MELANIA REA/ Spuntano le immagini delle svastiche incise sul cadavere

- int. Alessandro Meluzzi

Spuntano le immagini dei segni incisi sul corpo di Melania Rea dopo il suo omicidio. Si tratta di simboli misteriosi, marchiati direttamente sulla carne

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Foto Ansa

Spuntano le immagini dei segni incisi sul corpo di Melania Rea dopo il suo omicidio. Si tratta di simboli misteriosi, marchiati direttamente sulla carne, e che assomigliano a delle svastiche.

LE IMMAGINI DELLO SFREGIO – A pubblicarne la fedele riproduzione grafica è il Quotidiano Nazionale, che vi dedica la prima pagina. Difficile capire perché sono stati tracciati, se per infierire ulteriormente sul cadavere, come firma dell’assassino o per sviare le indagini dai veri responsabili. A chi odiava Melania Rea, la donna uccisa il 18 aprile a Ripe di Civitella e per il cui omicidio è accusato il marito, Salvatore Parolisi, non è bastato ucciderla. L’omicida, o forse qualcun altro, ha anche voluto infierire sul suo cadavere. Quelle ferite, di cui si era parlato già il giorno successivo a quello in cui il cadavere era stato scoperto, sono molto simili a una svastica e a una elle, forse come l’iniziale di una delle diverse donne del caporalmaggiore. Gli investigatori hanno detto che qualcuno ha voluto fare scempio del corpo della giovane mamma, che è stata uccisa a sangue freddo. E quindi, molte ore dopo la sua morte, forse persino alcuni giorni dopo, le hanno inferto delle coltellate a ripetizione incidendo la carne con un coltello. Qualcuno quindi ha provocato un foro sotto il seno con una siringa da insulina contenente anche eroina, sempre per depistare, affermano i carabinieri. La vittima è stata trovata con gli occhi aperti, il corpo in posizione composta, pur avendo subito delle ferite misteriose: una elle e una svastica appunto. Anche se chi ha visto la scena del delitto, ritiene che la donna conservasse tutta la sua bellezza delle sue immagini da viva. Di questi tagli si era parlato poco dopo il ritrovamenti del cadavere, ed erano stati interpretati in vari modi.

LE PRIME INDISCREZIONI – Secondo il Messaggero, il corpo presentava evidenti segni di percosse e due siringhe conficcate con un laccio emostatico, mentre il volto era del tutto irriconoscibile. Inoltre, fin da subito si era parlato del fatto che chi ha ucciso Melania Rea le ha disegnato una svastica sulla coscia incidendolo nella carne. Tutti particolari citati anche da Panorama, che però puntava decisamente sull’ipotesi del depistaggio. Il settimanale scriveva infatti che di segni aggiunti ad arte, anche se in modo piuttosto disorganizzato, per depistare le indagini. Citando gli investigatori secondo i quali si tratterebbe di una «messa in scena di un dilettante».

 

IL PARERE DI MELUZZI – Lo psichiatra Alessandro Meluzzi, intervistato da “Ilsussidiario.net”, è convinto del fatto che «i segni possono avere un duplice significato, ma quello che è certo è che difficilmente sono casuali». L’esperto ricorda «la polemica sui segni sul corpo di Yara, che ritracciavano delle immagini di forte significato simbolico, alcune delle quali addirittura riconducibili a delle rune. Come avevo mostrato, si trattava di immagini esoteriche di un culto nordico con radici antiche o, più semplicemente, legate a qualche setta satanica». Nel caso di Melania Rea potrebbero esserci delle analogie con questo precedente, ma potrebbe anche trattarsi di un tentativo di depistaggio, «cercando di far passare come un omicidio con forti significati simbolici quella che è invece un’eliminazione preordinata. Io però sarei aperto a entrambe le possibilità». Certamente se si trattava di un depistaggio, aggiunge Meluzzi, è stato preparato in modo molto ingenuo, perché «nessuno può pensare che l’idea di un laccio emostatico e della siringa infilata sotto il seno potesse in qualche modo fare pensare al mondo della tossicodipendenza. Infatti il laccio emostatico raramente fa parte dell’armamentario dei drogati: piuttosto, fa pensare a qualcuno che ha accesso a del materiale sanitario». Al contrario della siringa da insulina, che invece è usata spesso da chi ha dipendenze dalla droga.

UNA «FALSA FIRMA» – Per lo psichiatra comunque, «sia che si tratti di un depistaggio, sia che si tratti di un segno rituale, è comunque una “falsa firma”: cioè è un tentativo di indirizzare le indagini in una direzione di un certo tipo. O per ragioni di sfida, come accade nel caso dei delitti esoterici, o per ragioni di depistaggio, nell’ipotesi dell’uxoricidio per ragioni familiari o passionali compiuto dallo stesso Parolisi». Resta il fatto che rispetto al caso di Yara c’è una grande differenza. In quel caso infatti, spiega Meluzzi, i tagli «erano contestuali all’aggressione, e sono stati compiuti nella famosa notte del 26 novembre. Mentre invece in questo caso sembrano essere stati inferti successivamente». L’esperto ricorda del resto che «negli omicidi rituali la presenza di segni che rimandino alle sette sataniche è frequentissima, e appare proprio come una firma in codice lanciata allo stesso mondo di cui queste persone fanno parte. E’ un po’ come un segnale di attribuzione e di auto-celebrazione per lo scempio compiuto». Emblematico per esempio il caso degli omicidi compiuti dalle Bestie di Satana. Mentre sul modo con cui la vicenda è stata trattata dai media, Meluzzi osserva: «In tutti questi casi la lunghezza delle indagini e la curiosità della gente finisce sempre più spesso per amplificare i commenti e le interpretazioni di ogni singolo dettaglio che emerge e quindi apra ogni volta un giallo nel giallo. Un po’ come se in questa specie di criminality, di criminal-reality, ci fosse giorno per giorno uno stillicidio di dettagli in cui ognuno può esercitare la sua più o meno competente propensione al giallismo».

 

(Pietro Vernizzi)

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