J’ACCUSE/ La “crociata” di Don Piero contro le donne non c’entra nulla con il cattolicesimo

- Monica Mondo

Capita che una dichiarazione sfugga di mano e si riveli in tutta la propria superficialità nella grancassa dei media. E se questa posizione è di un sacerdote… Ne parla MONICA MONDO

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Immagine di archivio
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Non c’è poi tanto da discutere, se è un sacerdote a dire o fare una sciocchezza. Capita, l’intelligenza e la prudenza non sono distribuite per categorie, anche se vorremmo che i nostri pastori ne avessero un po’ più degli altri. Il parroco che a Lerici ha affisso un volantino discettando dei frequenti femminicidi e attribuendone gran parte della responsabilità alle provocazioni femminili, ha scritto una sciocchezza, punto.
Primo, perché è assurdo giustificare anche solo in parte le violenze e gli abusi sule donne con i loro comportamenti. Un male è un male e soltanto un male, e i motivi che lo scatenano, a parte l’azione del demonio, per chi ci crede, sono da cercare altrove, semmai in psicologie malate, non nell’oggetto di pulsioni abominevoli.
Secondo, perchè è una storia vecchia, buona per scatenare le più retrive critiche di misoginia e maschilismo rivolte alle istituzioni ecclesiali: o angelo o strega, o fata o prostituta, possibile che le donne non possano essere considerate anzitutto persone, e Eva e la Madonna non siano ridotte soltanto a modelli morali?
Terzo: non si scomoda un’enciclica come la Mulieris dignitatem, che ha spazzato via per sempre, si pensava, un’idea sospettosa e pregiudiziale della donna, per farne un vademecum di abbigliamenti corretti, perché poi è inutile innalzare sugli altari Giovanni Paolo II se non si capisce nulla del suo illuminato e vigoroso pensiero.
Quarto, errare humanum, perseverare…tanto più con un’intervista al Gr1, in cui mentre tenta di difendersi spiegando che il suo discorso è stato estrapolato e travisato, esplicita e ribadisce il concetto. Mettersi in mostra scatena le peggiori intenzioni, a meno che uno sia insensibile al genere femminile, e uso un’espressione elegante.
Quinto, e mi fermo, è Natale, e si crederebbe che un parroco abbia cose più importanti e significative da ricordare ai suoi parrocchiani. Magari che Cristo è nato, è presente, a stravolgere le nostre povere morali, le nostre classifiche dei peccati, i nostri piccini e ottusi criteri di giudizio.
Quel Gesù che ha scelto una donna, che i suoi familiari e amici hanno considerato riprovevole moralmente, per venire al mondo: che ha scelto altre donne, non tutte integerrime, per essere compreso e annunciato, e le ha volute testimoni della Resurrezione. Non pare che la Maddalena avesse abolito trucchi e belletti appariscenti, eppure è stata amata ugualmente, anzi, di più. Ma sono banalità, cui basta il primo anno di catechismo, non serve la licenza in teologia. Occorre dunque ancora una volta, a parte la considerazione che le sciocchezze, appunto, albergano nei sacerdoti come in ogni uomo, considerare quale educazione viene impartita nei seminari, quali verifiche vengono praticate dalle gerarchie, per affidare a un prete un’intera comunità.
Un prete uso, tra l’altro, a uscite frequenti capaci di suscitare scandalo e amarezza nei fedeli, tra una tirata contro l’Islam e una contro gli immigrati. Sarebbe stato saggio consigliargli un eremo per meditare e studiare più a fondo il Magistero: la Chiesa non teme di muovere le coscienze andando controcorrente, sfondando il politically correct, ma a partire dallo scandalo della Croce, dallo scandalo di quella Resurrezione che fece indignare gli intellettuali greci davanti all’annuncio paolino. Ci sono temi e temi, ragioni e ragioni.

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Ma l’uscita fuori luogo di don Piero arriva a stuzzicare sensibilità eccitate da dibattiti sempre più frequenti su leggi più severe, che limitino le continue, assurde, violenze sulle donne, spesso in ambito familiare, spesso in ambienti apparentemente tranquilli e moralmente integri. Troppe. Troppe morti, troppi stupri, e anche troppa impotente rassegnazione, e sotto sotto, lo stesso pensiero di don Piero: qualche volta se la vanno a cercare. Qualche volta la rabbia di un uomo si può comprendere. No, mai. 
E’ vero che leggi non distinguono tra specie protette, e le riserve, rosa o panda sono odiose e lesive della dignità e dell’uguaglianza. E’ vero che uccidere o brutalizzare un ragazzo una ragazza, un anziano o un’anziana, un marito o una moglie meritano la stessa pena. Solo che capita di meno. Solo che ancora siamo immersi in una mentalità che le donne le guarda con occhi torvi, e le considera buone per usi ed abusi: magari se lo meritano, magari ci prendono pure gusto. 
Provate ad avere paura a passeggiare da sole la sera; provate l’ansia di sapere una figlia possibile preda di balordi in vena di eccessi. Non le vorreste, pene più severe per chi distrugge la sua innocenza, e non usereste la minaccia di qualsiasi aggravante, per preservarne il sorriso? O ci adatteremo al burqa, per non irretire gli istinti animali “naturali” della specie maschile? Finchè uno solo dei nostri figli guarderà una compagna con la gonna corta considerandola un oggetto da usare e giudicandola disposta a farsi usare (capita in ogni classe di liceo, non siamo ipocriti) finchè uno solo dei nostri uomini guarderà una collega un po’ provocante come una poco di buono, i parroci alla don Piero la vinceranno sempre; e con essi il femminismo più ideologico e inutile, la pletora di disegni di legge mai applicabili e mai applicati. La vinceranno i fondamentalismi, da qualunque religione arrivino.

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