IL CASO/ Mamma di due gemelle a 57 anni. Ma quanto si è disposti a rischiare per avere un figlio?

- int. Paola Liberace

Dieci giorni fa le due gemelline sono nate all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno e Silvana, medico di 57 anni, è finalmente mamma per la prima volta. PAOLA LIBERACE

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Silvana con il marito e il primario dell'ospedale (Foto Ansa)

Dieci giorni fa Karola Pia e Adriana Cristina sono nate all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno e Silvana, medico di 57 anni, è finalmente mamma per la prima volta dopo un concepimento  reso possibile da una procedura di “ovodonazione”, illegale in Italia e per questo effettuata in Spagna, e una gestazione particolarmente travagliata. «Dico a tutte le donne di non arrendersi e di andare avanti», ha detto la donna, sposata e originaria di un piccolo paese del Cilento. La gravidanza di Silvana è stata seguita dallo staff della sezione “Gravidanza a rischio” diretto da Raffaele Petta, il quale ha confermato che «considerata l’età della avanzata della signora si tratta di un evento straordinario che ha pochissimi riscontri. L’eccezionalità della gravidanza ha infatti richiesto particolare assistenza, ma alla fine è andato tutto per il meglio». Nel corso degli ultimi mesi, i problemi non sono infatti mancati: ipertensione, diabete e addirittura un grosso fibroma della dimensione di un’arancia, hanno complicato la situazione ma fortunatamente non hanno impedito la nascita delle gemelline. Al settimo mese poi le due placente si sono fuse dopo una trasfusione di sangue causando una crescita maggiore di uno dei due feti e un difetto di crescita dell’altro: infatti Karola Pia è nata senza alcun problema e pesa due chili, mentre Adriana Cristina ha bisogno di assistenza respiratoria e pesa poco più di un chilo e trecento grammi. Unica in tutta la Regione, la “Gravidanza a rischio” è stata istituita un paio d’anni fa da Attilio Bianchi, direttore dell’Azienda ospedaliera salernitana, e da quel giorno lo staff composto dai medici Mario Polichetti, Carmela Pugliese e Carlo De Rosa si occupa dei casi più complicati e difficili. «Ho coronato il sogno della mia vita – ha detto la neo mamma – lottando con mio marito per avere un figlio e alla fine ce l’abbiamo fatta.  In questi giorni bellissimi che hanno completamente cambiato la nostra vita, ringraziamo il Signore va per questo splendido dono». Ma i ringraziamenti vanno anche agli operatori della struttura, che «hanno oltre alla altissima professionalità, tanta umanità. Un ultimo ringraziamento al direttore generale Bianchi  – continua Silvana – e al direttore sanitario Scafarto che hanno fortemente voluto che a Salerno venisse istituita una struttura di “Gravidanza a rischio” specializzata nel controllare le gravidanze molto difficili e ci hanno evitato viaggi della speranza». IlSussidiario.net ha chiesto un commento della vicenda alla giornalista e scrittrice Paola Liberace: «Credo che il susseguirsi di vicende che riguardano donne che hanno avuto figli in età avanzata indichi la esistente difficoltà di conciliare una vita lavorativa con la costruzione di una famiglia. Il caso poi di queste donne sessantenni è anche più complicato perché non si tratta solo di donne che hanno scelto di avere dei figli in età avanzata, ma anche di storie comuni di donne reduci da anni di tentativi per superare i vincoli della natura, magari in nome del concetto di diritto. Credo che la chiave di queste vicende sia proprio nell’uso di questo termine, diritto, perché si passa da un sentimento del tutto umano e comprensibile, come appunto quello della maternità, ad un piano leggermente diverso, che sconfina nel campo della giurisprudenza, dove purtroppo si possono incontrare anche provvedimenti ostili, come quello della coppia di Torino a cui è stata tolta la figlia pochi giorni fa a causa di vari sospetti del Tribunale dei minori riguardo le modalità del concepimento. Quando una maternità viene trascinata sul piano giuridico non serve più a nulla invocare l’aspetto umano, il bisogno di una madre di dare e ricevere amore e affetto, perché basta un giudice per togliere questo diritto. È quindi molto pericoloso trattare la genitorialità e la maternità a “colpi di diritti”, perché la logica del sentimento davanti alla giurisprudenza non conta più niente».

Come già detto, quella di Silvana è stata una gravidanza difficile, dove giorno dopo giorno si presentavano nuovi problemi che mettevano in seria difficoltà la stessa vita delle due gemelline. Chiediamo quindi a Paola Liberace quanto sia poi consigliabile intraprendere un cammino così pieno di insidie: «Augurerei a tutte le donne di diventare mamme, ma non so se consiglierei a tutte di esserlo ad ogni costo, perché ci sono molte gravidanze che, pur di ottenerle, vengono portate avanti con grandi rischi, sia per la madre che per i bambini. Non dico questo perché non comprenda la gioia profonda che si cela dietro questi tentativi quasi disperati, ma perché credo che ci sia un limite di fronte al quale è opportuno fermarsi, cioè quello dell’integrità e salute fisica della donna e dei bambini. Credo inoltre che ci siano molti modi per una donna per essere madre e per portare il suo contributo, anche fuori dalla sua famiglia. La maternità è senza dubbio il più bello di questi modi, ma anche dove le porte, per una ragione o per un’altra, sono chiuse, ce ne sono altre da esplorare». Inoltre viene spontaneo al rischio educativo, e al fatto che quando le due gemelline avranno per esempio 23 anni, Silvana ne avrà 80: «Per il nostro modo di ragionare il rischio educativo resta comunque in secondo piano, perché ci troviamo in una società che si preoccupa solamente delle condizioni fisiche della donna e delle bambine, ma che delega ad altri l’allevamento e l’educazione dei figli, per esempio a scuole di ogni livello a partire dagli asili nido, oppure a vari professionisti retribuiti per questo scopo, come tate o babysitter. Non ci si preoccupa della sorte che avranno i bambini, perché diamo per scontato che chi genera un figlio debba avvalersi dell’aiuto di terzi per allevarlo, e trovo che questo sia un fatto ancora più preoccupante».       

 

(Claudio Perlini)                                                                                                                                                                                     

 

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