PAPA/ Introvigne: ecco perché aborto, unioni gay ed eutanasia feriscono la ragione

- int. Massimo Introvigne

MASSIMO INTROVIGNE commenta il messaggio di Benedetto XVI per il primo gennaio 2013, 46esima Giornata mondiale della Pace, presentato oggi in Vaticano

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Immagine di archivio

La pace non è un’utopia, non è un sogno. La pace è possibile. Per diventare “autentici operatori di pace”, scrive Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2013, sono fondamentali l’attenzione alla dimensione trascendentale e il colloquio costante con Dio. In questo modo l’uomo “può vincere quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste”. Il Pontefice aggiunge che proprio l’attuale periodo storico, caratterizzato dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclama più che mai un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l’uomo. Benedetto XVI affronta tematiche centrali, dai principi non negoziabili (la difesa della vita umana, la difesa del matrimonio monogamico tra uomo e donna e la difesa della libertà di educazione) fino ai diritti sociali e le soluzioni per uscire dalla crisi. Massimo Introvigne, contattato da IlSussidiario.net, comincia ad analizzare le parole del Papa parlando del riferimento al Concilio Ecumenico Vaticano II, “di cui ha ribadito la capacità di aver rafforzato la missione della Chiesa nel mondo”, fino al riferimento alla Pacem in Terris sulla tematica delle beatitudini, “secondo cui non basta essere in pace con gli altri ma è necessario essere in pace con sé stessi, con il Creato e con Dio”.

Cosa può dirci in più rispetto a questo tema?

Vi sono in particolare due grandi temi che è necessario approfondire: il primo è generale, di fondo, secondo cui le beatitudini non parlano soltanto dell’altra vita, perché altrimenti non avrebbero niente da dire a chi non ci crede, ma sono anche una “ricetta” per una vita sociale ordinata, pacifica e felice su questa Terra. Nello stesso tempo, però, questa e l’altra vita sono strettamente collegate e il Papa afferma chiaramente che senza un’apertura alla trascendenza non è possibile costruire nessuna cultura di pace.

Quindi la pace presuppone un umanesimo aperto alla trascendenza?

Certo. Naturalmente, per conoscere questo, afferma il Papa con una’altra decisa e fondamentale espressione, occorre lo “smantellamento della dittatura del relativismo”, che intende continuamente imporci l’idea che non è lecito né opportuno aprirsi alla trascendenza. Questa dittatura però, dice ancora il Santo Padre, possiede in sé caratteristiche e conseguenze catastrofiche.

Dal tema generale passiamo quindi a quello più particolare: i tre principi non negoziabili.

Il Papa si riferisce ovviamente alla vita, alla famiglia e alla libertà di educazione. Benedetto XVI afferma che chiunque è favorevole all’aborto, o lo liberalizza con le sue leggi, forse non si rende conto che in tal modo propone l’inseguimento di una pace illusoria. Non è quindi possibile alcuna pace e alcuna felicità in presenza di leggi abortiste che tollerano l’uccisione di un essere inerme e innocente.

Allo stesso modo parla anche dell’eutanasia.

Esatto. Afferma lo stesso in parallelo anche sull’eutanasia e le leggi che riconoscono questa pratica, ispirate a falsi diritti che minacciano quello vero e fondamentale alla vita. Il secondo principio non negoziabile analizzato da Benedetto XVI è poi quello della famiglia: afferma quindi che se si vuole la pace andrà riconosciuta la struttura naturale del matrimonio rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione. Questo riconoscimento, con chiaro riferimento alle unioni omosessuali, destabilizza la pace ed è inoltre necessario riconoscere la libertà di educazione come diritto dei genitori e diritto essenziale alla valorizzazione della famiglia. Riguardo i principi non negoziabili, il Papa fa inoltre una considerazione molto importante.

Quale?

Che tali principi non sono verità di fede, ma sono iscritti nella natura umana, riconoscibili dalla ragione e comuni a tutte le persone. La violazione di questi principi, quindi, non rappresenta un’offesa alla Chiesa, ma alla stessa verità della persona umana.

Il Papa affronta poi il tema della libertà religiosa.

Rispetto a questo tema il Santo Padre dice tre cose molto importanti. Innanzitutto che non è più sufficiente promuovere la libertà religiosa come diritto negativo, come libertà da (ad esempio da obblighi e costrizioni circa la libertà di scegliere la propria religione) ma anche come diritto positivo nelle sue varie articolazioni, quindi come libertà di (ad esempio, di testimoniare la propria religione, di annunciare e comunicare il suo insegnamento; di compiere attività educative, di beneficenza e di assistenza che permettono di applicare i precetti religiosi). Si legge inoltre che non è più sufficiente affermare che la libertà religiosa è minacciata in Africa o in Asia, perché in realtà è minacciata anche in Occidente, e infine spiega che fa parte della stessa libertà religiosa il diritto all’obiezione di coscienza di fronte a leggi che attentano contro la dignità umana, come l‘aborto o l’eutanasia.

Il messaggio di Benedetto XVI si rivolge poi anche ai diritti sociali.

Il Papa critica in particolare quella che torna a chiamare “tecnocrazia”, cioè l’idea secondo cui dalla crisi economica si possa uscire semplicemente attraverso misure per l’appunto “tecniche”. Tali misure, secondo il Pontefice, sono certamente essenziali, ma rischiano di perdere la loro giusta valenza, finendo per assurgere a “nuovi idoli”.  

In conclusione, Benedetto XVI parla della cosiddetta “pedagogia della pace”. Cosa può dirci?

Il Papa si rende conto che affinché un progetto di questo tipo possa davvero affermarsi nella società, è necessario un lento lavoro per assumere una visione nuova sulla storia umana che è difficile proporre in un periodo “che porta verso il ripiegamento su se stessi”. Però, dice ancora il Santo Padre, mentre si compie questo lungo lavoro che richiede appunto una lunga pedagogia della pace, bisogna anche tener conto del fatto che i principi richiamati in precedenza devono essere promossi immediatamente e che non è possibile aspettare ancora.  

 

(Claudio Perlini)

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