BIMBO CONTESO/ I magistrati minorili: il tribunale mediatico non aiuta il piccolo Leonardo

- La Redazione

Due associazioni dei magistrati intervengono sul caso di Leonardo, il bambino di Cittadella in provincia di Padova trascinato via a forza dalla scuola in seguito a un blitz della polizia

Fotolia_telecomando2_R439
Fotolia

Due associazioni dei magistrati intervengono sul caso di Leonardo, il bambino di Cittadella in provincia di Padova trascinato via a forza dalla scuola in seguito a un blitz della polizia. La vicenda aveva fatto scalpore dopo che l’11 ottobre scorso la trasmissione “Chi la visto?” aveva mostrato il video con il fatto di cronaca. Da un lato l’Unione Nazionale delle Camere Minorili, riunita a Catania per il suo quarto Congresso Nazionale, afferma di essere consapevole del fatto che l’allontanamento di un minorenne rappresenta l’”extrema ratio”, cioè la soluzione da adottare solo dopo avere intrapreso tutte le altre iniziative possibili.

Siamo consapevoli che nell’ambito della giurisdizione minorile l’attuazione di tali provvedimenti sia estremamente dolorosa e complessa – afferma in un comunicato stampa -. Non possiamo trascurare inoltre il fatto che simili interventi vengano adottati nel superiore interesse del minore e che pertanto debbano essere necessariamente eseguiti”. L’Unione Nazionale condanna con forza la diffusione del video durante una trasmissione televisiva, che ha violato il diritto alla riservatezza del bambino di Cittadella.

Per i giudici, “Chi l’ha visto?” ha finito per celebrare un processo mediatico che non ha fatto altro che aumentare la sofferenza del piccolo Leonardo. Quella avvenuta sarebbe quindi soltanto una strumentalizzazione, basata sul facile effetto emotivo che avrebbe fatto passare in secondo piano la realtà dei fatti. A pronunciarsi è anche l’Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la famiglia, secondo cui “la gravità della vicenda non deve far dimenticare la violazione a livello giornalistico della normativa a tutela del diritto alla privacy dei minori con la divulgazione di dati che possono facilmente portare all’identificazione del bambino coinvolto”.

Nello stesso tempo, richiama le forze dell’ordine all’importanza di una maggiore elasticità nell’applicare i provvedimenti di allontanamento del minore. Di fronte all’insorgere di difficoltà oggettive, come è avvenuto nel caso del piccolo Leonardo, è infatti necessario optare per scelte meno drastiche.

L’associazione richiama inoltre alla necessità di acquisire, qualora ciò sia possibile, il consenso o la non opposizione all’esecuzione del provvedimento da parte dei diretti interessati, anche attraverso la collaborazione con i loro avvocati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori