SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 23 marzo, è San Turibio de Mogrovejo, difese i peruviani dai soprusi dei conquistadores

- La Redazione

Santo del giorno. Oggi, 23 marzo, è San Turibio de Mogrovejo, nominato arcivescovo a Lima, nei terriori conquistati dagli spagnoli, difese i peruviani dai soprusi dei conquistadores

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Santo del giorno. Oggi, 23 marzo, è San Turibio de Mogrovejo – Il 23 marzo la Chiesa Cattolica festeggia San Turibio de Mogrovejo. Nacque a Mayorga, nella provincia di Valladolid, il 16 novembre 1538.
Della sua fanciullezza e dell’adolescenza non si sa molto, se non che fu figlio del nobile Luis Alfonso de Mogrovejo e di sua moglie Ana de Robles y Moran.
Fu studioso di diritto canonico prima nella vicina Valladolid e poi si laureò presso la prestigiosa Università di Salamanca. Qui rimase come docente. Il giovane Turibio de Mogrovejo amava infatti l’insegnamento e non era affatto intenzionato a prendere i voti, desiderava condurre la sua vita come insegnante, ma i piani che il Signore aveva per lui erano molto diversi da quelli che lo stesso giovane insegnante poteva immaginare.
L’Università di Salamanca faceva parte della corte di Filippo II, primo re della Spagna unificata. La fama dello studioso di diritto canonico de Mogrovejo giunse alla conoscenza del re Filippo II che lo volle nominare, nonostante egli fosse un laico, a capo del tribunale dell’Inquisizione di Granada.
La provincia di Granada, ancora prima che il regno di Spagna fosse unificato, aveva mantenuto a lungo la propria autonomia nei confronti dei regni Cristiani fino al 1492, e conservava ampie comunità di ebrei e di musulmani ancora durante il regno di Filippo II. Negli anni in cui fu a capo del tribunale dell’Inquisizione di Granada, Turibio de Mogrovejo dimostrò le sue capacità di giudice severo e inflessibile ma equo e animato da un grande senso di umanità e di giustizia.
Fu per queste sue doti che Filippo II decise che lo avrebbe mandato a Lima, nelle nuove terre appena conquistate dalla Spagna, dove sempre più frequenti erano le notizie di soprusi e angherie compiuti dai conquistadores nei confronti degli indios nativi. Laggiù l’influenza del re era molto ridotta. I conquistadores spadroneggiavano e i vicerè li appoggiavano. Il re aveva bisogno di uomini nuovi per ritrovare il governo sulle provincie appena conquistate. Era necessario mandare un uomo che sapesse coniugare doti di inflessibilità e misericordia, per spezzare la catena dei soprusi ed evangelizzare i nativi. Turibio de Mogrovejo era l’uomo adatto.
Nel maggio del 1571, il sovrano lo nominò quindi arcivescovo di Lima, città fondata pochi anni prima, nel 1535, da Francisco Pizarro, nella colonia spagnola del Perù.
Poiché Turibio era un laico, il Papa Gregorio XIII nel confermare la nomina fatta dal re dovette in una sola volta conferire tutte le dignità ecclesiastiche che mancavano al nuovo arcivescovo.
Fu così che Turibio raggiunse la sua nuova sede di vita e di lavoro, Lima, nel 1581, molto titubante e per nulla contento della nuova direzione che prendeva la sua vita.
Ma una volta arrivato l’arcivescovo si rese conto della difficile situazione che pativano gli indios di quella terra e comprese la portata del suo compito.
L’ampiezza della sua diocesi era enorme ma ciononostante egli la percorse a piedi almeno tre volte, imparando, nei suoi pellegrinaggi, la lingua locale per parlare con le popolazioni.

Fu da subito severissimo e inflessibile con i sacerdoti asserviti ai voleri dei conquistadores, che cristianizzavano le popolazioni con la violenza, imponendo loro precetti che essi non riuscivano a comprendere, e tenendoli nella povertà e nella schiavitù. Il nuovo vescovo dedicò così la sua opera pastorale a mitigare le sofferenze dei popoli conquistati, a portare loro la parola di Dio con l’amore che Gesù aveva portato tra i suoi fratelli.
Seguendo i suoi ordini i sacerdoti locali dovranno costituirsi come un clero nuovo e illuminato, dovranno insegnare agli indios la civiltà e la carità cristiana e dovranno imparare a comportarsi e a vivere da uomini liberi.
Proprio nel desiderio di dare un’istruzione agli indios fece compilare, sotto la sua direzione libri di preghiere e catechismi in spagnolo e nelle lingue locali quechua e aymara che egli stesso aveva imparato e con le quali parlava con le persone e ascoltava i loro bisogni.
Per questo comportamento favorevole alle popolazioni locali fu subito inviso al vicerè che regnava su Lima che lo avversò da subito. Ma Turibio non badò mai alla corte e ai suoi intrighi. Nei suoi 25 anni di episcopato intraprese tre visite pastorali che lo portarono a girare a piedi tutta l’enorme provincia che si trovava sotto la sua potestà. Fu proprio durante la terza di queste visite pastorali che contrasse una febbre che lo porterà alla morte nel 1606, a Saña, presso Lina.
Papa Innocenzo VI lo proclamò beato il 2 luglio 1679 e fu canonizzato da Papa Benedetto XIII il 10 dicembre 1726.



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