GUSTO/ Il gelato dedicato all’apostolo “della degustazione”

PAOLO MASSOBRIO ci parla della gelateria San Giuda a San Donato Milanese, e di tutte le prelibatezze che ogni giorno creano con cura Anna e Alberto Sogaro, i proprietari

06.03.2012 - Paolo Massobrio
gelateria_r400
Alberto e Anna Sogaro

San Giuda il Taddeo era uno dei 12, ma il Giuda più famoso, per le note vicende, è poi diventato un altro. Del Taddeo (che vuol dire amabile, dolce, generoso) poco si sa, se non che era cugino diretto di Gesù e che la devozione popolare lo considera da sempre il santo dei casi disperati, al pari di santa Rita detta “degli impossibili”. Pare che San Giuda Taddeo avesse avuto un ruolo non proprio secondario alle Nozze di Cana e per questo lo scrittore Luca Doninelli lo ha immaginato come l’apostolo di poche parole che si prodigava a degustare. Ma fantasie a parte, mi ha colpito, ieri sera, trovarmi a San Donato Milanese (piazzale Supercortemaggiore, 2 tel. 02 55600511) in una gelateria straordinaria, forse una delle migliori d’Italia, sicuramente la migliore, per me, provata in questo nuovo anno. E la gelateria si chiama proprio San Giuda, in onore al Taddeo e alla devozione che per lui hanno Anna e Alberto Sogaro: lui gelatiere, lei cioccolatiera di gran vaglia. Hanno aperto da una decina di giorni e ieri, in una giornata di pioggia, c’era il locale pieno di gente che assaggiava quei gusti immediati: 36, di cui 12 alla frutta e 24 creme. Io ricordo quelli al pistacchio salato, alla noce di Sorrento, al mandarino, al fior di latte (col latte di una cascina lombarda) e al cioccolato in due versioni. Ma che buono anche lo zabaione, il mandarino, l’arancio, il frutto della passione, la liquirizia (quella di Amarelli oppure lo straordinario gelato al croccantino e Rhum agricolo, allo zafferano di Lavinia e alla vaniglia. Tutti gelati di una leggerezza e di un gusto netto, fine, incisivo, vero. Esattamente come ci si aspetta dalla scuola dei gelatieri veneti, a cui Alberto si è ispirato, andando proprio alla fonte, a Zoldo, nel Bellunese, dove il gelato di faceva in maniera totalmente manuale, col metodo del raffreddamento. E lui ha voluto mantenere gran parte di questa manualità, confrontandosi con un altro grande della gelateria che è Andrea Soban di Valenza, anche lui di scuola veneta (premiato dal Golosario fra le 5 migliori gelaterie d’Italia del 2011). Ora, in questo momento mi trovo di fronte a un caso raro di artigiano rispetto al quale non nutro paure di smentita se dico che è un grande da conoscere. E dunque, se volete fare un’esperienza nuova andate a San Donato (non è lontano dal Crown Plaza che si vede dall’autostrada): presto si sentirà parlare di lui. 

Ma brava è anche Anna che divide in due la gelateria, con le sue praline e i suoi cremini esposti a una luce che ne esalta di colori. A me è stato dato il privilegio di aver assaggiato praline ai gusti di cremino ai 3 cioccolati, cannella, fondente oro cru (favolose), frutti di bosco, anice stellato, tè verde (delicatissima), basilico (che bella invenzione di freschezza), arancia candita (commovente), frutti di bosco, liquirizia, menta, caffè. Ma poi fa anche una crema di nocciole spettacolare, i gianduiotti e gli scrocchiadenti di pistacchio al fondente 73%, e altro ancora, pescando nelle materie prime usate anche i gelateria oppure selezionati da quei campioni di bravura che sono quelli dell’Agrimontana di Borgo San Dalmazzo.
Il nome esatto del loro negozio lucente, aperto dal mattino alle 11 fino alle 23 della sera, sette giorni su sette è:
SAN GIUDA GELATO CIOCCOLATO FRUTTA E YOGURT giacchè fanno anche yogurt con una fermentiera e macedonie di frutta fresca. Alla fine dei miei assaggi, avrei voluto ricominciare, ma era l’ora di partire. Quando in auto ho cominciato a pensare alla loro storia di passione per le cose buone e anche a San Giuda (Taddeo vuol dire “dolce”, pensa un po’) mi si è accesa una lampadina: ma uno dei rari posti dove è venerato è Valenza! Già proprio dove lavora il gelatiere con il quale si sono confrontati. Ho chiamato subito Alberto e glielo detto; poi ho chiamato Luca Doninelli per rassicurarlo: siamo sulla strada giusta, era proprio lui l’apostolo delle cose buone.

I commenti dei lettori