FESTA DEL PAPA’/ Da Poretti a Marchesi, i miei auguri agli “eroi silenziosi”

- Paolo Massobrio

Nel giorno di San Giuseppe e Festa del papà, PAOLO MASSOBRIO ricorda suo padre nato il 19 marzo, le vittime dell’Eternit nel Monferrato e fa gli auguri a Marchesi che compie oggi gli anni

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Oggi è la festa del papà. Ed io me la ricordo bene questa data perché il mio, di papà, quel giorno compiva gli anni. Credo che fosse questo il motivo per cui, quando nel 1919 (sembra una cabala) lui nacque in quel di Masio, nel Monferrato, i suoi genitori, senza ombra di dubbio, lo chiamarono Giuseppe. Ieri sulla Stampa, il comico Giacomo Poretti ha scritto un memorabile ed ironico pezzo sulla figura del papà, che secondo lui ha un compito più difficile del primo ministro. Ma poi Giacomo ha ironizzato sul rapporto fra padri e figli, che è diverso dal rapporto tra amici, ed ha una curva di sopportazione che sembra uguale per tutti, salvo poi riconoscere, quanto l’età avanza, che i nostri padri sono stati dei silenziosi eroi, nella loro fatica quotidiana a tirar su una civiltà. Bè, la festa del papà quest’anno cade di lunedì, e ieri mia moglie ha fatto la torta di mele, visto che a casa c’erano i figli, prima del tourbillon della settimana. Io non saprei dire come e perchè, ma il regalo più bello che si può ricevere, nell’era in cui si è (o si è stati) obesi di tutto, è un pensiero,
tanto gradito quanto semplice e sincero. E mi ricordo che mi scioglievo quando sotto il piatto trovavo il foglio del mio bambino che mi faceva gli auguri con un disegno sgambescio. Mi scioglievo come chi vive in un società dove in fondo si rimane assetati di attimi di simpatia umana. Sempre Giacomo ieri scriveva che i genitori moderni compiono cose mirabolanti, in fatto di viaggi, di sport e quant’altro, ma poi se la fanno sotto se devono porgere le condoglianze al vicino di casa.
Oggi, alla vigilia della primavera, ho sotto gli occhi anche l’articolo che Giampaolo Pansa ha scritto ieri su Libero, dedicato a Marco Giorgelli, il direttore del bisettimanale Il Monferrato, stroncato dal tumore ai polmoni prodotto dall’amianto: il mesotelioma pleurico. E leggo cifre spaventose: quasi 2 mila persone, tanti padri, anche di amici cari, stroncati da una strage targata Eternit.

Pansa conclude il suo pezzo scrivendo: “Quando la signora con la falce bussa alla tua porta, trovi accanto a te soltanto chi ti ama e nessun altro”. Bè, allora bisogna credere che il tempo che ci diamo reciprocamente ha un senso, come lo ha la famiglia, intesa non come rifugio, ma come la forgia di ciò che sarà il futuro di un Paese.
Il Corriere della Sera di ieri (sempre domenica) ha fatto un’inchiesta sulle aspirazioni dei ventenni e nel sommario si legge: “Imparano che non si sta insieme per dovere e si entusiasmano per il pranzo della domenica. E hanno l’ideale della famiglia normale”. Sembra un dato ciclico tutto questo… oppure è semplicemente il seme che ogni tanto fiorisce. Come i semi che piantava il mio amico Gino Girolomoni, il padre del biologico in Italia, che ci ha lasciati anche lui in questi giorni, dopo una vita dedicata a far capire a una burocrazia idiota che c’era anche uno schema diverso nella coltivazione dei campi: quello che guardava al passato per salvare il futuro. Oggi il suo Alce Nero è una realtà, ma pochi si sono ricordati di lui. Di chi ci ricordiamo oggi è infine Gualtiero Marchesi, che proprio il 19 marzo compie 82 anni: è il padre della nouvelle cuisine in Italia, ma per me rimane il “cuoco italiano” perché dentro di sé ha la musica, l’arte, il colore, il gusto e la famiglia: tutti ingredienti molto italiani, tutti elementi di un’unicità che fa ripartire sempre il nostro Paese. Auguri a tutti i papà.



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