IMMIGRAZIONE/ L’esperto: altro che Libia e Vicenza. Perché nessuno condanna la Francia?

Insieme a GIAN CARLO BLANGIARDO commentiamo la decisione della Corte europea di Strasburgo di condannare l’Italia per i respingimenti degli immigrati e il caso del cartello di Vicenza

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«Non credo che in Europa ci siano molti Paesi che possono permettersi di darci grandi lezioni di accoglienza. Basti vedere quello che abbiamo fatto in questi anni: qualcuno dovrebbe anche ricordare che in Italia ci sono oltre cinque milioni di stranieri, che corrispondono a tutta la popolazione danese e a metà di quella svedese. Sono quindi dell’idea che il fatto di aver ospitato milioni di persone in un Paese come l’Italia, che peraltro è densamente popolato, significa che forse non siamo poi così ostili, ma che invece rispettiamo il principio e il valore dell’accoglienza». IlSussidiario.net ha contattato Gian Carlo Blangiardo, Docente di Demografia presso l’Università di Milano-Bicocca, per commentare la decisione della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo di condannare l’Italia per i respingimenti verso la Libia. Precisando che l’Italia, “riportando i migranti in Libia senza esaminare i loro casi, li ha esposti al rischio di maltrattamenti ed è equivalso ad una espulsione collettiva”. La Corte ha quindi accolto il ricorso di 13 eritrei e 11 somali, che erano stati respinti nel 2009, a cui adesso l’Italia dovrà pagare un risarcimento di 15mila euro più le spese legali.

«I fatti dimostrano – continua a spiegare Blangiardo – che durante tutte le vicende riguardanti il Nord Africa siamo riusciti ad accogliere e ad aiutare migliaia di persone, e che ancora adesso nel nostro Paese ci sono tante persone che sono arrivate in quella circostanza. Qualcuno dovrebbe allora ricordare che quando i migranti volevano andare in Francia e attraversare la frontiera di Ventimiglia, dall’altra parte qualcuno impediva loro il passaggio. Non posso quindi che essere critico nei confronti di questi “grandi” giuristi e difensori dei diritti umani che, in situazioni che riguardano il nostro e il loro Paese, ragionano in due modi diversi. Non dobbiamo mai dimenticare tutti gli anni di esperienza in prima linea in cui l’Italia si è data da fare e in cui abbiamo accettato ogni tipo di provenienza, sempre nel rispetto dell’accoglienza e del valore dei diritti umani. Il nostro Paese è composto da tantissimi enti, associazioni e diversi organismi che insieme hanno fatto tanto per far fronte a emergenze di questo tipo, e credo proprio che dovremmo dargliene atto, noi e Strasburgo, invece di enfatizzare qualche eccezione che purtroppo avviene sempre».

Con il professor Blangiardo analizziamo anche il caso della giovane ragazza marocchina di vent’anni, da dodici in Italia, che davanti al suo piccolo negozio a Vicenza ha esposto un cartello con su scritto: “Siamo spiacenti: ma per maleducazione e non rispetto delle regole e numerosi furti, vietato entrare ai zingari”. Con una nota più in basso: “Non per razzismo”. La vicenda ha provocato sdegno e indignazione, ma la ragazza, esasperata a causa dei continui furti, ha anche riscosso la solidarietà degli altri negozianti della zona che confermano una situazione insostenibile. «L’episodio avvenuto a Vicenza – ci spiega Blangiardo – è la dimostrazione di quanto ai giornalisti piaccia ricamare sopra certe storie per creare, da un episodio certamente grave ma non drammatico, un vero e proprio romanzo.

Quello che però si è letto, cercando di evitare paragoni con episodi di tanti anni fa, è la storia di una signora marocchina che, a causa di ripetuti furti e diversi episodi di inciviltà e mancanza di rispetto, ha deciso di mettere quel cartello. Un episodio come detto grave, certo, ma credo che abbiamo di fronte una donna immigrata, che si è rimboccata le maniche e che lo sta facendo tuttora, e che si sta dando da fare per conquistarsi un posto in un Paese che non è quello da cui proviene. E mentre cerca di migliorare la sua condizione nel nostro Paese, si trova a dover affrontare persone che invece non rispettano quelle regole fondamentali che lei stessa ha accettato. Che siano “zingari”, come li chiama lei, bianchi, neri, italiani e non, del Nord o del Sud, non cambia assolutamente niente: nessuno vorrebbe avere a che fare con chi si comporta in modo maleducato, chi non rispetta le regole e con chi non rispetta le altre persone. La debolezza della ragazza marocchina, in questo sistema che guarda la forma e non la sostanza, è l’aver scritto “zingari” sul cartello, che rende questo episodio un esempio inconcepibile di intolleranza, ma non è così».

 

(Claudio Perlini)

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