IL CASO/ Il milionario Lehmkuhl: ti prego Merkel, tassami di più

- int. Dieter Lehmkuhl

Un gruppo di milionari tedeschi ha chiesto che sia applicata loro una patrimoniale e di pagare aliquote più elevate sui redditi. A farsi portavoce della proposta è DIETER LEHMKUHL

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Barack Obama (Infophoto)

L’entusiasmo della rielezione sembra ormai lontano: Barack Obama ha appena riconquistato la Casa Bianca e già deve fare i conti con lo spettro del debito pubblico. Se il Paese vuole evitare la recessione, la prima leva sulla quale il presidente deve agire è infatti quella del carico fiscale. Impensabile spremere ancora il ceto medio. Occorre ritoccare le aliquote fiscali dei ricchi, di quelli cioè che  hanno un reddito superiore ai 250mila dollari l’anno. Obama non ha davanti a sé molte alternative, a meno di inimicarsi tutti quei cittadini americani che lo hanno appena rieletto. Una beffa che il presidente non può permettersi. La cosa più difficile adesso è trovare un accordo con i Repubblicani, in modo da spianare la strada ad una patrimoniale nel minore tempo possibile. 

Certo ad Obama sarebbe tutto più facile se avesse a che fare con uomini come Dieter Lehmkuhl, fondatore di un movimento cui aderiscono una sessantina di super-ricchi della Germania. Un gruppo di milionari tedeschi infatti ha chiesto che sia applicata loro una patrimoniale e di pagare aliquote più elevate per la tassazione dei redditi. Ilsussidiario.net ha intervistato Lehmkuhl per farsi spiegare da dove nasca questa iniziativa decisamente fuori dal comune.

Lehmkuhl, chi siete e che cosa chiedete?

Siamo un gruppo di 61 tedeschi benestanti che possiedono più di 500mila euro in asset. Chiediamo una patrimoniale temporanea del 10% su tutti i beni per i prossimi due anni (5% ogni anno), con un’esenzione pro capite sui primi 500mila euro. Questa tassa colpirà il 2/3% della popolazione più ricca e potrebbe generare circa 160 miliardi di introiti per il bilancio federale. I proventi di questa tassa non dovrebbero essere destinati al bilancio generale, ma limitati a investimenti per un Nuovo Patto Verde. Mi riferisco alla necessità di rimodellare l’economia per fini legati all’ecologia, all’educazione, alle infrastrutture pubbliche e ai servizi sociali come la sanità e il welfare. Dopo due anni la “patrimoniale temporanea” dovrebbe essere sostituita da una definitiva del valore minimo dell’1% l’anno con un introito pari a circa 16 miliardi di euro.

In particolare a quali beni applichereste la patrimoniale?

La tassa dovrebbe includere tutti gli asset, compresi i patrimoni immobiliari, ma anche le proprietà legate al business oltre una soglia di 3 milioni di euro. Lo sforzo per calcolare il valore dei beni di lusso probabilmente sarebbe troppo costoso perché sia conveniente includerli nella nuova tassa. Attraverso una nostra proposta dal 2009 abbiamo presentato un piano per una patrimoniale – pur senza fornire i dettagli – ma in primo luogo volevamo avviare un dibattito pubblico di ampio respiro. Finora siamo riusciti in questo intento, e simili proposte sono diventate largamente condivise.

Perché il gap tra ricchi e poveri continua ad allargarsi?

La ragione è triplice. La prima è la politica di tutti i passati governi tedeschi, tesa a ridurre le tasse e che ha privilegiato le imprese e i ricchi. In nessun altro Paese occidentale il numero di milionari è aumentato così tanto. In secondo luogo, una porzione crescente della distribuzione del reddito primario è andata soprattutto ai ricchi. L’effetto è stata una crescita enorme del gap tra il reddito dei top manager e quello dei normali impiegati. Era pari a 20 volte alla fine degli anni ’70, mentre oggi è tra le 60 e le 120 volte superiore, con l’aliquota delle tasse per i redditi più ricchi che nel frattempo è scesa dal 56% al 42%. Una tendenza opposta a quella della maggior parte dei tedeschi, i cui redditi sono rimasti stabili o sono diminuiti.

Quindi esiste una correlazione tra le due opposte tendenze?


La ricchezza dei benestanti e la povertà degli indigenti sono profondamente correlate così come il debito pubblico e la ricchezza privata. Ciò non è dovuto principalmente ai meriti e agli sforzi dei ricchi, quanto piuttosto alle regole che sono cambiate in loro favore. I guadagni da capitali costituiscono rendite senza sforzo, e la maggior parte dei ricavi dei super ricchi sono ereditari e provengono da questa fonte. Questa situazione è dovuta dunque al fallimento dei politici nel distribuire la ricchezza in un modo più equo.

 

Com’è invece la distribuzione dei patrimoni in Germania?

 

La concentrazione della ricchezza è ancora più elevata. L’1% delle persone più ricche possiede il 35% della ricchezza totale in Germania, pari a circa il debito pubblico totale da 2.100 miliardi di euro. Queste cifre non includono i patrimoni nei paradisi fiscali che secondo un recente studio di Tx Justice Networks (un’organizzazione inglese indipendente, Ndr) è stimata dagli esperti del valore tra 21 e 32mila miliardi in tutto il mondo. Per contrastare l’ineguaglianza abbiamo bisogno di un insieme ben bilanciato di tasse più elevate sui patrimoni, un aumento delle aliquote per i redditi più elevati, una tassa su chi trasferisce i capitali e una tassa sulle transazioni finanziarie. Occorrono drastiche misure contro l’evasione fiscale e le frodi fiscali. Servono risposte su come possiamo ridurre il gap crescente nei redditi tra i ricchi e l’ampia maggioranza delle persone.

 

Quali risposte ha in mente?

 

Oltre alla redistribuzione attraverso le tasse va modificata la distribuzione primaria dei redditi. E’ normale che le grandi fortune continuino a crescere automaticamente. Dovremmo correggere questa tendenza se vogliamo una società più giusta. Una solida evidenza scientifica mostra che l’impatto negativo proprio dell’ineguaglianza sul tessuto sociale. Non possiamo ignorare la correlazione tra l’ineguaglianza, diversi problemi sociali e i costi economici che ne conseguono. In particolare, il peggioramento della salute fisica e mentale, l’incremento dei tassi di violenza, crimini e detenuti, una minore fiducia e coesione sociale, un peggioramento dell’educazione e una maggiore instabilità economica. Nessuno ragionevolmente può volere questo.

 

Quanta ineguaglianza è tollerabile in una società?

 

E’ in corso un dibattito sui limiti dell’ineguaglianza, sul reddito e sul benessere. L’economista austriaco Christian Felber, per esempio, suggerisce di limitare i redditi più alti a 20 volte il salario minimo e i patrimoni a 10 milioni di dollari, tassando al 100% chi supera questa soglia. Il suo principale argomento è che “il più grande fallimento del mercato è l’ingiusta e irrazionale valutazione della performance”. Non concordo del tutto con le sue cifre, ma devo a mia volta confrontarmi con domande come la seguente: “Quanto può bastarmi? Qual è l’elemento costitutivo di una buona vita? Che cosa serve al bene comune e che cosa rappresenta invece solo l’interesse di pochi privilegiati?”.

 

In che modo andrebbero reinvestiti i proventi delle nuove tasse?


 

L’ingiustizia sociale è soltanto uno dei motivi delle nostre richieste, e rappresenta l’argomento morale. Rivendichiamo però che la nostra a proposta è basata anche su motivazioni politiche ed economiche. Grandi investimenti sull’ecologia e sull’educazione sono assolutamente necessari. Il modo in cui affrontiamo queste sfide deciderà il nostro futuro, quello dei nostri bambini e dei nostri nipoti, oltre alla vita del pianeta sul quale viviamo. Una buona formazione per tutti – non solo per i privilegiati che possono permettersi un’educazione privata – è la chiave di molti problemi che affrontiamo e il prerequisito delle pari opportunità inclusa la libertà personale e lo sviluppo economico. Se non investiamo ora nella “grande trasformazione socio-ecologica”, per esempio sul passaggio dai combustibili fossili alle energie alternative per combattere i cambiamenti climatici, il costo legato al fatto di non agire ora sarà moltiplicato, come affermano diversi rinomati economisti.

 

Qualcuno potrebbero osservare che chi si è arricchito lo ha fatto a spese della società, e che la vostra proposta nasca da questa considerazione …

 

Ci sono certamente differenti motivi per i quali le persone ricche chiedono di essere tassate di più. Alcune lo possono fare perché si rendono conto che il sistema può essere preservato solo se non è portato oltre il punto di rottura. Molti di noi hanno approfittato della situazione prima della crisi, e dobbiamo molto alla società nella quale viviamo, di cui siamo parte e dalle cui infrastrutture traiamo beneficio. Inoltre i salvataggi delle banche con denaro pubblico hanno salvato anche le nostre fortune. I super-ricchi, come mostrano le statistiche, anche oggi continuano a lucrare sulla crisi mentre tutti gli altri soffrono per le sue conseguenze.

 

E quindi?

 

Mi sembra abbastanza naturale che chi ha le spalle più larghe debba sostenere un peso più grande. Se non sei guidato esclusivamente da interessi egoistici, ti rendi conto di che cosa sta avvenendo con la crisi e di che cosa l’ha prodotta, e hai la percezione di te stesso non soltanto come individuo, ma anche come parte di una comunità più grande, e quindi non riesco a immaginare come si possa fare a non arrivare alle nostre stesse conclusioni. Ora però la marea sta cambiando, e anche i governi conservatori comprendono che potrebbero perdere la loro legittimazione se non chiedono che il fardello sia sostenuto in modo più equo, affinché i più ricchi finanzino i beni pubblici grazie a cui dipende il benessere della vasta maggioranza delle persone e degli stessi ricchi.

 

Quali sono le cause di questa “marea che sta cambiando”?

 

In quanto esponenti benestanti del nostro Paese vogliamo rispondere al principio affermato nella nostra Costituzione: “La ricchezza comporta degli obblighi, e deve servire equamente il welfare pubblico”. Questo principio è stato del tutto trascurato dai politici tedeschi e dalle élite negli ultimi 10-15 anni. Sono convinto che tutti noi, inclusi i ricchi, staremmo meglio se riducessimo l’ineguaglianza. Una ricerca sui rapporti tra economia e felicità dimostra che il benessere materiale nelle società benestanti oltre una certa soglia contribuisce solo in misura marginale a quella che definiremmo una buona vita, cioè al benessere e alla felicità.

 

(Pietro Vernizzi)


 

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