OMICIDIO A SCAMPIA/ Morire in una scuola materna? Si può anche ricominciare a vivere

- La Redazione

A Napoli la violenza sembra sempre più insostenibile: un uomo è stato ucciso dentro il cortile di una scuola materna. Come è possibile ricostruire la speranza? ANTONIO ROMANO

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Il cortile della scuola di Napoli dove è avvenuto l'omicidio (InfoPhoto)

Hanno ammazzato un uomo dentro il cortile di una scuola materna mentre i bambini, dentro, preparavano i canti del Natale. Qualcosa che sembra impossibile: può la violenza arrivare a tanto? Sono tanti, e recenti, gli esempi di una violenza impazzita che a Napoli sembra inarrestabile. Solo un mese fa hanno ammazzato un ragazzo che usciva di casa semplicemente perché scambiato per un’altra persona. E’ ovvio che viviamo in una situazione che dal di dentro di un contesto così complesso fa pensare ci sia solo disperazione e rassegnazione. Ma allo stesso tempo c’è un urlo: di fronte a queste cose il popolo, la gente semplice, non ne può più. E’ anche vero che c’è un ripudio di questa violenza dentro le radici del nostro popolo. 

Non voglio esprimere il solito lamento, ma ci sono cose che vanno dette: negli ultimi dieci anni da Napoli sono andate via 400mila persone, una città intera. Di questi 400mila, 200mila erano giovani sotto i trent’anni. Una violenza così assurda così inaudita non si può combattere solo con l’esercito o con la repressione. C’è una necessità urgente: i giovani hanno bisogno di una speranza reale che si fonda innanzitutto sul lavoro. Questa violenza, questo degrado, ci toccano sulla pelle: i giovani davanti a tutto questo a che scelta hanno? Vivo tutti i giorni in realtà difficili che hanno a che fare con centinaia di giovani. Oggi a Napoli un ragazzo di vent’anni ha due alternative: o va via oppure diventa facile preda della criminalità. 

Noi la presenza dello Stato la vogliamo, uno Stato che sia al servizio della gente. Ho conosciuto tantissimi uomini dello Stato che si sacrificano e spesso danno anche la loro vita, ma solo questo non basta. La mia esperienza e quella di tanti amici mi ha fatto capire che c’è un modo di guardare a queste problematiche che arriva da lontano, dando ricette astratte. Invece, nonostante la difficoltà, posso testimoniare che c’è la possibilità di una speranza reale anche stando a Napoli.

Da diverso tempo ho visto cose che mi hanno sorpreso. Imprenditori che si sono messi insieme per condividere le difficoltà del lavoro, si sono giocati senza cadere nella tentazione, che a Napoli un po’ tutti abbiamo, di fuggire. Nell’incertezza generale hanno accettato la sfida di costruire facendo sacrifici con realtà educative. 

Imprenditori che hanno messo a disposizione la loro professionalità per insegnare a dei ragazzi che a scuola imparavano poco e svogliatamente, la realtà del lavoro, educandoli a un mestiere senza custodire gelosamente il proprio. Facendo vedere che scuola e lavoro possono andare d’accordo. Ci siamo impegnati creando dei centri sociali dove centinaia di ragazzi stanno insieme: è una possibilità di sostenerli a guardare la realtà e gli uomini in modo positivo.

E’ grazie a una presenza di uomini e di donne così, e ce ne sono tanti nel popolo napoletano, che si costruisce la speranza. Non dimentico la presenza della Chiesa, del nostro cardinale: la Chiesa non è solo un’omelia, ma anche una possibilità di sostegno e  di presenza reale nei quartieri più difficili. Ci sono diverse realtà di Scampia, di Rione Sanità, di Monticelli che cercano di vivere insieme, creando una socialità positiva dove anche i ragazzi più difficili sono accolti e possono ricominciare una presenza che nasce dal popolo.

Questa è la nostra speranza davanti a un omicidio in una scuola materna dove i bambini si stavano preparando alla gioia del Natale.  

(Antonio Romano) 

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