PAPA/ Campiglio: col suo Motu proprio, Benedetto “sblocca” il genio della carità

- int. Luigi Campiglio

Per LUIGI CAMPIGLIO, nel motu proprio vaticano si mette in guardia dai rischi delle donazioni in denaro, che i Banchi evitano grazie a un sistema di donazioni in alimentari o in medicinali

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Foto: InfoPhoto

Il Papa ha pubblicato ieri il motu proprio “De Caritate Ministranda”, un documento in cui si invitano le organizzazioni caritative cattoliche a una più intensa collaborazione con i vescovi e a una maggiore trasparenza nell’utilizzo dei fondi. Nel testo si sottolinea che “il servizio della carità è una dimensione costitutiva della Chiesa ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza”. Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Luigi Campiglio, docente di Politica economica all’Università Cattolica.

Professor Campiglio, qual è il valore del nuovo documento di Benedetto XVI dal titolo “De Caritate Ministranda”?

Questo motu proprio è certamente di grande importanza perché si pone problemi obiettivi per la Chiesa e allo stesso tempo fornisce delle indicazioni molto concrete su come procedere perché siano risolti nel più efficace dei modi. La preoccupazione di questo motu proprio è fare in modo che il servizio della carità avvenga in modo coordinato senza che alcune iniziative si sovrappongano, anche in buona fede, andando “a detrimento dell’operatività e dell’efficacia” rispetto ai fini che si propongono. Da un lato quindi si riafferma l’importanza centrale della dimensione dei servizi della carità e dall’altra si fornisce anche un’indicazione molto concreta su come ciò debba avvenire migliorando il più possibile il livello d’efficacia. Per il motu proprio il ruolo centrale di coordinamento dovrà spettare al vescovo. Ciascun vescovo avrà la responsabilità di coordinare in vista di un obiettivo comune tutte le attività esistenti o che dovessero emergere spontaneamente nel futuro. E’ dunque qualcosa di molto innovativo.

In che modo l’esperienza del Banco Farmaceutico e del Banco Alimentare sono coinvolte da ciò di cui si parla nel motu proprio?

Certamente il Banco Alimentare e il Banco Farmaceutico da un punto di vista istituzionale si sono mossi in un modo che ha anticipato questa esigenza di coordinamento. I Banchi sono dei punti di snodo per tutte le organizzazioni cattoliche impegnate sul fronte alimentare o farmaceutico, e che al banco si rivolgono per avere la disponibilità delle risorse che a loro volta utilizzano per sostenere i loro servizi.

Quali saranno quindi le conseguenze del motu proprio per i Banchi?

Il Banco Alimentare in questo momento è la realtà certamente dominante e ha svolto finora in modo spontaneo questo ruolo di collettore di implicito coordinamento che il Papa richiede. Adesso ci sarà un’attenzione maggiore dei vescovi di tutte le diocesi perché l’azione del Banco Alimentare si coordini con altre istanze, laddove questo non avvenga.

 

Il motu proprio chiede ai vescovi di “impedire che attraverso le strutture parrocchiali o diocesane vengano pubblicizzate iniziative che, pur presentandosi con finalità di carità, proponessero scelte o metodi contrari all’insegnamento della Chiesa”. Che cosa si intende dire?

 

Il Banco Alimentare è un’organizzazione nei fatti molto trasparente e che favorisce un legame diretto fra risorse disponibili, che altrimenti andrebbero sprecate, e i bisogni concreti e specifici di famiglie e persone. Nel giorno della Colletta le persone mettono a disposizione non tanto del denaro, quanto una scelta libera di prodotti alimentari. E lo stesso vale con i medicinali nella giornata del Banco Farmaceutico. Questo non è quello che di regola avviene in altri casi, nel senso che molte iniziative pure meritorie sono orientate sul piano dell’elargizione monetaria.

 

Quali sono i possibili inconvenienti legati a questa scelta?

 

Purtroppo esistono casi in cui questa elargizione per motivi burocratici si blocca, e quindi chi dona ritiene che quella somma vada per sostenere l’alimentazione nei Paesi più poveri, mentre in realtà ciò non avviene. Inoltre ci può essere un uso di queste risorse in denaro che essendo un bene fungibile può essere usato sia per lo scopo originariamente indicato, sia per altri scopi che possono essere diversi e lontani rispetto a quelli per i quali chi ha fatto la donazione si è convinto. Il Papa intende dire che sotto la supervisione del vescovo, tutte le organizzazioni che condividendo un medesimo fine sono coordinate per realizzare al meglio un obiettivo di bene comune, è necessario che lo facciano davvero.

 

(Pietro Vernizzi)

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