia. Il commento di ASSUNTINA MORRESI

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Sabato scorso la notizia: il sito del magnate inglese Alki David avrebbe trasmesso in diretta l’eutanasia di Nikolai Ivanisovich, malato terminale di cancro al cervello che, vendendo i diritti a riprendere la propria morte, avrebbe assicurato un futuro economico tranquillo alla propria famiglia. Eutanasia in diretta, quindi, da una clinica svizzera segreta nella quale il sessantaduenne russo in fin di vita avrebbe deciso di farsi uccidere legalmente.

Domenica Vittorio Feltri su Il Giornale descrive – indignato, e giustamente – il filmato: fatta l’iniezione, il malato sarebbe stato soffocato con un cuscino sulla faccia, “tra le risate generali”, lasciando il dubbio – ancora tutto da chiarire – che l’intera faccenda sia stata uno scherzo. Una burla di pessimo gusto? Forse.

Ancora una volta un’invenzione che diventa notizia per il fatto stesso di viaggiare in rete, come per esempio la storia di Amina Abdullah, la ragazza lesbica a Damasco, che con il suo blog era diventata uno dei simboli della protesta nei confronti del regime, ma che poi si è rivelata un’incredibile bufala. E, andando indietro nel tempo, si potrebbe pure ricordare la famosa radiocronaca di Orson Welles sull’invasione degli alieni, che gettò nel panico gli Stati Uniti, la più grande beffa mediatica del secolo scorso.

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Ma ci sono alcune differenze che fanno di una possibile, orrida finzione, un preoccupante segnale di allarme. Innanzitutto, non si capisce se il fatto sia avvenuto o no. Almeno fino a oggi, nessuno si è preoccupato di smentire, spiegare o confermare alcunché, e ancora non sappiamo assolutamente niente sulla vicenda e sui suoi protagonisti che, per quanto ci riguarda, a parte il miliardario e il suo sito, potrebbero pure essere inventati.

In altre parole, non sappiamo se è vero che in una clinica svizzera, autorizzata a pratiche eutanasiche, si è dato seguito a un accordo commerciale per vendere il filmato della morte di una persona consenziente. Il motivo per cui non conosciamo la verità è forse l’aspetto più grave di tutta la faccenda: sostanzialmente, non c’è un grande interesse da parte dell’opinione pubblica.

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L’eutanasia di per sé, specie se esplicitamente richiesta, fa poco notizia oramai: da tempo è lecita in diversi paesi, a cominciare dalla vicina Svizzera, e procedure eutanasiche più o meno surrettizie si stanno diffondendo anche mediante i cosiddetti “testamenti biologici”, quando consentono la sospensione di idratazione e alimentazione e se le volontà espresse sono considerate vincolanti.

È anche possibile che a molti la vicenda sia parsa “troppo grossa”, l’ennesima esagerazione mediatica, e proprio per questo neppure meritevole di attenzione. Ma il fatto che la rete sia di tutti non autorizza tutti a usarla per farci di tutto. Comprare e far circolare immagini di morte per sensazionalismo è intollerabile, e d’altra parte non tutti gli “scherzi” sono opportuni.

Che si faccia l’abitudine al diffondersi di pratiche eutanasiche, quasi fossero trattamenti di cura estremi ma comunque leciti, è inaccettabile. Che si possa anche solo pensare di farne un mercato, è spaventoso. Specie in momenti come questi, in cui tanti invocano trasparenza e correttezza dei comportamenti, sarebbe utile che il magnate Alki David, proprietario del sito in questione, rendesse almeno pubblica la verità, dicendo a chiare lettere se è stata messa in onda una messa in scena oppure no: tutti noi, cittadini e utenti della rete, abbiamo diritto a sapere la verità. E sui motivi per i quali tutto questo sia successo, sarà bene riflettere ancora.

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