COLLETTA ALIMENTARE/ Se un supermercato fa più “rumore” di un corteo

- Monica Mondo

Un sabato passato fra cortei studenteschi (a Roma) e a raccogliere cibo per chi non può fare la spesa. MONICA MONDO riflette sul perché si possa decidere una cosa o l’altra

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Un momento della Colletta alimentare (Infophoto)

Ieri è stata la Giornata della Colletta Alimentare: migliaia di volontari, soprattutto giovani, sguinzagliati nei supermercati di tutt’Italia per invitare  a fare la spesa per i poveri. Dove i poveri non sono  solo gli emarginati, i barboni, ma centinaia  e centinaia di famiglie di quel che si chiamava una volta ceto medio, sceso implacabilmente sotto la soglia di sussistenza. Volontari a insacchettare, inscatolare, portare su e giù coi camion nei magazzini un ben di dio di pasta, riso, olio, tonno, omogeneizzati, latte, pelati, con cui si mangerà tutto l’anno. 

Ieri è stata la giornata delle grandi manifestazioni studentesche a Roma, e in altre parti d’Italia. Veramente, di proteste studentesche più o meno grandi siamo tanto abituati che si nota poco la differenza. Siamo  a novembre, e come le castagne, arrivano occupazioni e cortei.  Stavolta le preoccupazioni, soprattutto nella capitale, sono state enfatizzate dagli allerta del Ministro dell’Interno, e dalla presenza intollerabile di Casapound, l’organizzazione di estrema destra che si è macchiata più volte di atti di violenza e razzismo. Come se  chi sfilava la mattina nei centri sociali vantasse patenti immacolate. Ma questo non si può dire.

Come non si può mettere in relazione, paragonare i due eventi: di qua i buoni, di là i cattivi, oppure, più probabilmente, di qua l’impegno, la partecipazione, la lotta, e di là gli ingenui, i pavidi, i deboli. Raccogliete da mangiare per i poveri, e i poveri aumenteranno, grazie alla vostra inerzia, alla vostra rassegnata sopportazione, all’incapacità di ribellarvi e rovesciare il sistema.  Soliti cattolici, appunto.

Però, a parte che, come diceva mia nonna, chi nasce incendiario diventa pompiere, e tanti di questi ribelli 2012 finiranno, come i loro padri e nonni, a occupare poltrone e gestire comunicazione e cultura, cioè potere, qualche domanda bisogna pur farsela.  Perché si può decidere di regalare il sabato pomeriggio a un corteo, caschi in testa e slogan di rabbia, oppure a riempire scatoloni di cibo accovacciati in un supermercato? Perché si sta con gli amici, in un caso e nell’altro. Magari con la ragazza. Giusto, e dipende da che amici hai. A cosa ti muovono, i tuoi amici, in cosa sanno coinvolgerti, e per quale motivo.  Chiediamo a uno dei tanti ragazzi che sfilavano oggi per le strade e le piazze romane (destra o sinistra, sempre che si riconoscano, poco importa): manifestate perché? Solerti giornalisti embedded hanno annuito, sorriso, condiviso marce e raccolto grida  (impagabile quella di Sky che si è lanciata in un  concitato “ecco, siamo sotto il ministero, da dove  sono stati lanciati i razzi lacrimogeni la scorsa manifestazione… come giustamente dicono i ragazzi …”. Giustamente? La Cancellieri, la polizia dicono altro. La giornalista ha prove per smentirli, o ha scelto di sua iniziativa da che parte stare?

Dunque, studenti, perché protestate? Contro il governo, questo o un altro, conta poco. Contro la privatizzazione della scuola. Che non c’è, non ci sarà. Contro i soldi alle private. Magari, si tratta sempre di quei 200 milioni stabilito per legge, che a tira e molla vengono elargiti e ritolti, reinseriti in codicilli ai decreti e nuovamente, stranamente dimenticati. Come se fossero milioni e milioni. Servono però sempre, a rimarcare la soggezione della nostra classe politica ai cattolici, che pretendono di imporre privilegi  anacronistici e ingiusti, naturalmente.

Contro i tagli alla scuola: sacrosanto, e qualche problema coi tecnici che vengono dall’accademia c’è. Tagli pochi, nella farraginosa macchina degli apparati statali, (non solo i politici, ma le partecipate eccetera eccetera), a pioggia in due campi, sanità e istruzione, che solo in casi estremi dovrebbero essere toccati. Qualcuno poi spieghi a queste anime candide, studenti, insegnanti, professori, che dovranno pur chiedere il conto ai partiti, ai sindacati, a chi li ha illusi col posto garantito con un pezzo di laurea in mano, creando eserciti di precari impossibili da piazzare, e che forse non si devono piazzare, se non assicurandosi di una preparazione non sempre così seria e accurata. 

Contro la polizia: nessuno ha fatto leggere a scuola Pasolini, evidentemente. E ragionare sulla pretesa che i poliziotti tra i loro doveri abbiano quello di prendersi sassate e caschi in testa, senza reagire.

Contro Israele, e qui ci si smarrisce, per l’ignoranza, e  le menzogne dell’ideologia. Ma allora, voi che credete pacificamente di esprimere un disagio, voi docenti e ragazzi, che puntate sull’educazione, che chiedete una scuola più seria  e più libera, sfilatevi da quelle bandiere, non  fate numero dietro gli striscioni che snaturano e sfruttano le vostre ragioni!

Certo, magari andando a inscatolare nei supermercati? Provocatoriamente, anche, perché no. Se il vostro slogan è “basta crisi, riprendiamoci il futuro”, fate qualcosa di concreto contro la crisi; cominciate a lavorare e dare del tempo, perché qualche segno di rinascita appaia. I ragazzi dei movimenti, delle parrocchie, gli scout, con i loro padri e anziani, che ieri si sono spaccati la schiena per la Colletta, hanno compiuto un gesto politico.  Se avessero sfilato in corteo, nessuno li avrebbe visti e ascoltati. Se fossero stati di più, se fossero  in tanti ogni mese, cambierebbero la vita a tante persone.  Il futuro si ricrea così, o sono tutte balle. Poi, è bello stare con gli amici, in corteo o al bar e  ieri a Roma il tempo era mite. Ma senza ipocrisie…

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