J’ACCUSE/ Campiglio: i tagli dell’Ue agli aiuti alimentari affamano anche l’Italia

- int. Luigi Campiglio

I fondi destinati al programma PEAD per gli aiuti alimentari ai bisognosi sono a rischio. Ma che importanza hanno per i paesi ‘ricchi’? LUIGI CAMPIGLIO ne parla a IlSussidiario.net

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Un campo di grano maturo

Il professor Luigi Campiglio, docente di Poltica economica all’Università Cattolica di Milano, commenta amaramente quello che sta accadendo in Europa sui tagli al Pead, il Programma europeo d’aiuto agli indigenti, che è nato nel 1986 grazie al presidente della Commissione europea Jacques Delors. Tra i meandri complicati delle istituzioni, tra i rapporti sempre problematici del membri dell’Unione, e all’ombra di una grottesca impalcatura burocratica, quest’anno, in nuova piena crisi economica, una sentenza della Corte di Giustizia Europea potrebbe azzerare l’intervento straordinario fatto nel 2008 dal presidente Josè Manuel Barroso, che aveva portato straordinariamente a 500 milioni l’aiuto del Pead, e, su istanza della Germania e della Svezia, ha deciso che l’intervento era temporaneo, quindi da riportare alla normalità. Risultato il bilancio si limiterà a 113 milioni di euro, di fronte a una stima di 18 milioni di poveri in Europa.
Spiega Campiglio: “Questi non fanno altro che darsi la zappa sui piedi. E danno l’impressione di non riuscire a comprendere quali emergenze ci siano attualmente in diverse aree del mondo compresa l’Europa proprio in campo alimentare”.

Perché, in quale momento viviamo da questo punto di vista ?

Stiamo assistendo a una autentica catastrofe alimentare in Africa e ci sono problemi non secondari sia in America che in Europa. I problemi sono diversi in questo settore, Ci sono stati raccolti non buoni in Russia e in Ucraina, tradizionali granai europei. C’è stato un problema di siccità. In questo momento c’è uno squilibrio tra domanda e offerta. Le risorse agricole sono in linea di principio sufficienti per sfamare le bocche. Poi esiste un problema più complesso di distribuzione. Tra le altre cose, in un periodo di complessa situazione economica e finanziaria come quella in cui viviamo, ci sono pure state speculazioni sulle materie prime e quindi anche sui cereali. Insomma il quadro generale non è affatto semplice e lo conosce bene la Fao. Ci vorrebbe un governo mondiale, che non c’è. Ma potrebbe esserci per lo meno una collaborazione tra Stati in grandi aree.

Il problema alimentare riguarda solo gli indigenti? Quelli che sono catalogati tra i poveri?

Non è così. Posso parlarle di dati relativi a una popolazione a rischio povertà. Nella stessa grande area europea esiste un problema alimentare che riguarda la quantità e spesso la qualità. E, ripeto, è un problema che esiste, che viene sottaciuto e sottovalutato. In Italia ad esempio questo è un caso “robusto”, preoccupante più di quanto dicano i dati statistici.

In base a quali considerazioni lei sostiene questo?

Facciamo semplicemente dei calcoli su famiglie di basso reddito. Ormai le spese per la casa raggiungono il 30 per cento del reddito. Parlo di spese complessive per la casa. Le spese di trasporto, per persone che lavorano e hanno necessità di spostarsi, arrivano al 15-20 percento. Secondo i dati della stessa Banca d’Italia, il 20 percento delle famiglie italiane a basso reddito non risparmiano più, anzi sono in negativo.Che cosa accade in questo contesto ? Si riduce la spesa alimentare. Se non di quantità, certamente di qualità. E questo diventa preoccupante se si pensa a una famiglia numerosa, con bambini piccoli o adolescenti che non possono pensare alla dieta.

 

Lei ha fatto un calcolo, una stima, su quante famiglie italiane si trovino sotto la cosiddetta soglia alimentare?

La mia stima era dell’8,4 percento nel 2009, in piena crisi. Ed era aumentata dal 2007, quando si fermava al 6,3 percento. Ora credo che sia aumentata. Sostanzialmente possiamo dire che la libertà del vivere è accompagnata da una deprivazione economica. Paradossalmente lo è meno in Francia, Paese laicissimo, dove scende il Pil ma aumenta il reddito delle famiglie.

 

Ma i tedeschi, con gli svedesi, gli olandesi, la Gran Bretagna, la Repubblica Ceca, la Danimarca e l’Austria stanno facendo addirittura una minoranza di blocco nel Consiglio europeo che vorrebbe modificare il regolamento di aiuti agli indigenti, in modo da superare la straordinarietà decisa da Barroso. Nessuno si azzarda a porre all’ordine del giorno questa modifica perché il blocco di minoranza la vanificherebbe. Ci proverà domani la Polonia, che, nel suo budget d’aiuti agli indigenti, arriva al novanta per cento. Ma occorre che si spostino di posizione almeno un paio di Paesi.

Devo dire che non capisco questo atteggiamento della Germania. Non sono poi messi molto bene. Secondo una serie di ricerche piuttosto raffinate, il 22 percento degli europei non può mangiare carne o pesce ogni due giorni. In Germania questo indicatore sale al 26 percento e in Austria è al 25. Bisogna stare attenti a fare i primi della classe, a volte.

 

I vantaggi del Pead sono di carattere economico e sociale. E l’Europa dovrebbe seguire una politica agricola comune, soprattutto in un momento come questo. Invece con questa sentenza della Corte di Giustizia europea, solleciata da Germania e Svezia, si rischia di mettere in crisi migliaia di centri che danno da mangiare quotidianamente agli indigenti. Pensi solamente alla realtà del Banco Alimentare in Italia. Questo non è solo un problema di caratter sociale, ma di sicurezza sociale. Che ne pensa professore ?

E’ addirittura grottesco che non se ne rendano conto. In questo momento di grave crisi economica, di disoccupazione prolungata, c’è bisogno soprattutto di una grande solidarietà e di una grande coesione.

 

Ma non le sembra che stia passando un modello dove si invita ciascuno a pensare per se e, in più, si ritenga quasi fisiologico che esistano sacche di disoccupazione o di povertà?

La sensazione è questa. Ma non è così dappertutto e in tutti i settori. Ad esempio, tengo presente una iniziativa degli americani che qui non sarebbe neppure pensabili. Negli Stati Uniti c’è il programma Wic che garantisce alle donne che aspettano un bambino, non che abbiano già un bambino, cibo e aiuti per tre anni. E persino un suggerimento sugli alimenti da dare al bambino. Ecco accanto a queste cose, coesistono poi, in altre parti del mondo tagli alla solidarietà in nomi di principi contabili del tutto fuori luogo.

 

(Gianluigi Da Rold)

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