LA STORIA/ Quei metri di neve sopra l’Abruzzo del terremoto capaci di far rinascere amicizie

- Fabio Capolla

L’Abruzzo, sopratutto nelle zone montuose interne, è flagellato dalla neve. E a L’Aquila la situazione è difficile. Eppure nessuno se ne sta con le mani in mano. Da Teramo, FABIO CAPOLLA

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Neve alta in Abruzzo (InfoPhoto)

TERAMO – Un raggio di sole dopo giorni di neve, freddo, vento e ghiaccio. L’Abruzzo del terremoto sotto metri di coltre bianca. L’ondata di maltempo ha creato molti disagi, soprattutto nelle zone di montagna, nelle campagne, rimaste isolate per giorni. Altri disagi anche sulla costa, dove l’impreparazione ad affrontare la neve è stata impressionante. L’Abruzzo bianco che ha saputo reagire con forza e che in queste ore sta ancora cercando di risolvere i problemi più gravi. 

L’Abruzzo imbiancato che ha reso felici i bambini, che ha chiuso le scuole per una settimana, che ha causato disagi nei trasporti cerca di rialzarsi. Il silenzio quasi innaturale che ha circondato la vita delle persone ha riportato un clima che si era perso, una lentezza d’altri tempi, capace di far rinascere amicizie. Un rapporto tra le persone, fatto anche di aiuto reciproco, il cui sapore si era perso nel tempo. “Abbiamo spalato la neve per tre giorni per riuscire a raggiungere una coppia di anziani che era rimasta isolata” – raccontano alcuni giovani di un paese della Valle Roveto, nella Marsica – “quando li abbiamo raggiunti è stato un momento di festa. Portavamo generi di prima necessità, erano rimasti senza luce, ma grazie al camino avevano fatto il pane, si erano riscaldati. Sicuramente hanno saputo affrontare una situazione critica in maniera migliore rispetto a quanto abbiamo saputo fare noi”. Piccole storie che rievocano la storia. A Pietrasecca, paesino arroccato su un costone di roccia visibile dall’autostrada Roma-Teramo, la neve ha superato i due metri. I più vecchi del paese rievocano un nevone di fine anni venti, la generazione di mezzo la nevicata del 1959. I giovani da tempo hanno abbandonato quei luoghi e ci sono tornati ora, per aiutare. 

La voglia di aiutare è stata uno dei segnali più belli di questi giorni. Nessuno con le mani in mano, pochi a criticare il lavoro della Protezione civile, dei vigili del fuoco, degli operai degli enti pubblici. La polemica ha coinvolto più i personaggi politici, o la gente lungo la costa. Nell’Abruzzo interno la solidarietà della gente verso i propri compaesani è stata eccezionale. Chi poteva cucinare cucinava in abbondanza e offriva a chi aveva fame, a chi stava lavorando per rendere attraversabile il paese. 

La zona della Marsica è stata quella colpita maggiormente, dove molti Paesi sono ancora irraggiungibili se non a piedi. Zone dell’Abruzzo aquilano che hanno subito parecchi danni all’agricoltura, alla zootecnia. Gli animali selvatici, quelli che affascinano i visitatori dei parchi nazionali abruzzesi in diverse occasioni sono scesi verso valle. Cervi in branco ai margini dei paesi, lupi che hanno dormito dentro garages nella zona di Pacentro. Un quadro invernale pieno di fascino, nonostante le mille difficoltà.

Diversa la situazione all’Aquila. Una città terremotata che con i tanti centimetri di neve caduta vede forte il rischio di forti danneggiamenti degli edifici ancora puntellati, con tetti che rischiano di crollare sotto il peso della bianca coltre. Chi vive nell’estrema periferia, dove sono sorti i nuovi quartieri, i villaggi temporanei è rimasto imprigionato, impossibilitato a raggiungere i luoghi di lavoro. Per chi fa vita di città e non ha saputo adattarsi a questa imprevista situazione i disagi sono stati esponenziali.

Disagi per chi lavora, per chi si è trovato in autostrada nel momento di massima violenza delle nevicate. Sul percorso tra Roma e L’Aquila, nei primi giorni auto e pullman bloccati in autostrada per quasi 24 ore. Treni fermi lungo il percorso con i passeggeri al freddo. Giornate difficili, dove si è messo in viaggio solo chi doveva farlo per motivi improrogabili.

Le bufere di neve provenienti dai Balcani hanno flagellato i paesi sulla costa. Così mentre c’era chi si è divertito a fare sci di fondo sulla spiaggia, dove d’estate ci si stende a prendere il sole, la maggior parte della gente è rimasta bloccata su strade dove nessuno nelle prime ore è passato a pulire o a gettare il sale. Una città come Pescara è rimasta bloccata. Muoversi è stato difficile, anche se la neve non ha superato i 30 centimetri.  Bufere di neve sull’autostrada A14 con i camionisti fermati ai caselli autostradali assistiti dai volontari della Croce Rossa che sono riusciti a distribuire pasti caldi per tutti. 

Ieri, domenica, il raggio di sole uscito nel pomeriggio è scomparso. Il freddo e il ghiaccio tornano ad essere i principali nemici. Rimane, a riscaldare la gente, quell’amicizia riscoperta. Quel rapporto umano che solo la lentezza voluta dalla neve ha saputo far riscoprire. Nonostante i disagi e i danni.

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