J’ACCUSE/ L’aborto post-parto? Un vecchio sogno dei Darwin senz’anima

FRANCESCO D’AGOSTINO commenta la tesi contenuta nell’articolo pubblicato sul prestigioso Journal of Medical Ethics, secondo la quale l’infanticidio è pratica legittima

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Foto: Infophoto

Asserzioni la cui evidenza, per non dire banalità, è immediata, se affogate nelle oscurità del linguaggio tecnico possono diventare oggetto di dibattito. Ed essere, dunque, messe in dubbio. Come il fatto che uccidere un neonato sia cosa sbagliata. Qualunque persona di buon senso lo sa. Eppure, Alberto Giubilini e Francesca Minerva nell’articolo “After-birth abortion: why should the baby live?” pubblicato sulla prestigiosa rivista“Journal of Medical Ethics”, riescono nell’impresa di sostenere il contrario; con tanto di imprimatur di parte del mondo scientifico che la prestigiosa rivista rappresenta. Il concetto, per loro, è semplice: i neonati sono privi dell’autocoscienza che determina il desiderio di vivere. Tale assenza renderebbe impossibile conferire loro lo status di persona. Per cui, eliminarli, non provoca alcun danno. Abbiamo chiesto al professore Francesco D’Agostino ragguagli in merito al concetto di “aborto post-parto”.

Anzitutto, che peso dare a questo articolo?

A mio avviso, molto limitato. Il fatto che sia apparso su una rivista importante non giustifica le pubblicità che sta avendo. Del resto, si tratta di tesi edite.

Da chi?

Peter Singer ed Hugo Hengelhardt da anni avevano elaborato la teoria secondo la quale gli individui sono esseri umani a pieno titolo solo quando hanno piena capacità di relazione; altrimenti, sono solamente individui e non persone. Ovviamente, in tale categoria rientrano anche gli infermi mentali, i malati di altzheimer e via dicendo. Secondo tali concezioni, inoltre, gli individui che non sono persone non vanno difesi di per sé stessi, ma per difendere in tal modo gli interessi emotivi di chi è persona a pieno titolo. La protezione degli handicappati mentali, ad esempio, è giustificata dalla tenerezza e dai sentimenti che i loro parenti provano per essi.

Quindi, non c’è nulla di nuovo?

Probabilmente, questi autori introducono l’argomento peregrino secondo cui l’infanticidio sarebbe nell’interesse del neonato più che l’adozione. Affermano che è meglio non vivere affatto che finire in mano di genitori adottivi perversi. Questo e nulla più.

Come si confutano tale tesi?

Basterebbe considerare il fatto che, ad esempio, Singer afferma che la persona sia tale solo se dotata di capacità relazionali; ebbene: un’elementare conoscenza psicoanalitica ci dice che il neonato attiva formidabili dinamiche relazionali con la madre e con il padre. Addirittura è noto che, prima del parto, la psiche della madre entri in relazione con quella del feto al punto tale che si parla di psicoanalisi pre-parto. Detto questo, le sue posizioni, dal punto di vista filosofico, sono di una tale banalità, che confutarlo significa concedergli fin troppo onore. Occorre pur sempre, tuttavia, assumere una qualche forma di antropologia. In caso contrario, confutarlo diventa pressoché impossibile.

Cosa intende?

L’argomento antropologico lascia totalmente indifferenti quei biotecisti che hanno una posizione di estremo materialismo. In sostanza, per chi rigetta ogni orizzonte antropologico, non esiste piano di incontro possibile. Sarebbe come contestare chi afferma che la Gioconda di Leonardo non è altro che un insieme di colori spalmati su una tela. Dal punto di vista fisicistico, costui, avrebbe ragione. Se, tuttavia, non fosse in grado di vedere al di là dell’amalgama di colori, non basterebbero anni di lezioni di storia dell’arte per fargli comprendere che cos’è realmente la Gioconda.

L’assenza di un’antropologia, quindi, giustifica qualunque posizione?

Esatto. Addirittura, alcuni bioeticisti arrivano a sostenere che la medicina dovrebbe essere drasticamente darwiniana, abbandonando i soggetti deboli per favorire solamente quelli forti.

In ogni caso, perché una rivista prestigiosa pubblica tesi del genere?

E’ emblematico del degrado della cultura anglosassone contemporanea che, di fatto, ha imboccato da molti anni la via di un riduzionismo darwiniano e utilitarista che porta a esiti di questo tipo. Lo si vede nelle pratiche di fecondazione assistita e manipolazione degli embrioni.

Può farci qualche esempio?

Alcuni centri di fecondazione assistita anglosassoni fecondano in vitro diversi ovociti per impiantarli in alcune donne. Intendono verificare quali di queste diano origine a gravidanze ottimali, facendo abortire tutte le altre. Ormai non si tratta più di aiuto alla procreazione o di lotta alla sterilità. È una forma conclamata di eugenetica, del tutto legata al denaro. Ricerche di questo genere moltiplicano i costi, ma c’è chi se lo può permettere.  

Da cosa dipende tale degrado?

Sicuramente, almeno in parte, la cultura contemporanea è sotto la soggezione quasi invincibile delle straordinarie capacità della tecnica. Che, del resto, è ancora il feticcio del mondo. Il dramma è che la logica che guida la tecnica è esclusivamente di tipo funzionale. Ciò che funziona ha un pregio, al contrario va distrutto. Tale visione, se applicata esclusivamente alla tecnica ha una sua legittimità. Difficilmente, tuttavia, la concezione funzionale resta circoscritta al proprio ambito, senza sfociare nell’antropologia. 

 

(Paolo Nessi)

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