PESTICIDI/ Altroconsumo: nelle mense scolastiche livelli bassi, ma troppo frequenti

- La Redazione

Altroconsumo ha svolto una indagine in diverse scuole primarie di cinque città italiane per verificare la sicurezza dei pasti e per scoprire l’eventuale presenza di pesticidi nel cibo

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Foto Imagoeconomica

Altroconsumo, associazione indipendente che da più di trent’anni opera in ambito nazionale edinternazionale al fine di tutelare gli interessi dei consumatori e di garantire loro una corretta e adeguata informazione, ha svolto una indagine in diverse scuole primarie di cinque città italiane per verificare la sicurezza dei pasti e per scoprire l’eventuale presenza di pesticidi sul cibo. L’inchiesta ha coinvolto un campione di dieci scuole di primo grado a Genova, Milano, Napoli, Roma e Torino, e lo scorso aprile, per una settimana, sono stati prelevati porzioni di pasto dai primi piatti, dai contorni, dalla frutta e dal pane. Dopo l’analisi in laboratorio è emerso che più di un terzo dei piatti analizzati contiene antiparassitari, e che il miglior risultato è stato raggiunto da Roma, dove non è stato trovato alcun pesticida. Brutta sorpresa invece a Genova, dove in due scuole, la Andersen e la Cantore, è risultato presente il Diclorvos, un pesticida il cui utilizzo è vietato in Europa. Emanuela Bianchi, tecnologa alimentare di Altroconsumo, ha curato l’indagine e ne racconta i dettagli nell’intervista per IlSussidiario.net: «Abbiamo fatto questa indagine per sondare la presenza di pesticidi all’interno dei menu della refezione scolastica operando su cinque città le cui amministrazioni hanno deciso di collaborare. Naturalmente questa collaborazione delle amministrazioni comunali e di conseguenza delle società di ristorazione era indispensabile per poter entrare nei refettori e prelevare dei campioni. Abbiamo concordato con le amministrazioni la settimana in cui ci saremmo recati a fare i prelievi, che sono poi avvenuti all’inizio di aprile, e dei nostri incaricati sono andati nei refettori  delle scuole segnalate dalle amministrazioni, e per i cinque giorni della settimana abbiamo prelevato campioni delle pietanze che venivano servite ai ragazzi. Al termine della settimana tutti i campioni sono stati esaminati, divisi in primi piatti, contorni, frutta e pane. Non abbiamo esaminato i secondi piatti perché non sono comunque considerati la fonte principale di pesticidi». Chiediamo poi a Emanuela Bianchi cosa ha portato a intraprendere questa indagine: «La preoccupazione della presenza di pesticidi in ciò che mangiamo è la prima preoccupazione per noi italiani, e lo ha rilevato anche una indagine coordinata dalla Autorità europea per la sicurezza alimentare fatta in tutti gli stati membri. In Italia, circa l’85% degli intervistati si è detto preoccupato per questo fatto, così abbiamo pensato sia di concentrarci su questo aspetto, ma anche su una categoria a rischio, che riguarda i bambini, che sono maggiormente in pericolo a causa del loro basso peso corporeo.

La quantità massima di una sostanza nociva che può essere assunta dipende dal peso della persona ed è calcolata in base a questo, quindi i bambini sono considerati a rischio perché il rapporto tra quantità di alimenti che ingeriscono e il peso corporeo è maggiore rispetto alla proporzione di un adulto. Inoltre i genitori sono anche spesso preoccupati di cosa mangiano i propri figli nelle scuole, quindi per questo abbiamo costruito l’inchiesta in questo modo». Emanuela Bianchi ci parla infine dei risultati arrivati dopo le analisi in laboratorio: «Il caso migliore è quello di Roma, dove non abbiamo trovato nessun tipo di pesticida, e penso che questo sia dovuto alla scelta dell’amministrazione di portare sulle tavole una quota importante di alimenti di natura biologica. Frutta e verdura si sono rivelati i piatti più a rischio, su cui abbiamo trovato la maggior parte delle sostanze, mentre nei primi piatti non abbiamo trovato in nessun caso residui di pesticidi. Il caso più eclatante è sicuramente quello di Genova, dove abbiamo trovato un pesticida il cui utilizzo non è neanche autorizzato nella Comunità europea, in entrambi i campioni di pane prelevati dalle due scuole. L’amministrazione, dopo aver comunicato questi dati, ha confermato che effettivamente il fornitore di pane per le due scuole era lo stesso. Molti residui presenti quindi nella frutta ma anche nel pane, in cui vengono usate delle sostanze che proteggono i cereali dopo la raccolta e che vengono spruzzate nei locali dove vengono conservati. Oltre il caso di Genova, tutti gli altri residui trovati non superano comunque i livelli massimi ammessi dalla legge, quindi in un certo senso è tutto in regola.

 

(Claudio Perlini)       

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