J’ACCUSE/ Binetti: per attaccare la famiglia ora si usa anche l’incesto

- int. Paola Binetti

PAOLA BINETTI (Udc) spiega perché la legge appena votata che consente il riconoscimento dei bambini nati da incesto è volta, in sostanza, a scardinare l’istituto familiare

violenzadonne_R439
Immagine di archivio

La manipolazione della realtà ha sempre origine in quella lessicale. Così, al grido di “tutti i figli sono uguali”, il Parlamento ha sottratto ai bambini nati da incesti le tutele che la collettività ha sempre riconosciuto loro come sacrosanti e inviolabili. Diritti sanciti dalla legge, dalla morale, e dal sentire comune. Un provvedimento volto, inizialmente, a difendere e potenziare il corpus giuridico a sostegno della famiglia è stato trasformato nel suo opposto. Da ieri, i figli nati da incesto possono essere riconosciuti dai genitori incestuosi. Paola Binetti, deputata dell’Udc, ci illustra la drammatica portata di una scelta dl genere.

Inizialmente, avevate votato un testo ben diverso.

Questa legge era stata approvata alla Camera nel giugno del 2011, all’unanimità. Finalmente e da allora, anche i bambini nati al di fuori del matrimonio, che sono in numero sempre più rilevante, dato l’aumento di convivenze o coppie di fatto, possono godere degli stessi diritti di tutti gli altri. Sia sul fronte della relazione di parentalità che su quello dell’appartenenza a un nucleo familiare. Mi riferisco, ad esempio, all’essere inserito in una linea di successione ereditaria ben precisa. Ma anche alla possibilità, laddove i suoi genitori naturali dovessero mancare, di essere affidato al parente più vicino e in grado di prendersene cura.

Poi cos’è successo?

Al Senato, è stato inserito un emendamento che concentra l’attenzione sui figli nati da incesto, trasformando il riconoscimento in un diritto/dovere.

Cosa contesta della norma?

Ricordiamo, anzitutto, che parliamo, nella stragrande maggioranza dei casi, di donne che si trovano nella drammatica e ambigua situazione di essere sia madri che sorelle; e di uomini che sono padri e nonni (ma la norma riguarda qualunque tipo di incesto, anche quello tra fratelli e sorelle): circostanze profondamente condizionate dal contesto di degrado morale, sociale ed economico. E il cui riconoscimento equivale alla sanzione di una situazione ove i normali assi familiari, e la corretta rete di relazioni parentali in cui il bambino deve trovarsi, vengono sconvolti.

Crede che la legge legittimerebbe situazioni di questo genere?

I colleghi che l’hanno votata non lo ammettono, ma con questa legge si riconosce una sorta di normalizzazione dell’incesto, riducendone il doveroso e tipico stato di allerta che la collettività ha sempre avvertito di fronte ad esso. Non è un caso che, da sempre, in qualunque cultura, l’incesto è considerato una barriera insormontabile, posta a tutela dell’istituto della famiglia. Non dimentichiamo, inoltre, che nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di violenza dei padri sulle figlie. E che i bambini che nascono da queste relazioni, sono già di per se stessi esposti a gravissimi problemi di natura psicologica e comportamentale. Legalizzare il riconoscimento da parte di chi li ha generati, metterà ulteriormente a repentaglio le condizioni per il loro sviluppo e la loro crescita; oltre a determinare un gravissimo vulnus nel nostro ordinamento.

Cosa intende? 

L’incesto, in Italia, è pur sempre un reato; concedere a chi se n’è macchiato – più specificatamente al padre che ha fatto violenza sulla figlia – di godere dei diritti legali per riconoscere il figlio rappresenta una drammatica contraddizione legale.

Ma un bambino nato da incesto, avrà pur diritto ad avere dei genitori: chi può riconoscerlo? E qual è il suo status?

Gli episodi concreti sono complessi e variegati; tuttavia, in generale, il bambino frutto di una violenza del padre nei confronti della figlia, può essere riconosciuto dalla madre. E, a quel punto, bambino e madre possono essere aiutati, dalle apposite istituzioni, ad allontanarsi dal proprio contesto familiare d’origine, e a riprendere le fila della propria esistenza; il bambino può altresì essere allontanato sia dal padre che dalla madre, e venire destinato a strutture apposite, in attesa, magari, di un affido o di un’adozione; o, ancora, il bambino può essere allontanato sia dal padre che dalla madre e dato in affido ad una parente ritenuto in grado di prendersene cura. Diciamo che la legge assicurava la capacità di identificare, per ogni caso, la migliore soluzione possibile.

Cos’ha spinto il Parlamento a votare la nuova norma?

La legge è stata votata sulla scorta di un falso ricatto morale, oltretutto privo di qualsivoglia ragione reale. Come ho spiegato, non c’è alcun motivo per ritenere l’impossibilità di riconoscere i figli nati da incesto una discriminazione. Si è votato, in fondo, per pura ideologia. Un’ideologia che sottende un’insieme di atteggiamenti e proposte normative volte a demolire, ogni giorno di più, la famiglia. 

 

(Paolo Nessi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori