J’ACCUSE/ Ecco come l’Ue affonda il non profit (anche cattolico)

- Gabriele Toccafondi

La Commissione Europea ha chiuso il dossier dedicato alla questione delle esenzioni Ici per gli enti non profit, costretti a pagare migliaia di euro. GABRIELE TOCCAFONDI

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Il Parlamento europeo
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La Ue condanna l’Italia ad affossare il non profit. Per il momento è così, per il futuro bisogna lavorare molto. Non so se cambierà qualcosa nei prossimi mesi, ma ora gli F24 a scuole paritarie ed enti non profit per pagare migliaia di euro di Imu stanno arrivando copiosamente. Quanto detto dal commissario europeo Almunia preoccupa non solo per quanto riguarda l’Imu ma più in generale anche a proposito degli aiuti diretti e indiretti che gli enti locali fanno ad enti non profit. Almunia ha detto: “Quando le non profit operano sullo stesso mercato degli attori commerciali dobbiamo essere sicuri che non beneficino di vantaggi non dovuti”. Le scuole paritarie stanno in un mercato dove ci sono i collegi privati, le cooperative che fanno assistenza stanno anch’esse sul mercato, addirittura chi svolge attività di recupero con persone svantaggiate che siano disabili, minori con problemi, carcerati o ragazze madri insegnando loro un’attività o un mestiere e producendo qualcosa sia pure in piccolo, può a tutti gli effetti essere considerato all’interno di un “mercato”. Ma tutti i settori dell’assistenza e del recupero di per sé possono essere di “mercato”. La speranza è che in Europa il concetto di “mercato” e di “attività commerciale” siano diversi da quello italiano, però qualcuno lo spieghi al Governo.

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Tornando all’Imu, gli enti non profit stanno pagando migliaia di euro. Ho incontrato i responsabili a Firenze di una realtà storica fondata con il contributo del cardinale Benelli, si occupa di adolescenti in situazioni personali e familiari difficili che sono a rischio di comportamenti devianti, giovani che hanno fatto uso di droghe. Li seguono a scuola, nel doposcuola, fanno corsi di formazione e soprattutto li ascoltano e combattono insieme a loro. Migliaia di ragazzi in questi anni sono diventati adulti grazie a questa realtà che può operare perché la curia fiorentina mette a disposizione una struttura che adesso deve pagare una cifra spropositata. “Come facciamo?” mi dicono. A me sale un misto di rabbia e orgoglio. Rabbia perché non è possibile che non ci si renda conto di cosa stiamo facendo, orgoglio perché vedendo quante cose belle ci sono nella nostra storia non può che rendere orgogliosi. E l’Imu li colpisce.

Ho incontrato una Fondazione che ha un bel fabbricato in cui si trovano un asilo nido paritario, una scuola dell’infanzia, una primaria, una secondaria di primo grado e di secondo grado (liceo) con circa 600 alunni. La Fondazione mi dice che dovrebbe pagare di Imu circa 40mila euro, ma come mi racconta – conti alla mano – il presidente della stessa Fondazione “non li paghiamo, per il semplice motivo che non li abbiamo. Lo Stato è in arretrato di un anno con il contributo e tutti i mesi dobbiamo pagare gli stipendi, la mensa, il riscaldamento, e tutto il resto”.

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Poi c’è il caso di una parrocchia nel trevisano, don Carlo è un prete combattivo che decide di non lasciare vuoti i suoi immobili, ecco cosa ci sta facendo ed ecco quanto deve pagare di Imu: stanza di 92 mq di proprietà dell’oratorio usata da un circolo: 458 euro. Casa alpina gestita dal circolo parrocchiale che la parrocchia usa per i campi scuola estivi e invernali chiedendo ai partecipanti 100 euro a settimana: 1.902 euro. Un salone polivalente usato da un’associazione per scopi ricreativi: 3.168 euro; l’ex canonica (22 stanze) data in affitto a una comunità religiosa che si occupa di dare accoglienza ai minori inviati in struttura dal Tribunale dei minori (unica struttura che genera profitti: 1.200 euro/mese): 869 euro. Scuola dell’infanzia: 7.114 euro. Don Carlo mi dice “ho pagato tutto, anche se gli F24 sono stati pagati con soldi che la parrocchia non aveva chiedendo un prestito alla banca, ma la quota della scuola dell’infanzia non è stata pagata perché la retta che viene richiesta, per consentire alle famiglie di iscriversi, è solo un frazione dei costi sostenuti (non permette neanche di portare il pareggio in bilancio).

Poi c’è il caso della Pubblica Assistenza Fratellanza Popolare San Donnino, finita sulle cronache di qualche giornale locale perché hanno deciso di raccontare la loro storia: hanno pagato di IMU 11.414 euro per la sede e le stanze usate dai volontari composta da centralino, camere in cui dormono i volontari, bagni, garage per i mezzi di soccorso. Hanno dovuto pagarla perché l’attività sanitaria e sociosanitaria svolta in quei locali è stata considerata attività commerciale. Per far fronte a questa spesa enorme e non prevista hanno dovuto rinunciare all’acquisto di un defibrillatore che avrebbe dovuto essere messo sull’ambulanza di emergenza. Soldi che i volontari avevano raccolto in un anno intero di attività e di iniziative.

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