MANOVRA/ Scontri fuori dal Senato tra manifestanti e forze dell’ordine

- La Redazione

Mentre il Senato approvava la manovra finanziaria, fuori dall’Aula si sono verificati scontri e tafferugli. I manifestanti pare che fossero 500. Molte le bandiere di partiti e sindacati.

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Immagine d'archivio

Mentre il Senato approvava la manovra finanziaria, fuori dall’Aula si sono verificati scontri e tafferugli. Alcuni manifestanti hanno tentato di forzare il blocco di sicurezza delle forze dell’ordine nei pressi di palazzo Madama. Gli agenti hanno risposto alle provocazioni lanciando fumogeni e lanciando due cariche. C’è stato anche un breve lancio di sassi e bottiglie. I manifestanti pare che fossero 500. Tra di loro, svettavano le bandiere della Cgil, dei Cobas, dell’Idv e di Sel. Alcuni di loro provenivano da Piazza Navona, dove avevano allestito un presidio. In circa 200 si erano radunati nella Piazza per contestare il governo. Costoro si sono autodefiniti “indignados” e hanno marciato verso il Senato al grido di «basta macelleria sociale». Dopo essere stati allontanati dal Senato hanno tentato di raggiungere la residenza del presidente del Consiglio, Palazzo Grazioli. A quel punto le forze dell’ordine hanno bloccato via del plebiscito, mentre per timore di atti vandalici sono state chiuse tutte serrande dei negozi. Un gruppetto di manifestanti, tuttavia, sarebbe riuscito a raggiungere Palazo Grazioli. Lì avrebbe inveito contro il premier al grido di «Lavoro, lavoro» e «Silvio vattene».  Nel corso della seduta, la seconda carica dello Stato, Renato Schifani, ha deciso di interrompere la votazione per dare notizia degli scontri. «Non posso che deprecare le manifestazioni di violenza che si sono state svolte durante il Senato. La violenza è contro la democrazia», ha dichiarato. La manovra, in ogni caso, è stata approvata con 165 sì, 141 no, 3 astenuti. Ora il provvedimento passerà alla Camera per l’approvazione definitiva a la conversione in legge. In seguito alle ultime correzioni – aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento, soppressione delle Provincie, adeguamento dell’età pensionabile delle donne e contributori solidarietà per i redditi superiori ai 300mila euro – l’obiettivo del pareggio del bilancio è stato anticipato al 2013. Si tratta di un provvedimento necessario per poter riguadagnare la fiducia dei mercati e delle istituzioni europee, ed evitare che i nostri titoli di Sato diventino carta straccia, con il conseguente rischio di default.  

Contestualmente alla manovra finanziaria italiani, diversi Paesi europei hanno varato provvedimenti destramente rilevanti dal punto del loro futuro assetto economico. Il  Senato spagnolo, con 223 voti a favore e tre contrari ha introdotto nella Costituzione la regola del pareggio del Bilancio. E’ secondo Paese europeo, dopo la Germania, a farlo. Anche l’Italia è intenzionata a compiere un analogo passo. L’Assemblea Nazionale francese, invece, ha votato a favore del secondo Piano di salvataggio della Grecia. Se, domani, sarà votato anche dal Senato, si tratterà del primo Paese in Europa ad aver approvato il pacchetto di aiuti.



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