DIARIO DA L’AQUILA/ Quel “cuore” della città che non ammette new town

- Fabio Capolla

Tre anni e mezzo dopo il terremoto del 6 aprile 2009, il Presidente Napolitano ricorda l’importanza di ricostruire il centro dell’Aquila. Il commento di FABIO CAPOLLA

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L'Aquila (Infophoto)

Tre anni e mezzo dopo il terremoto del 6 aprile 2009, Claudio Abbado dirige un concerto in un nuovo auditorium progettato da Renzo Piano e costruito con i soldi del Trentino. L’Aquila dopo tre anni e mezzo presenta le ferite ancora aperte, ma mostra anche un nuovo volto. Una città che tra mille difficoltà percorre ogni strada per rialzarsi.

I tentativi sembrano vincenti. Certo impossibile pensare che la città tornerà a essere quella di prima. Tutti ne sono consapevoli e forse nessuno lo vorrebbe. Ma L’Aquila deve rinascere, cominciando a far rivivere il centro storico. E proprio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ieri ospite d’onore al concerto di Abbado, ha sottolineato l’importanza che gli aquilani si riapproprino della loro città. «Basta con l’idea di ricostruire l’Aquila all’esterno, basta con le new town», è ora di «ricostruire la città». Parole che sembrano forti, ma che sono un invito a vivere la realtà di tutti i giorni con lo spirito d chi vuole cambiare in meglio la propria vita.

Napolitano al suo arrivo all’Aquila ha sottolineato che «adesso si è presa la strada giusta». La strada giusta è quella della riconoscenza verso chi ha aiutato la popolazione, della volontà di impegnarsi in prima persona per ricreare una comunità, un gruppo di uomini che si faccia società. Il Capo dello Stato al suo arrivo all’Aquila, ha parlato con il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, il quale gli ha fornito molti elementi concreti dandogli conferma che ci sono adesso «prospettive seri e di ricostruzione». «Ora è tempo di pensare di ricostruire la città al di là – ha aggiunto – di precedenti esperienze che puntavano piuttosto a ricostruire fuori. Qui siamo dentro e adesso si è presa la strada giusta».

Molta gente vive ancora nelle case fatte realizzare da Silvio Berlusconi per evitare che la gente passasse mesi nelle tendopoli o dentro qualche container. Ma sono molti quelli che sono riusciti a tornare nella propria abitazione, qualcuno ha concluso i lavori di ristrutturazione, soprattutto coloro che avevano subito danni più lievi.

Adesso Napolitano invita a tornare in centro. Un invito verso il centro della città, ma anche verso il centro della propria vita. Tornare in centro significa individuare un obiettivo che è vicino al cuore, che è il cuore di ogni aquilano. Vivere il centro della città come scoperta della propria esistenza, sul luogo di lavoro, dove si studia, dove ogni giorno ci si confronta con la propria famiglia, i propri cari. Centrare la questione umana di ciascuna persona che in questi tre anni ha fatto propria l’esperienza del terremoto, rivivendo la paura, il dramma dell’immediato e scoprendo, a volte con sorpresa, una vita che ricomincia. Diversa ma libera.

Una città che è caduta, che sta facendo scelte contestate anche dall’arcivescovo Molinari, come quella di istituire il registro delle coppie civili, che dovrebbe puntare più sulle reali necessità delle famiglie. Una città che adesso deve guardare al proprio cuore, riscoprendo il centro pulsante, ricostruendolo. Come ha detto il Capo dello Stato.

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