TRAGEDIA GIGLIO/ L’ammutinamento dell’equipaggio per mettere in salvo i passeggeri (video)

- La Redazione

La comunicazione da parte del comandante di evacuare la nave è stata fissata alle 22.58 di quel venerdì 13 gennaio, eppure le operazioni di soccorso sono iniziate un quarto d’ora prima

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Foto: InfoPhoto

La comunicazione ufficiale da parte del comandante di evacuare la nave è stata fissata alle 22.58 di quel tragico venerdì 13 gennaio, eppure le operazioni di soccorso e abbandono dell’imbarcazione sarebbero iniziate almeno un quarto d’ora prima: un vero e proprio ammutinamento da parte dell’equipaggio della Costa Concordia che, una volta compresa la gravità della situazione, non ha esitato a iniziare a calare le scialuppe e ad aiutare i passeggeri a bordo. Il comandante Schettino, secondo alcuni testimoni, alle 00.32 si trovava già in salvo sulla scogliera. A quell’ora riceve la prima telefonata della Capitaneria di porto, che gli chiede quanti passeggeri si trovano ancora a bordo della nave. Lui risponde 2-300, il che significherebbe che circa 4 mila persone sono già state tratte in salvo, ma l’evacuazione è ancora in pieno svolgimento. Schettino inizialmente rassicura la Capitaneria dicendo di trovarsi ancora sulla Concordia per dirigere le operazioni di soccorso, ma presto comincerà a farsi scappare diverse frasi che confermerebbero la sua assenza. A quel punto l’ufficiale al telefono con Schettino comincia a sospettare che il comandante abbia abbandonato la nave, lasciando le operazioni di soccorso nelle mani dell’equipaggio che ancora si trova a bordo, ma Schettino nega. Ma ormai è chiaro che il comandante si è già messo in salvo, così l’ufficiale della guardia costiera comincia ad alzare la voce, tentando di convincere Schettino a tornare a bordo dell’imbarcazione: «Adesso lei va a prua, risale la biscaggina e coordina l’evacuazione. Ci dice quante persone ci sono ancora: se ci sono bambini, donne, passeggeri e il numero esatto di ciascuna di queste categorie. Vada a bordo. Cosa fa, lascia i soccorsi?», chiede l’ufficiale al telefono con Schettino, il quale conferma di trovarsi ancora a bordo a coordinare le operazioni di soccorso. Dalla Capitaneria fanno però sapere al comandante che i primi cadaveri cominciano ad affiorare dalle acque, e Schettino chiede quanti siano: «Deve dirmelo lei, – risponde innervosito l’ufficiale – cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sopra e ci dice cosa si può fare, quante persone ci sono e di cosa hanno bisogno». Schettino rassicura infine l’ufficiale, confermando di stare tornando a bordo per dirigere le operazioni, ma secondo i vari testimoni e la Capitaneria di Porto questo non avverrà mai.  Adesso Schettino è in cella e tenuto sotto osservazione per evitare atti di autolesionismo, e martedì verrà interrogato dal Gip.



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