FACEBOOK/ Le regole del social network: cosa è permesso e cosa è vietato

- La Redazione

Attraverso un manuale di 17 pagine, pubblicato recentemente, viene spiegato quale tipo di contenuti possono essere resi visibili sulla propria bacheca del popolare social network

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Foto Infophoto

Attraverso un manuale di 17 pagine, pubblicato recentemente, viene spiegato quale tipo di contenuti possono essere resi visibili sulla propria bacheca del popolare social network Facebook. Il manuale è diviso in particolare in quattro categorie, Sesso e Nudità, Hate contents, Bullismo e molestie, Minacce, ed è stato reso noto da un dipendente marocchino della oDesk che, stanco di lavorare per uno stipendio irrisorio, ha deciso di pubblicare il manuale sul sito Gawker. La oDesk, invece, è la società moderatrice del social network: infatti, dopo che avviene una segnalazione di abuso riguardo un contenuto pubblicato e visibile agli altri utenti, non interviene direttamente Facebook, ma un’azienda terza che valuta il contenuto e, se necessario, lo elimina. Dopo la pubblicazione di questo manuale sul sito di Gawker, l’azienda si è affrettata a pubblicare un nuovo manuale aggiornato, in cui è spiegato che sono vietate le attività sessuali esplicite, i preliminari, sia etero che omosessuali e i capezzoli, ma solo quelli femminili, mentre quelli maschili sono consentiti. Sui temi più delicati, come pedofilia, necrofilia, nudo infantile e violenze sugli animali interverrà un team specializzato di Facebook, mentre mutilazione e minacce a personaggi dello stato o ufficiali vengono valutate in base alla credibilità dell’affermazione. Una questione che sta sollevando numerose polemiche è quella riguardante il fatto che, per esempio, è vietato mostrare una donna che allatta al seno, ma è invece consentita la marijuana, purché non sia usata in contesti di spaccio. E’ permesso anche il nudo, ma solo quello considerato artistico. Chi non rispetterà le regole, che valgono per immagini, video, suoni, scritte, link e così via, incorrerà in una sanzione decisa dallo stesso social network, che potrebbe bloccare la pagina dell’utente, limitarsi a censurare il contenuto, fino alla chiusura definitiva del profilo personale, del gruppo o della fanpage incriminata. Il reportage di Gawker mostra poi che Facebook, ricevendo milioni di segnalazioni di abuso ogni giorno, è costretto a rivolgersi ad altre aziende, come la oDesk, per il controllo dei tanti contenuti ritenuti non adatti.

Questo lavoro, però, viene effettuato manualmente da impiegati residenti per esempio in Marocco, India o Filippine per paghe bassissime, come quella del dipendente che, stanco di essere sfruttato, ha pubblicato il manuale e ha definito il suo impiego «sfruttamento del terzo mondo».

 

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